domenica 27 marzo 2022

Come pubblicare gratuitamente su Amazon Kindle Direct Publishing (KDP)

Questo articolo nasce dalla richiesta di una lettrice di questo blog, che mi ha chiesto di illustrare, avendolo già fatto per due dei miei romanzi brevi, le modalità di pubblicazione sulla piattaforma KDP di Amazon.

Ci tengo a sottolineare che non sono affatto un’esperta, e quanto vi apprestate a leggere è frutto della mia personale esperienza.

La pagina di accesso la trovate al seguente link: https://kdp.amazon.com/it_IT/, dove dovrete registrarvi e fornire una serie di indicazione necessarie per usufruire del servizio, comprese coordinate bancarie, che permetteranno ad Amazon di accreditarvi le royalties.


Una volta completata la registrazione, cliccate sul link Libreria posto in alto e poi selezionate il tipo di libro che volete pubblicare:

Quindi inserite negli appositi campi la lingua, il titolo del libro, l’eventualmente sottotitolo, la serie o collana se presenti, il numero edizione se non si tratta della prima edizione e l’autore, la descrizione del libro nell’apposito campo di testo, specificate i diritti di pubblicazione dell’opera mettendo il segno di spunta sull’opzione possiedo i diritti di copyright e i diritti di pubblicazione necessari o questa è un’opera di dominio pubblico, infine inserite le parole chiave che descrivano il contenuto della pubblicazione nel campo le tue parole chiave.

La scelta della categoria è facilitata da un apposito menù a tendina, che permette la scelta fino a due categorie.

Infine, specificate se il libro è rivolto o meno a un pubblico di soli adulti (per i cartacei) o le fasce di età e livello scolastico (per l’e-book).

A questo punto premete il pulsante salva e continua e si aprirà un nuovo modulo.

Se per l’e-book il codice ISBN è facoltativo, per il libro cartaceo cartaceo è obbligatorio. Se lo possedete, inseritelo, altrimenti KDP ve ne offre uno gratuito. In questo caso però potrete fruirne solo sulla piattaforma KDP di Amazon, precludendovi la pubblicazione del vostro libro su altre piattaforme:


A questo punto, per il cartaceo, vi verranno chieste alcune informazioni in merito alle vostre preferenze fisiche del libro, quali dimensione finale del libro, tipo di copertina, colore della carta.

Se i passaggi finora sono stati semplici, immediati e intuitivi, un po’ più di problemi lo potranno creare il caricamento del testo e della copertina. Soprattutto per quest’ultima, essendoci margini grafici e risoluzioni non così semplici da capire per i non addetti ai lavori. Bisogna pertanto armarsi di pazienza e provare (altrimenti rivolgersi a un professionista).

Il lavoro è sempre salvabile e può essere comodamente ripreso anche in seguito. Pertanto, ci si può prendere tutto il tempo necessario per ottenere un buon risultato prima di pubblicare il libro. Sarà comunque sempre possibile modificare i parametri anche dopo la pubblicazione, ma personalmente consiglio di pubblicare solo quando si è perfettamente convinti e soddisfatti del prodotto finale, altrimenti si rischia di perdere lettori e credibilità.

A ogni modo una volta caricati il testo e la copertina ci sono le anteprime per valutare il lavoro fatto e correre ai ripari se non si è soddisfatti, riformattando il testo, aggiustando i paragrafi, sistemando la grafica. Per il cartaceo poi, c’è la possibilità di richiedere una prova di stampa. Il servizio è a pagamento, ma il costo è esiguo e ritengo siano soldi ben spesi perché solo con il volume in mano ci si rende conto dell’effettivo risultato delle nostre scelte (banalmente la copertina lucida o opaca fanno una gran differenza nel libro cartaceo). La copia così acquistata presenta una striscia sulla copertina che lo rende inutilizzabile per altri usi. Esistono però le copie autore, a un prezzo inferiore a quello di copertina.


Spero che queste mie brevi indicazioni possono esservi utili!

Fatemi sapere come vi siete trovati e quali sono state le difficoltà maggiori che avete riscontrato.


lunedì 7 febbraio 2022

Quanto deve essere paziente lo scrittore


Stai scrivendo un nuovo romanzo?

È una domanda che ultimamente mi sento porre spesso.

E la risposta è sì.

Anzi ne ho uno pronto e ne sto scrivendo un altro.

La verità è che il lettore ignora quanto tempo ci voglia, non tanto a scrivere un romanzo (anche se io sono particolarmente lenta a farlo), ma quanto tempo ci vuole perché venga pubblicato.

Se si decide di rivolgersi a un editore, bisogna selezionare il potenziale editore, studiandone il sito per verificare che il proprio romanzo rientri nella loro linea editoriale. Poi, una volta mandato il dattiloscritto, inizia una lunga estenuante attesa. Gli editori ci mettono dai quattro mesi in su per valutare il testo e all’autore non rimane che aspettare. Aspettare una risposta che nella maggior parte dei casi non arriva, perché l’editore si farà vivo solo se interessato alla pubblicazione del romanzo.

Quindi niente lettere di rifiuto. Solo una lunga vana attesa.

Ecco, io mi trovo in questa fase: nella lunga (vana?) attesa.

E anche davanti a una proposta editoriale l’attesa non è finita, perché una volta firmato il contratto si parla di altri mesi d’attesa. Nell’ultimo contratto che firmato il tempo previsto per la pubblicazione era di sei mesi, ma sembra che dopo la pandemia i tempi siano lievitati. 

Se si decide per la pubblicazione in self i tempi sono un po’ più brevi, ma comunque mai immediati (se si vuole fare un buon lavoro). Indipendentemente dal fatto che si voglia fare tutto da soli o si voglia rivolgersi a professionisti, bisogna correggere il testo, editarlo, realizzare la copertina, decidere il formato del libro, impaginare il testo, e infine caricarlo sulle piattaforme. Tutti passi che richiedono tempo.

domenica 30 gennaio 2022

Meni e il violino magico


Si narra che tanto tempo fa, in Val Pesarina si aggirasse un omuncolo vestito con un cappello a cilindro verde e un frac rosso e che si portasse sempre appresso un violino. Si narra, anche, che il violino fosse magico e che facesse ballare chiunque ne udisse le note. Si trattava dello Sbilf chiamato Omenut.

Un giorno un fabbro di Pesariis, Meni, noto anche come violinista delle feste paesane, si era recato nel bosco a raccogliere legna e trovò, sotto un abete un bel violino. Forse piccolino per la sua stazza da fabbro, ma di fattura così curata, che il fabbro non dubitò che si trattasse di un violino molto pregiato. Si osservò attorno e, non scorgendo nessuno, raccolse il violino e lo adagiò nella gerla che aveva sulle spalle.

Giunto a casa, si accomodò sulla panchina accanto al portone e provò lo strumento e ne uscì una melodia soave. Nessuno dei suoi violini riusciva a produrre una musicalità tale.

Le donne di passaggio si fermarono al suono del violino e improvvisarono un ballo. Il tempo passò veloce senza che nessuno se ne rendesse conto. Alle donne si unirono presto i bambini, accorsi per cercare le madri ritardatarie, e poi anche gli uomini al rientro dal lavoro. Si fece presto notte, ma Meni continuava a suonare estasiato per la musicalità dello strumento e appagato dal ballo improvvisato.

La notizia giunse all’orecchio del prete, che volle accertarsi di persona. Cadde anche lui nel sortilegio e cominciò a ballare e ballare senza sosta, finendo dentro un cespuglio di rovi. Le spine non furono un deterrente sufficiente per far smettere di ballare: il povero curato continuò la sua danza incurante delle spine che gli laceravano la pelle.

La sera si fece notte e la notizia si diffuse per la vallata, finché non arrivò all’orecchio del comandante dei carabinieri, che si premurò di tapparsi le orecchie prima di intervenire.

Meni fu arrestato per stregoneria e, condotto davanti al giudice, fu condannato all’impiccagione. Allora Meni chiese di poter esprimere un ultimo desiderio, come si soleva accordare a ogni condannato a morte. Chiese di poter suonare per l’ultima volta, subito prima dell’esecuzione, il suo amato violino, così da poter trovare il riposo eterno con la sua musica nelle orecchie. Non si era mai negato un ultimo desiderio a un condannato a morte e così il giudice acconsentì.

Sin dalle prime note suonate dal violino, tutti i presenti si misero a ballare: giudice, boia, guardie e il pubblico accorso all’esecuzione.

Quando le note del violino si dileguarono e i presenti si ridestarono dall’incantesimo, si accorsero che Meni era fuggito. Di lui non si seppe più nulla.

Da allora anche l’Omenut non fu più visto in Val Pesarina.

domenica 2 gennaio 2022

2021: un anno di libri


Eccoci con il primo post dell'anno sui libri letti l'anno precedente. Ormai è diventato un appuntamento fisso.

Ho prediletto gli autori italiani e come al solito i libri cartacei (in formato e-book, quest'anno, ne ho letti solo due). 
Autrici e autori si contendono metà elenco a testa, mentre i saggi sono un po' più del solito e, devo ammetterlo, sono tra le mie letture preferite. 
Molti sono i libri che parlano di libri: il mio tema preferito, indipendentemente dal genere.
  1. La casa di Parigi, Elizabeth Bowen;
  2. Agata Est e il Mostro di Udine, Elena Commessatti;
  3. La signora degli scrittori, Sally Granson;
  4. Storytelling for creators, Andrea Famulo e Andrea Giovanni Spinelli;
  5. Il grande libro della scrittura, Marco Franzoso;
  6. La lupa, Giovanni Verga - Senso e Macchia grigia, Camillo Boito (raccolta di racconti);
  7. Tilly e i segreti dei libri, Anna James;
  8. Le magnifiche sorti e progressive, Umberto Eco;
  9. Sono uno scrittore giapponese, Dany Laferriere;
  10. Memorie di un libraio, George Orwell;
  11. Pericoli di un viaggio nel tempo, Joyce Carol Oats;
  12. Una mummia nell'armadio, H. Joking;
  13. Il libraio di Venezia, Giovanni Montanaro;
  14. Maschi e Murmski, Chiara Bongiovanni;
  15. I racconti del libraio, Martin Lathan;
  16. Luce nella notte, Ilaria Tuti;
  17. Cose spiegate bene - A proposito di libri;
  18. Horrorstor, Grady Hendrix;
  19. La libreria dei piccoli segreti, Corinne Savarese;
  20. I segreti di Casa turquesa, Ornella Albanese;
  21. Le quattro stagioni del giallo, Lucia Galliani e Guido Saletti;
  22. Gli occhi gialli dei coccodrilli, Katherine Pancol;
  23. La biblioteca di mezzanotte, Matt Haig;
  24. Come si scrive un giallo, Patricia Highsmith;
  25. La letteratura inesistente, Sara Gavioli;
  26. La vedova Van Gogh, Camillo Sanchez;
  27. Il quaderno delle parole perdute, Pip Willians;
  28. I fantasmi, Andrea Camilleri;
  29. L'uomo dei sogni reali, AA.VV;
  30. Racconti di Natale, Angela Catalini;
  31. Regali di Natale, Andrea Camilleri;
  32. Niente, Janne Teller.
Cosa ne pensate di questo elenco?
E il vostro com'è, simile o si discosta dal mio?


I libri degli anni scorsi:

mercoledì 10 novembre 2021

È autunno


Il profumo della legna che arde nel focolare

L'odore acre dei primi camini accesi

L'odore dell’umidità e delle foglie secche distese a terra come una gialla coperta

L'ultimo raggio di sole è un dono che ravviva e regala colori più sfacciati

Le foglie si tingono degli intensi nostalgici tramonti estivi

Biancheggiano in lontananza le cime montuose

L'aria si fa pungente ma non è fredda

Profumi e colori

È autunno. 

domenica 31 ottobre 2021

Appartamento vista cimitero

Era rimasto bloccato per tre ore in autostrada per un incidente, e poi l’ingresso in città era stato anche più congestionato. Insomma, quando arrivò al suo nuovo appartamento era notte fonda.

Ma perché non era partito la mattina presto, invece di cedere alle insistenze della madre?

«Ti prego Filippo, rimani a pranzo prima di partire. Chissà quando tornerai a trovarci!»

Sua madre l’aveva presa male quando gli aveva detto che si sarebbe trasferito.

«Ma dovevi accettare un lavoro così lontano da casa?»

La verità era che aveva inviato centinaia di mail con il proprio curriculum e dopo un po’, esasperato, aveva smesso di informarsi a quale ditta li inviava. L’unica società che gli aveva offerto un lavoro si trovava a quasi cinquecento chilometri dal suo paese. Il colloquio era andato molto bene e la paga, per un primo impiego, era di tutto rispetto. Gli avevano dato una settimana per iniziare e, in fretta e furia, aveva dovuto trovarsi un posto dove stare.

Il suo nuovo appartamento si trovava in periferia, in una zona tranquilla ma lugubre. Il palazzo era strato costruito vicino a un cimitero. In compenso l’affitto era molto basso.

L’edificio era immerso nel silenzio più assoluto e i suoi passi echeggiavano per tutta l’altezza del vano scale.

Cercando di fare meno rumore possibile, portò al primo piano solo gli scatoloni strettamente necessari per affrontare la prima notte; il resto lo avrebbe scaricato il giorno successivo. Era molto tardi e doveva andare subito a dormire se l’indomani voleva essere lucido e attivo al suo primo giorno di lavoro. E poi, ogni volta che passava davanti al portone della portinaia, aveva paura che lo sentisse e non voleva che pensasse subito male di lui, etichettandolo come un giovane scapestrato, senza nemmeno conoscerlo.

Anche l’appartamento vuoto echeggiava; l’unico arredamento presente era quello della cucina e una rete con il materasso in camera. Con i soldi risparmiati sull’affitto, si sarebbe presto comprato qualche arredo.

C’era un terribile odore di chiuso.

Filippo poggiò il primo scatolone nell’ingresso, lasciò cadere le chiavi a terra e corse a spalancare la finestra, dalla quale entrava la luce della luna piena. Si affacciò. La finestra dava proprio sul cimitero. Storse la bocca e poi stringendosi nelle spalle uscì per prendere un altro scatolone. Non aveva certo paura dei cimiteri e non lo disturbava avere dei morti come vicini di casa. Magari in previsione di qualche visita femminile, avrebbe acquistato un paio di tendoni pesanti; bastava non aprire la finestra per non urtare la delicata sensibilità delle fanciulle.

Lasciò la porta di casa aperta. Non c’era ancora nulla da rubare in casa e sarebbe stato più agevole entrare con lo scatolone ingombrante contenente la biancheria da letto.

Appena varcata la soglia, una gelida folata di vento proveniente dalla finestra spinse il portone, che si chiuse un tonfo. Filippo ritornò sui suoi passi, ma si rese presto conto di essere rimasto chiuso fuori di casa: il portone nella parte esterna aveva solo un pomello, mentre le chiavi erano rimaste dentro sul pavimento.

Fece un giro su sé stesso e si spettinò i capelli con la mano destra, mentre la sinistra era ancorata sul fianco.

Pensa.

Ancora un giro su sé stesso.

“È tardi. E se non voglio dormire in macchina devo trovare una soluzione.”

Ovviamente chiamare un fabbro a quell’ora era fuori discussione.

Svegliare la portiera per chiedere se per caso avesse una chiave?

Pessima idea svegliare in piena notte una persona sconosciuta e insinuare che avesse copia delle chiavi degli appartamenti di altre persone.

La finestra!

Ma certo, la finestra era aperta. L’appartamento era al primo piano, forse sarebbe riuscito ad arrampicarsi fino ad essa ed entrare.

Scese di corsa le due rampe e si precipitò verso il retro dell’edificio. Il muro del cimitero terminava sulla parte di destra dell’immobile. Filippo si rese conto che per accedere al retro doveva entrare nel cimitero. Percorse la cinta fino a raggiungere l’imponente cancello di accesso. Imponente e sbarrato.

Era molto buio, la luna piena era coperta da una grossa nuvola nera. Con l’aiuto della torcia presente nel cellulare osservò il cancello e notò sufficienti traverse per arrampicarsi e scavalcare il cancello. Ripose il cellulare nella tasca posteriore dei pantaloni, dove lo teneva sempre, e cominciò la sua difficoltosa salita. Non vedendo, doveva tentare di trovare il giusto appoggio con il piede prima di poggiarlo e passare al successivo. Arrivò in cima senza fiato. Mentre portava piede e gamba destra sull’altro lato del cancello, una punta sagomata gli si conficcò nel fianco. Con un gesto istintivo si strattonò lateralmente. Sentì la maglietta lacerarsi, mentre un dolore penetrante al fianco gli tolse il fiato per un paio di secondi.

Imprecò.

Si era ferito e sentiva il sangue scorrere.

Imprecò ancora.

In bilico afferrò il cellulare per valutare la discesa. Poteva saltare. Sotto c’era solo un selciato ghiaioso. Si diede una spinta per cadere più avanti possibile, per evitare ogni altro contatto con il cancello.

Nella cauta, il cellulare si sfilò dalla tasca dei pantaloni e precipitò un momento prima del ragazzo, che fatalmente cadde con il piede sul display del telefono. Maledicendo la sfortuna, raccolse il cellulare sperando di non aver fatto troppi danni. Seppure con il display ridotto a una ragnatela, si accendeva ancora, ma presto si rese conto che la torcia era fuori uso.

La serata non poteva andare peggio di così.

Con l’aiuto della fioca luce del display avanzò nel cimitero.

Non aveva mai avuto paura di cimiteri e morti, né si era mai impressionato nel sentire storie di fantasmi. Prima di allora, però, non era mai entrato di notte in un buio cimitero.

Il vento soffiava freddo tra le tombe. Filippo sentì corrergli un brivido lungo la schiena. Colpa del vento sulla ferita, si disse.

Avanzava a tentoni. Vedeva pochissimo e la fioca luce del cellulare distorceva le tombe lì intorno.

“Ma perché non ho messo le chiavi in tasca?” si condannò, continuando a imprecare contro la sfortunata serie di eventi di quella lunga notte.

Complici la stanchezza, la ferita, l’assenza di luce e il luogo lugubre, Filippo si sentiva sempre più nervoso e agitato.

Intravvide la finestra. Purtroppo, la parete fino alla sua finestra era completamente liscia. Non vedeva nessun appiglio. O forse non lo vedeva perché era troppo buio per vedere altro se non sagome scure. Lì accanto, alte quasi fino alla finestra, c’erano delle piante incolte di ligustro, i cui gracili rami erano inutili. Al primo tentativo di arrampicata si spezzarono, anche se rafforzati da copiosa edera.

Sentì un fruscio alle sue spalle.

Si voltò di scatto, puntando la luce bluastra del telefonino. Non c’era niente. Forse un rivolo di vento aveva smosso le foglie delle piante sulle tombe o forse un gatto che passava indifferente.

Poi sorrise. “Mi sto facendo suggestionare! Se lo sapessero Tommaso e gli altri… sai le risate!”

Un velo di malinconia lo avvolse. Chissà quando avrebbe rivisto la sua gang.

Si riconcentrò sul suo problema. Si guardò intorno e vide dei ceri accesi sulle tombe. Decise di usarli. Ripose il cellulare e prese un cero per mano. Sentiva freddo, ma peggio di tutto si sentiva osservato. Non vedeva l’ora di riuscire a rientrare in casa. Quella situazione stava diventando assurda. Si dava dello sciocco per la paura che lo stava prendendo. Nulla valeva ripetersi che in cimitero ci sono solo persone morte e che sono più pericolosi i vivi dei morti.

Intravvide, vicino ad una tomba di famiglia, una scala.

Finalmente una buona notizia.

Si precipitò verso la scala, incurante di quanto lo circondava e senza prestare attenzione a dove mettesse i piedi. Si sentì trattenere la caviglia, come se qualcuno gliel’avesse afferrata e rovinò a terra. Puntò un cero verso il piede. Era semplicemente inciampato su una tomba.

Nella caduta aveva perso uno dei ceri, ma decise di non perdere altro tempo e concludere quanto prima quell’assurda situazione. Dolorante si rimise in piedi e riprese la sua strada verso la scala della salvezza. Ma si sentì tirare per la maglietta, o per quello che ne era rimasta. Si sentì ghiacciare il sangue nelle vene. Possibile che ci fosse davvero un’entità che lo volesse trattenere in quel luogo?

Scacciò il pensiero. Si voltò e notò che la maglietta si era incastrata nell’arabesco di una tomba particolarmente elaborata. La strappò via furioso, finendo di lacerarla. Afferrò la scala e con passo deciso si diresse verso il muro e la finestra del suo appartamento.

Era arrabbiato con il fato e con sé stesso che si lasciava soggiogare da quel luogo infausto. Era certo che non avrebbe mai più messo piede in un cimitero con l’animo sereno come un tempo e di sicuro non ci avrebbe più messo piede di notte.

Il vento gli fischiava tra le orecchie, come una voce lamentosa. Gli scorse ancora un brivido lungo la schiena, ma si concentrò sulla scala: la sua salvezza.

La scala non era molto alta, ma sufficiente per permettergli di raggiunge la finestra e la salvezza da quella notte terrificante. Con le mani intirizzite dal freddo e dall’agitazione sistemò la scala e ne constatò la solidità, in mezzo alle piante di ligustro. Sollevato e speranzoso cominciò a salire la scala. Al secondo piolo si sentì ancora una volta afferrare da una presenza misteriosa. Qualcosa gli stava attorcigliando le caviglie. Certo che si trattasse ancora una volta di una pianta si piegò verso il basso per liberarsi, ma si fermò a metà strada. Attorno al polpaccio c’era una mano ossuta.

Cacciò un urlo che echeggiò nella notte silenziosa e poi perse l’equilibrio. Precipitando dalla scala, sentì una voce lugubre mormorare: «Resta con noi!»

E poi ancora, come un coro che circondava l’intero cimitero: «Resta con noi!»

Furono le ultime cose che sentì. Cadendo sbatté la testa su un sasso e morì sul colpo. Lo trovarono il giorno dopo il guardiano del cimitero e la vedova Florio con l’edera dei ligustri attorcigliata nella gamba.

sabato 2 ottobre 2021

A proposito di ambientazioni nei romance


Tempo fa una editor nelle sue tue storie di Instagram disse che i romance debbano essere ambientati all'estero, in grandi città, e i personaggi debbano avere nomi anglofoni, per essere più universali.

Questa affermazione mi ha colpito, tanto che ci sto ancora pensando.
Forse ha ragione. Ma personalmente credo che se tutti gli scrittori si adagiassero a questa idea non nascerebbe mai nulla di nuovo e originale. 

Ho appena scritto un romance che volutamente controverte questa teoria. Il romanzo è ambientato in una piccola area geografica, la Carnia, area a nord-ovest del FriuliVeneziaGiulia. Una zona montana molto bella, perché incontaminata e quasi selvaggia e, ahimè, poco popolata (o forse proprio in questo sta la sua bellezza immacolata?) che soffre di un inesorabile spopolamento e abbandono. Ecco, qui una coraggiosa ragazza, tra mille dubbi e paure, apre un'insolita libreria in uno stàvolo*. E non lo fa all'interno di un centro abitato, lo aprirà molto più fuori in una zona isolata. E qui troverà l'amore, eccetera eccetera, come vuole proprio il genere romance.
Non mi illudo di aver scritto il romanzo del secolo, non sono una grande scrittrice, ma se a farlo fosse una penna degna di questo nome (frase fatta, trita e ritrita 😅) sono certa che ne verrebbe fuori qualcosa di veramente buono e rivoluzionario.

Credo che noi scrittori italiani dovremmo essere orgogliosi del nostro Paese e dimostrare che il sogno americano potrebbe anche diventare il sogno italiano.
Vorrei che si credesse di più in questa nostra Italia.
In fondo Camilleri lo ha fatto con i suoi gialli e la sua Sicilia, e sogno che altri scrittori lo facciano con altre aree geografiche e altri generi. Magari con romance ambientati in montagna!

Voi che ne pensate? Li leggereste romance ambientati in Italia e in luoghi meno alla moda?
 


*(fabbricato rurale tipico della zona, costruito in sassi e legno, dove fino uno a in paio di generazioni fa venivano allocate le bestie al piano inferiore e il fieno per l'inverno al piano superiore)

📸 Il disegno che vedete in fotografia è la stampa della Mappa Parlante®️ realizzata di radiomagia.org
   
  

sabato 22 maggio 2021

Parliamo di... acquisto libri!

Voi come li scegliete?

L'unico metodo che seguo io è... l'istinto!

Davvero, non ho un metodo: a volte mi attira la copertina, altre il titolo, altre volte ancora mi sembra che sia il libro stesso a scegliere me. Dopo averlo preso in mano leggo la quarta, lo sfoglio, lo annuso (e non scherzo, mi capita di farlo veramente!). Non mi pongo limiti di genere, sono molto curiosa e amo sperimentare però quando trovo un autore che mi piace, ne cerco tutti i libri.

Dove li acquisto?

Preferisco la libreria, dove amo perdermi, sfiorare i dorsi dei volumi, guardare le novità, curiosare tra le proposte del libraio e scovare case editrici o romanzieri poco noto o che semplicemente io non conoscevo ancora.

Purtroppo le librerie distano parecchi chilometri da casa mia faccio anche molti acquisti on-line. Anche per questi libri uso la tecnica-non tecnica dell'istinto, che funziona quasi sempre; di solito le delusioni arrivano per quei romanzi che ho selezionato cedendo alle lusinghe di certe recensioni, anche se non mi convincevano fino in fondo.

sabato 2 gennaio 2021

2020: un anno di libri

Immagine by MisticArtDesign (Pixabay License)

Eccoci giunti all'annuale appuntamento che riassume le letture dell'anno precedente.

Ho rispolverato qualche classico, ma anche cercato di leggere nomi non così noti e poi ci sono alcuni saggi.  Insomma, come al solito un po' di tutto, tra i quali ci sono state piacevoli scoperte ma anche grosse delusioni.

Quest'anno ho letto qualche e-book in più, e più corposi di quello che mi concedevo gli anni scorsi. In realtà si è trattato di una necessità, dovuta al momento storico che stiamo vivendo: sono stata in isolamento totale per un mese intero (ahimè purtroppo lontana da casa e dalle mie amate sbilf) e non avendo libri sotto mano ne ho scaricato alcuni sul cellulare (lettura scomoda, ma nemmeno questo è riuscito a fermare la lettrice che è in me!). Approfitto per ringraziare quelle case editrici che questa primavera, rendendosi conto della situazione, hanno concesso la lettura gratuita di alcuni romanzi dal loro catalogo. È stata l'opportunità di conoscere una talentuosissima autrice, che chissà quando avrei incontrato.

Sono felice di constatare che la maggior parte delle mie letture si sono fermate in Italia, che in fatto di scrittori non ha nulla da invidiare alle altre nazioni. Oltre il settanta per cento sono poi penne femminili.

  1. La rilegatrice di abiti, Sibilla Pinocchio;
  2. La vita segreta degli scrittori, Guillame Musso;
  3. La libreria del tempo andato, Amy Meyerson;
  4. Luna nuova, Ettore Perozzi;
  5. Il bordo vertiginoso delle cose, Gianrico Carofiglio;
  6. Ninfa dormiente, Ilaria Tuti;
  7. Il gatto che aggiustava i cuori, Rachel Wells;
  8. C'è un cadavere in biblioteca, Aghata Christie;
  9. Il pranzo di Babette, Karen Blixen;
  10. Il club dei suicidi, Robert Louis Stevenson;
  11. Il cavaliere irlandese, Juliene Osborne-McKnight;
  12. L'annusatrice di libri, Desy Icardi;
  13. Una finestra sul lago, Andrea Vitali;
  14. Se non avessi più te, Loredana Falcone e Laura Costantini;
  15. Questione di Costanza, Alessia Gazzola;
  16. Una salita per amore, Stefania P. Nosnan;
  17. Un colore tira l'altro, Michel Pastoureau;
  18. Self-publishing - Il mestiere dell'autoeditore, Rita Carla Francesca Monticelli;
  19. Amore, Karma e altri garbugli, Fabiana Redivo;
  20. Emergere in Italia, Eleonora Marsella;
  21. La lunga vita di Marianna Ucrìa, Dacia Maraini;
  22. La ragazza con la macchina da scrivere, Desy Icardi;
  23. La prima frase è sempre la più difficile, Wislawa Szymborska;
  24. Fiori di roccia, Ilaria Tuti;
  25. Voglio fare la scrittrice, Paola Zannoner;
  26. La biblioteca di Parigi, Janet Skeslien Charles;
  27. Il museo delle promesse infrante, Elizabeth Buchan;
  28. Come leggere uno scrittore, John Freeman;
  29. Donne che leggono libri proibiti, Lisi Harrison;
  30. La penna d'oro, Carlo Sgorlon;
  31. Il fantasma del lettore passato, Desy Icardi;
  32. Il libro è quella cosa, Nicola Gardini;
  33. Risvolti di copertina, Cristina Taglietti.
E ora ditemi, cosa ne pensate? Abbiamo letture in comune? Avete qualche autore da consigliarmi?


Se vi è piaciuta questa lista, forse vi piaceranno anche quelle degli anni scorsi:


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lunedì 28 settembre 2020

Prima di tutto lettrice

Il consiglio più ricorrente che un autore emergente si sente dare è quello di leggere molto.

Un consiglio che condivido.

La lingua lingua italiana si allena anche a orecchio. Quante volte ci è capitato di correggere una frase che rileggendola ci sembrava stonata, pur non ricordando la relativa regola grammaticale?

Questo lo possiamo fare perché allenati dalla lettura. 

Per me la lettura è soprattutto un piacere, credo sia abbastanza evidente, e infatti, prima di sentirmi una scrittrice, mi considero una lettrice. Ho sempre letto molto, sin da bambina. Se posso stare giorni senza scrivere, non passa invece un giorno senza che legga almeno una pagina.

Non a caso lo spazio social dove mi trovate più attiva è Instagram, profilo che dedico soprattutto al mio amore per i libri e dove parlo delle mie letture: lo faccio come se stessi chiacchierano con gli amici, senza la presunzione di postare recensioni (ci sono profili che lo fanno in maniera molto professionale, con risultati eccellenti). Con questo stesso spirito mi è capitato di suggerire, in un gruppo Facebook, alcuni libri che mi sono piaciuti in modo particolare, tanto che i miei consigli mi hanno portata ad essere ospite del blog di Babette Brown. Curiosi di conoscere i titoli che ho proposto?

E allora date un'occhiata a questi due articoli:

I consigli dei lettori: di tutto un po'

- I consigli dei lettori: Sara Benatti  e Angelique Gagliolo