domenica 5 aprile 2015

3#UnMotivoPerLeggere - Impari sempre qualcosa di nuovo

Lo sanno bene gli studenti, che per imparare, leggono ogni giorno i loro testi scolastici. A volte dei veri e propri libroni pesanti come mattoni. Ma non serve leggere libroni grossi e noiosi per imparare qualcosa. 
Anche il libro apparentemente più banale, quello d'intrattenimento, che leggiamo in riva al mare, ci permette di imparare qualcosa.
Per prima cosa ci aiuta a rinfrescare quei termini che, se anche ne conosciamo il significato, non usiamo nel nostro linguaggio quotidiano. A volte capita di imbatterci in un termine noto, ma usato in un'eccezione insolita. Oppure si possono incontrare termini che proprio non conosciamo.
Leggendo libri di autori locali mi è capitato di trovarvi brevi estratti dove si parlava di leggende che non conoscevo, apprendendo così miti della mia terra poco noti e invogliandomi a saperne di più.
Allo stesso modo capita (e se ci fate caso, più spesso di quanto normalmente di pensi) di imbattersi, durante la lettura di un romanzo, nella spiegazione dettagliata di un oggetto e del suo uso o nella descrizione di un evento storico realmente accaduto. Ma anche la musica, l'arte e le scienze possono fare da contorno ad una storia.
Insomma, il mondo è talmente ricco e variegato, che in ogni articolo o libro che ci accingiamo a leggere c'è la possibilità di imbattersi in qualcosa che non si conosceva prima o di approfondire tematiche di cui sappiamo solo poche nozioni accennate.
E voi, cosa avete inaspettatamente imparato durante una vostra lettura?

martedì 31 marzo 2015

#ioleggodifferente


In Italia si legge poco. E quei pochi leggono sempre gli stessi. E' un fatto. Questione di visibilità, di ben orchestrate campagne marketing, di un monopolio editoriale conclamato. Difficile convincere un non lettore ad appassionarsi alle pagine scritte o allo schermo di un e-reader, lo sappiamo. Ma è altrettanto difficile far sì che un lettore forte, di quelli che leggono più di un libro al mese, scopra un panorama narrativo diverso da quello che gli viene proposto sugli scaffali delle grandi librerie di catena. Ed è per raggiungere quel lettore che nasce ‪#‎ioleggodifferente‬.

Differente non vuol dire migliore, vuol dire diverso. Ci sono molti autori validi, pubblicati da case editrici piccole e indipendenti, che non riescono materialmente a raggiungere i lettori. Manca la distribuzione, manca la pubblicità, manca la volontà, anche, di andare “a caccia” di qualcosa di diverso, di un nome nuovo, di storie inconsuete. 
#ioleggodifferente nasce per favorire l’incontro tra scritture poco conosciute e lettori. 
#ioleggodifferente è su twitter: https://twitter.com/leggodifferente 
e su Facebook con la pagina https://www.facebook.com/ioleggodifferente
#ioleggodifferente è su instagram, su pinterest, su google+
#ioleggodifferente è una rete di blog che da sempre si interessano di scrittori e scritture differenti.
#ioleggodifferente sarà un sito (di prossima pubblicazione) 
#ioleggodifferente è, soprattutto, voglia di agire adesso. Quindi gli autori che aderiscono al progetto mettono a disposizione una copia di un loro libro. Uno stralcio verrà pubblicato sul sito. Chi vorrà lo leggerà e lo commenterà. L’autore, a proprio insindacabile giudizio, regalerà a un lettore/commentatore la copia del libro. Il lettore riceverà il libro e ne documenterà l’arrivo con una foto che verrà pubblicata sul sito, sui blog e su tutti i social coinvolti. Il lettore leggerà il libro, lo commenterà (a proprio insindacabile giudizio), poi sceglierà un altro lettore cui passarlo. E la procedura riprenderà in una catena di lettura/passaparola che può allargarsi ai librai che vorranno partecipare, mettendo in vetrina uno o più libri DIFFERENTi consigliandoli ai propri clienti (con l’indispensabile complicità degli editori coinvolti).

domenica 29 marzo 2015

2#UnMotivoPerLeggere - Il segnalibro

Quando leggo, una cosa che non mi può proprio mancare è il segnalibro. Non importa come sia fatto, basta anche un fogliettino ripiegato su sé stesso, l'importante è che non debba sprecare minuti preziosi alla ricerca della pagina, tempo che dedico più volentieri alla lettura.
È indubbio, però che ci sono segnalibri davvero belli o altri ai quali siamo particolarmente affezionati. Si passa dai classici segnalibro in cartone o metallo dalla forma rettangolare alle più moderne creazioni dalle forme a volte improbabili, costruiti con materiali poveri o anche preziosi, quasi fossero gioielli.
Ci sono poi quelli che non sono nati per adempiere a questo scopo, ma che si sono adattati benissimo. Penso per esempio alle cartoline (che sono a rischio di estinzione come i panda) e tra questi le più preziose sono quelle di un amore lontano o la prima in assoluto che ci ha inviato nostro figlio.
Per i più creativi c'è anche la possibilità di realizzarselo da soli e non solo il veloce cartoncino dipinto a mano (e ritornando agli affetti personali: quello colorato dal bambino per il genitore!), ma anche progetti più impegnativi e d'impatto realizzati con bastoncini, origami, cartapesta. Ma vogliamo mettere la soddisfazione?! Sennò possiamo anche farcelo realizzare da qualche amico speciale.
Insomma, con tanta varietà, come non possederne uno? Ma se non lo si usa è inutile... bisogna leggere!

martedì 24 marzo 2015

Cosa vuole leggere il lettore nel tuo blog

Il blog è un ottimo strumento in mano allo scrittore per farsi conoscere, se si sa come usarlo. Perché anche con il blog bisogna attrarre il lettore e per farlo bisogna creare contenuti interessanti. Ma la questione è: quali contenuti?
Alcuni colleghi scrittori si rivolgono ad un target di altri scrittori, con suggerimenti o consigli sulla scrittura e tutto quanto le è correlato. E alcuni lo fanno davvero bene.
Il fatto è che questa platea è limitata: si rivolgono solo a quei lettori che sono anche scrittori, escludendo il lettore comune.
Una persona che ama leggere, ma che non aspira a scrivere, non arriverà mai su un blog del genere e non conoscerà il suo autore né, di conseguenza, i suoi romanzi.

A me piacerebbe rivolgermi, invece, al lettore comune (anche perché non ho sufficienza esperienza né strumenti conoscitivi per insegnare a scrivere agli altri).
Mi sono quindi chiesta da lettrice: cosa mi piacerebbe leggere in un blog di uno scrittore?
Mi piacerebbe sapere come nascono le idee che stanno dietro al suo racconto, quanto tempo ci mette a scrivere un romanzo, quali sono i suoi progetti, quali sono le sue difficoltà, cosa invece gli viene facile, perché scrive.
Insomma, mi piacerebbe conoscere "lo scrittore" (senza entrare nella sfera prettamente personale, che sinceramente non mi interessa).

A questo punto, però mi si ripropone la domanda iniziale: ma se nessuno mi conosce, come può venire sul mio blog per approfondire la mia conoscenza?

E voi cosa cercate nel blog di uno scrittore?

domenica 22 marzo 2015

1#UnMotivoPerLeggere - Viaggi in mondi lontani

I viaggi possono essere fisici o mentali. Per i primi bisogna spostarsi fisicamente da un luogo all’altro, a piedi, in bicicletta, in macchina, in treno, in aereo o con la nave, e spesso servono anche molti soldi. Per i secondi basta un buon libro e si può andare lontano in pochi minuti senza limiti e senza i problemi legati ai viaggi fisici (bagagli, ritardi dei mezzi, stanchezza fisica, ecc.).
Attraverso le parole scritte, siano esse di un romanzo, di un saggio o un reportage, si viene catapultati in mondi nuovi, magici, insoliti oppure rivivere luoghi che si erano già visitati e i cui ricordi erano archiviati nel nostro cervello. Mai capitato di leggere un romanzo ambientato in un posto visto tanti anni prima ed esclamare “Ah! Già!” e poi rivivere quel viaggio quasi dimenticato, ripercorrendone le stesse emozioni?Altri luoghi, invece, dove non siete mai stata prima potrebbero diventarvi familiari grazie alle parole del romanziere.
Un vantaggio indiscusso è che puoi intraprendere un viaggio ogni volta che vuoi, anche se non hai ferie o soldi. Puoi pure intraprendere viaggi in luoghi pericoloso, spaventosi o terrificanti, senza però rischiare la tua incolumità.Per i luoghi immaginari, poi, non c’è limite.
E non sono viaggi passivi, non dovete subire ciò che vi viene propinato, come accadrebbe con la tv, perché solo la lettura innesca quei meccanismi mentali che rendono ogni singola lettura unica: ogni panorama, ogni oggetto, ogni persona che lo scrittore descrive, viene interpretato ed elaborato dalla mente in modo differente da ciascun lettore. Per ogni pagina descrittiva ci sono infinità di luoghi possibili. Anche lo stesso lettore, a distanza di tempo, rileggendo quelle stesse parole le rivede in modo differente.
Allora, che dite, vi va di fare un bel viaggio?
Bene, prendete un buon libro, accomodatevi in poltrona e… buon viaggio! 

domenica 15 marzo 2015

0#UnMotivoPerLeggere

Si sa, noi italiani leggiamo poco. Non lo so se perché non ci è stato insegnato da bambini, se perché siamo distratti da altre cose o se perché, come afferma qualcuno, in libreria scarseggia la qualità. Forse un po’ di tutto ciò e altre motivazioni, tra le quali un po’ di ignoranza.
Eppure leggere è un’attività molto piacevole, travolgente e variegata. E un recente episodio personale mi ha convinta che c’è un lettore in ognuno di noi, basta trovare la leva giusta per farlo uscire.
Un non-lettore convinto, a me molto vicino, improvvisamente si è trovato, vuoi per noia, vuoi perché consigliato da qualcuno, vuoi perché mosso da curiosità, con un libro in mano. All’inizio è stato un contatto timido e un po’ impacciato, ma improvvisamente in questo non-lettore è scattato qualcosa e ha iniziato a leggere prima uno, poi due, poi tre libri, provandoci gusto e piacere, tanto da farsi regalare libri per Natale e, un mese dopo, all’età di sessantacinque anni, tesserarsi presso la biblioteca comunale!
Ecco, dopo questa esperienza, ho deciso di inaugurare il primo appuntamento fisso di questo blog, postando ogni domenica una motivazione per leggere: potrebbe essere la sua molla!

E allora, appuntamento a domenica!

martedì 3 marzo 2015

Prima della pubblicazione

I giorni precedenti all'uscita del proprio libro sono molto probabilmente i giorni più entusiasmanti per uno scrittore. Dopo aver passato mesi (anni?) a scrivere la propria opera, cercato editori e sopportato delusioni e rifiuti ecco che finalmente un editore bussa alla porta. E lo scrittore è felice, molto felice, ma c'è pur sempre un qualcosa che lo frena: mi stanno proponendo un buon contratto? Posso ottenere di più? Ho troppa fretta? E se poi mi arrivasse una proposta migliore?
Ma poi, dopo due, tre giri di correzioni di bozze, quando ormai è tutto visto e valutato e l'editore gli propone il testo definitivo e l'immagine di copertina, così come sarà il suo libro in libreria, quello è davvero un momento magico. Lì per un po' lo scrittore vede realizzato il suo sogno e si rende conto che forse non ha scritto solo per sé.  E diciamolo, un po' gli luccicano gli occhi. È il suo momento! Perché è in quella fase in cui i dubbi sul contratto sono già passati e il libro non è ancora uscito per cui non c'è ancora del tutto la paura del dopo, dei giudizi negativi o vendite scarse.

mercoledì 11 febbraio 2015

La scrittrice abita qui

Una delle mie passioni sono le case. Mi piace sfogliare riviste di settore e guardare programmi di arredamento e di ristrutturazioni e, se ne ho la possibilità, non esito a sbirciare dalle finestre dei miei vicini: non per vedere cosa stiano facendo, ma per vedere com’è arredata la loro casa. Sono una specie di voyeur dell’arredamento. In fondo una casa è un po’ lo specchio dei suoi abitanti, una manifestazione del loro modo di essere, delle loro passioni, della loro vita. Credo che questa mia passione per l’osservazione degli interni non sia molto lontana della mia passione per la scrittura. Anche attraverso la scrittura si osservano le persone, le loro reazioni, i loro sentimenti.
Casa mia, ad esempio, è un po’ rustica e un po’ moderna, in continua trasformazione. Ogni volta che vengono gli amici a trovarci c’è una cosa nuova da guardare: un nuovo mobile, una nuova sistemazione, un nuovo colore, un angolo trasformato.  E poi ci sono libri un po’ ovunque, non sono solo relegati all’interno della biblioteca (seppur piuttosto grande per una normale abitazione di piccole dimensioni). La definizione che amo di più per casa mia è: vissuta. Non c’è niente di statico, spesso in disordine, in continuo divenire; le cose non saranno mai in ordine, ben esposte, come in un museo. Mi piace anche ornarla a seconda delle stagioni e dell’umore. E mi piace pensare di essere un po’ così anch’io: in continua evoluzione, alla ricerca di qualcosa di nuovo e piena di vitalità.

Che ne dite, rispecchia un po’ l'idea che vi siete fatti della scrittrice che c'è in me?

domenica 1 febbraio 2015

Cosa spaventa la scrittrice

Alcuni mesi fa ho iniziato a scrivere un nuovo romanzo. Ci ho dedicato tempo: prima ho pensato alla storia e al suo sviluppo, mi sono immaginata i personaggi principali e le loro relazioni; poi ho fatto ricerche, leggendo alcuni manuali, per verificare se quello che mi accingevo a scrivere fosse coerente; infine ho iniziato a scrivere (la parte più divertente). Ho scritto diverse pagine.
Improvvisamente mio marito mi chiede di cosa stessi scrivendo.
Di solito sono piuttosto restia a parlare di quello che sto scrivendo finché non arrivo quasi alla conclusione: mi capita di cambiare la trama in corso d’opera, perché mi accorgo che le cose non combaciano o perché un personaggio cambia ruolo all’interno della storia o altro (non c’è limite a quello che può avvenire all’interno di un mio scritto finché non è concluso). Di solito, quando mi formulano questa domanda tendo a non rispondere o al massimo rimango molto sul vago. Fatto sta che a mio marito, il mio confidente per eccellenza, ho risposto dicendogli quali fossero le mie intenzioni.
La sua risposta è stata sconfortante quanto la domanda inattesa: «Che storia banale. Sempre la stessa cosa trita e ritrita.»
Ho provato a controbattere, balbettando che non è la storia che deve essere per forza originale è il modo in cui la si espone. Ma da allora non ho più scritto nemmeno una parola di quel romanzo. La mia paura più grande come scrittrice è quella di essere banale e di suscitare noia ed indifferenza nel lettore. Non ho saputo affrontare la sfida di completare il mio romanzo e di dimostrare che una storia banale può essere invece interessantissima perché scritta con toni nuovi e in modo inconsueto. Lo spauracchio della banalità ha avuto il sopravvento.

E a voi, cosa spaventa di più come scrittori?
E a voi lettori, invece, è capitato di leggere una trama già nota, ma scritta così bene da rapirvi e portarvi fino alla fine del romanzo?

sabato 3 gennaio 2015

Come cercare una casa editrice


Ci sono colleghi scrittori che dichiarano di inviare mille manoscritti ad altrettante case editrici.

Ritengo che questo dispendio di energia possa essere usufruito a beneficio di una più obiettiva ricerca della casa editrice che pubblicherà il proprio manoscritto, permettendo anche un notevole risparmio economico.
Premesso che il numero mi sembra un po' esagerato, ma quanto costa anche solo l'invio di centinaia di manoscritti?! Tra carta e inchiostro per la stampa, la rilegatura, le buste e i francobolli volano migliaia di euro! E spesso senza nemmeno ottenere una risposta positiva!
Sicuramente è più produttivo svolgere una selezione preventiva.

La prima cosa da fare è guardare il sito della casa editrice. Si trovano molte informazioni utili, come per esempio il catalogo delle pubblicazioni: essenziale per capire il genere trattato. È inutile, infatti, inviare la propria opera se il genere trattato da quell'editore non ha proprio nulla a che vedere con quello che abbiamo scritto. Un editore di fantasy non pubblicherà mai una commedia romantica.
Di norma sulle pagine web ci sono anche le indicazioni su come inviare il manoscritto.
Alcune case editrici prevedono anche l'invio in formato elettronico, tramite e-mail o attraverso appositi moduli informatici. Un paio di click e tanti soldi risparmiati!
Altri editori, invece, comunicano chiaramente che non valuteranno nuove opere per un certo periodo di tempo, e che quelle che arriveranno in redazione verranno, senza eccezione alcuna cestinate. Qualcuno penserà: «E allora? Io ci provo comunque, non si sa mai!». Non si sa mai che un dipendente che avuto l'ordine tassativo di buttare tutti i manoscritti decida di leggersi comunque il tuo? O forse speri che il tuo dattiloscritto attragga magneticamente l'editore, magari perché hai usato un carattere molto accattivante? Vabbé che siamo scrittori e la fantasia non ci manca, ma a volte è meglio vivere con i piedi per terra.
A questo punto abbiamo già fatto una bella scrematura e risparmiato un sacco di soldi.
Ma si può andare oltre.
Personalmente preferisco non inviare niente alle grosse case editrici. È vero che se una di queste ti pubblicasse, faresti il botto! Ma è anche vero che le probabilità che questo accada sono molto inferiori rispetto ad un editore più piccolo. È capitato spesso che le piccole case editrici abbiano lanciato talenti. Ritengo che i colossi prediligano la ricerca di nuovi autori tra quelli che hanno già superato una prima selezione, così le cose illeggibili sono già scartate a priori!  
Un'altra valutazione che merita di essere presa in considerazione nella ricerca dell'editore è la sede di quet'ultimo. Nell'eventualità di una pubblicazione con un editore più vicino a casa propria renderà più facile i contatti e la promozione. Un piccolo editore promuoverà prima di tutto nella propria regione e in quelle limitrofe. Nel proprio territorio lo scrittore ha più possibilità di essere letto da conoscenti e compaesani. E poi, se troviamo un editore vicino, non dovremmo fare centinaia di chilometri per promuovere il libro in minuscole librerie di provincia, magari per non vendere nemmeno una copia!

Che ne dite, sono metodi di selezione validi?
Sono curiosa di conoscere come vi muovete voi alla ricerca di un editore.

Per approfondire:
- Come scegliere l'editore giusto di Lucia Donati;
- Cercare un editore: la tecnica 
il 01.02.2015