sabato 16 novembre 2013

UN COVO DI VIPERE di Andrea Camilleri


Per me Camilleri è sinonimo di estate, sarà l'uso dl siciliano, lingua di mare ed esotica per me che vivo al nord Italia, sarà che i polizieschi non sono molto impegnativi e si prestano molto bene ad essere letti in riva al mare. E anche questo libro non ha fato eccezione: l'ho letto quando ero in vacanza il mese di luglio.
In questa puntata (tanto per citare anche la serie televisiva, che non sego) il commissario Montalbano si trova a dover risolvere l'omicidio del ragioniere Cosimo Barletta, che si rivelerà uno sciupa-femmine e un ricattatore. Ma Montalbano dovrà trovare due assassini, perché sin dalle prime pagine si scoprirà che l'uomo era stato ucciso due volte: prima il veleno, poi un colpo di pistola.
La particolarità di questo romanzo è che Camilleri sfiora (e accentuo: sfiora) un tema importante, che si rivelerà solo alla fine.


mercoledì 23 ottobre 2013

Un libro per Halloween

Il mercatino dell’usato che si teneva una volta al mese era la scusa per prenderci una giornata lontana dai problemi quotidiani e per ritrovarci da sole a parlare e, a volte, spettegolare. Non mancava mai nessuna all’appuntamento, anche se ci sentivamo al telefono molto spesso e altrettanto spesso ci trovavamo a bere un caffè o a fare shopping un pomeriggio; ma solo quella era l’occasione per ritrovarci sempre tutte insieme, come quando giocavamo da bambine: Sofia, Rossanna, Carolina, Giulia e io. Niente mariti, amanti o figli. E non si trattava di una mattinata di shopping tra amiche, perché solo raramente una di noi acquistava davvero qualcosa. Era una semplice scusa per stare insieme come ai vecchi tempi e per parlare, scherzare, sfogarci, come quando eravamo bambine. Un modo per rinnovare la nostra amicizia tutte insieme.
Quel giorno notai un vecchio libro, che attirò la mia attenzione. Era piuttosto malconcio e sulla copertina che un tempo doveva essere stata rossa era raffigurato una specie di demone, che invece di incutermi quel briciolo di paura che tutti i demoni provocano, anche solo a vederli raffigurati, mi ispirò una specie di simpatia. Mi fermai, arrestando i discorsi delle mie amiche, lo presi in mano e lo sfogliai.
«Ma che schifezza!» Mi apostrofò Giulia.
«Lo trovo carino! A quanto lo vende?»
«Dieci euro.»
«Ma non vorrai mica prenderlo?» Insistette Giulia.
«Ma sarebbe un bel soprammobile per la mia festa di Halloween!»
«In effetti per Halloween è proprio indicato!» Mi sostenne Carolina, con una voce divertita.
«Però con dieci euro ti compri qualcosa di più bello… Non ti sembra un po’ caro per essere un brutto libraccio vecchio?» Commentò Rossanna. «Sono certa che in soffitta ho dei libri vecchi e malconci, se proprio ti servono per addobbare la festa di Halloween.»
«Guardi, glielo posso dare per cinque…» Ci interruppe il venditore.
«Ma dai Rossanna, così macabri non ne hai di sicuro!»
«Ma è così kitch!» Commentò Giulia schifata. «Prendi qualcos’altro, dai!» E cercò di allontanarmi dalla bancarella.
«No, per me è perfetto. Cinque euro, ha detto?» E porsi al signore un banconota da cinque euro, trattenendo il libro con l’altra mano.
«Io non te lo porto. Mi fa senso…» Proseguì Giulia, accennando un muso imbronciato.
La discussione sul libro continuò davanti a una tazza di caffè. Sofia e Carolina lo ritenevano il pezzo macabro per eccellenza, ideale per la mia festa, il punto di attrazione, Rossanna seppure non ammettendolo lo trovava in qualche modo affascinante, visto che lo prese in mano per sfogliarlo, e alla fine concluse che forse, in effetti, in soffitta non avrebbe trovato nulla di così gotico. Solo Giulia continuava a ribadire che era una cosa inguadabile e in qualche modo sembrava temerlo.
Come previsto la festa fu un vero successo. Modestamente le mie feste lo erano sempre: non per nulla le mie amiche mi chiedevano sempre aiuto per feste ed eventi in genere. Il libro, poi, fu un vero successo! Gli avevo riservato un bel posto d’onore sulla tavola centrale, dove avevo raccolto oggetti macabri di ogni tipo, mescolati ad alcolici serviti in ciotole lugubri ed improbabili e a manicaretti raffiguranti dita smozzate, bare, fantasmi, zucche, streghe e ogni classico personaggio della festa di Halloween. Ovviamente non avevo trascurato nemmeno il resto della sala, addobbata a dovere con ragnatele, teschi, pipistrelli e candele. Avevo perfino acceso il caminetto. La taverna si prestava molto bene ad essere addobbata per ogni tipo di occasione. Avevamo fatto molto bene a costruirla, merito di mio marito che l’aveva fortemente voluta per le rimpatriate con gli amici chiassosi. L’atmosfera era perfetta e i liquori sortivano il loro effetto. Tutti sembravano divertirsi. Ad un certo punto il libro iniziò a girare di mano in mano, perché, mi resi conto, anche se un po’ annebbiata dai fumi dell’alcool, che non solo le immagini ivi raffigurate erano perfette per la serata a tema, ma anche le parole scritte in una strana lingua sembravano ricordare un vecchio libro di incantesimi. Fu un vero spasso vedere amici vari atteggiarsi a streghe e stregoni. SoloGiulia non lo prese mai in mano, anche se sembrava comunque divertirsi.
In effetti, la mia fu una festa indimenticabile, ma non per la motivazione che speravo.
Non so se fu colpa del troppo alcool o della soggezione subita dal tema, oppure da entrambe le cose, miste a un po’ di superstizione che ognuno di noi ha in fondo al cuore, ma ad un certo punto sembrò che il libro si fosse impossessato di noi e la stanza mi sembrò diventare gelida e buia. I miei amici cominciarono ad avere un comportamentoeccessivamente lascivo e sul loro volto, al posto del sorriso di chi si diverte, si stampò un ghigno diabolico. Stefano, il marito di Rossanna, mi afferrò per un braccio e mi tirò a sé, assestandomi un violento bacio sulle labbra, lì davanti a lei che non disse niente, ma anzi sembrò quasi approvare. Anche mio marito non si mostrò minimamente infastidito dal comportamenti di Stefano, anche se non lo aveva mai sopportato. Allora mi divincolai e scappai in una angolo. Passando accanto ai miei invitati, mi sembrò quasi volessero trattenermi in quel agglomerato di corpi, che non avevano più niente di umano. La testa mi girava.
Avevo decisamente bevuto troppo.
Ad un tratto mi mancò l’aria e mi accasciai a terra spaventata. Spaventata da quello che stavo vedendo attorno a me, e dalla mancanza di certezza. Avevo le allucinazioni, perché vedevo demoni aggirarsi dovunque. Li distinguevo a mala pena, perché la stanza si faceva sempre più scura e fredda.
Due braccia mi sollevarono e mi sentii abbracciare con calore. Era Giulia.
«Mi sa che ho bevuto troppo…» Mi giustificai imbarazzata, ma la mia amica continuava a guardarmi con occhi preoccupati. Gli altri, invece continuavano a ridere e scherzare, con le loro facce demoniache, senza prestare la minima attenzione al mio malessere, ma anzi godendone.
D’improvviso mi sembrò che Giulia venisse circondata da una luce bianca, che rischiarò tutto intorno, attirando gli sguardi dei miei diabolici amici, che dimostrarono non apprezzare quella novità, lanciando in coro un urlo sovrumano.
Giulia corse da Sofia, che stava leggendo rapita un passo del libro e glielo strappò dalle mani, scaraventandolo nel caminetto acceso. Sofia cercò di afferrarlo, ma si scottò la mano e si ritrasse emettendo un suono sibillino. Il volume prese subito fuoco e in pochi secondi si polverizzò.
Giulia mi guardò negli occhi con sguardo rassicurante. Mi accasciai su un divano libero e mi addormentai.
Quando mi svegliai, la festa stava tranquillamente proseguendo. Accanto a me c’era mio marito.
«Tesoro. Ti eri addormentata… Hai bevuto un po’ troppo stasera… Lo sai che non sopporti l’alcool!» Disse con un tono un po’ preoccupato. «Anche se la tua grappetta alla zucca non è niente male!» Proseguì con tono scherzo, porgendomi una tazza di caffè nero.
Solo allora mi resi conto che accanto a me c’era anche Giulia, che mi teneva per mano.
«Come ti senti?»
«Meglio grazie. Ha ragione Daniele, ho davvero bevuto troppo. Ho fatto un terribile incubo…»
«Sst!» Mi zittì Giulia, appoggiandomi delicatamente la mano sulle labbra. «Certe cose è meglio dimenticarle.»

Mi guardai in giro. Il libro sembrava sparito. Non si trovava né sul tavolo né in qualche mano. Sicuramente lo aveva preso qualcuno, per portarselo a casa, ma non indagai più a fondo: l’altra ipotesi era davvero peggiore. Ma in fondo al mio cuore sapevo di avere accanto a me il mio angelo custode.

sabato 21 settembre 2013

Scrittore esordiente: come promuoversi

Mettiamo che riusciamo a pubblicare il nostro romanzo. Come facciamo ad emergere, farci conoscere, insomma, a promuoverci?
Uno spunto ce lo dà Pennablu. Ma non sono del tutto d'accordo con Daniele Imperi.
Basta davvero aprire e curare un blog?
Sulle motivazioni che mi hanno spinto ad aprire il mio e del suo scarso successo ne ho già parlato nel post Un blog mai decollato. In seguito ho ideato un progetto che mi permettesse di rilanciarlo e mi aiutasse nel contempo ad allenarmi come scrittrice. Però non l'ho mai attuato, non per paura di mettermi in gioco, ma perché non sono del tutto convinta che ne valga la pena. Insomma, sono una scrittrice e scrivo: qualcosa la pubblico qui, altro (tanto) rimane nel cassetto.
Cosa se ne fa un potenziale lettore di un blog di scrittura?
Questo tipo di blog serve, forse, ai colleghi scrittori, ma il lettore medio non cerca di certo esperimenti letterari, discorsi sulla scrittura, ecc. Stesso discorso vale per i forum di scrittura (a cui, tra l'altro, partecipo più o meno assiduamente). Sono sempre ambienti di nicchia, frequentati da altri scrittori, ma non da lettori (sul fatto che chi scrive spesso non legge, si potrebbe aprire un intero capitolo).
E allora, come arrivare al lettore?
Non lo so, altrimenti ci sarei già riuscita, ma di certo non bisogna chiudersi in sé, ma osare proporsi. Bisogna far circolare il proprio nome. 
Come?
Ho provato liberando dei manoscritti. Di essi non ho più saputo nulla, ma chi li ha raccolti ha letto almeno il titolo, il mio nome e sfogliato le pagine. Spero anche che abbia letto i racconti e che gli siano piaciuti. In questo modo, questo casuale lettore avrà incontrato per fato o destino una giovane scrittrice e forse in un prossimo futuro si ricorderà di quel nome incontrando (speriamo!) una sua pubblicazione in libreria.
Ho anche provato regalando la mia fiaba Storia di un piccolo pezzo di filo ad amici e conoscenti con bambini piccoli. Non li ho costretti a leggere per forza la mia opera, come di solito facciamo noi scrittori emergenti, assillandoli per ottenere un giudizio, con tutti gli imbarazzi del caso. Semplicemente ho fatto una gentilezza, facendo un piccolo dono insolito a un bambino. Non ho chiesto nulla in cambio, mai un parere. E i genitori, se lo hanno ritenuto, lo hanno letto ai loro figli, senza alcun impegno. I commenti sono arrivati da soli e so che la storia è passata anche di mano. Ora queste persone sanno che scrivo e, chissà, magari un giorno incontrandomi anche in libreria acquisteranno il mio libro.
Insomma, d'ora in poi cercherò di lasciare piccole tracce del mio operato, con la speranza che il mio nome circoli e mi permetta di conquistare una certa notorietà.
Il blog? Non ho intenzione di chiuderlo, anche se non ha trovato ancora la sua strada. Non escludo neanche il progetto di cui parlavo in premessa, ma di certo la sua finalità non è, come detto, quella di promuovermi verso il lettore, al massimo mi servirà come palestra d'allenamento.

martedì 10 settembre 2013

LA LETTURA VELOCE E CREATIVA di Maurizio Barbarisi

Come mai in libreria si trovano decine di manuali che insegnano a scrivere, mentre sono quasi assenti quelli che ci insegnano a leggere? Perché sentiamo la necessità di imparare a scrivere bene e in modo creativo, ma non quella di migliorare la nostra tecnica di lettura?
Ci sono domande simili alla base di questo manuale di Barbarisi (autore tra l'altro del blog Briciolanellatte) che ci guida a riscoprire il piacere della lettura, insegnandoci a farlo in modo veloce e aiutandoci a tratte il massimo da quello che leggiamo. Non trascura nessun aspetto: dai motivi per cui leggiamo alla scelta del libro, dai luoghi dove è preferibile farlo alla lettura ad alta voce, dalla storia della lettura alla rilettura, passando per il potenziamento della memoria, sfiorando le ultime novità su questo magico mondo, come la biblioterapia, la lettura on line e il bookcrossing.
Un libro che merita essere letto (!) e diffuso.
Cosa aggiunge di più? BUONA LETTURA!

venerdì 16 agosto 2013

VIAGGI E VIAGGETTI di Sandro Veronesi

Era da tanto tempo che non mi capitava di essere attratta come da una calamita da un libro, come è successo con questo. Scelto molto frettolosamente in libreria, con l'intera famiglia al seguito, non ho resistito neanche due chilometri in macchina che ho subito incominciato a leggerlo (nonostante, anche, il mal di testa che mi attanagliava dal mattino). Così due giorni di lettura bulimica, incurante della bambine attorno a me e la lettura è già terminata. Ora mi dispiace un po', perché so che il prossimo libro che leggerò non mi darà minimamente le stesse emozioni che mi ha dato la lettura di questo.
Veronesi scrive davvero bene, ti coinvolge e non ti annoia mai. Attraverso le sue parole percorriamo mezzo mondo e non ci perdiamo mai in visite banali, da guida turistica omologata.
Sempre con la valigia in mano, per lavoro o per puro svago, e la penna nell'altra, Veronesi ci porta per città eterne e nature incontaminate, passando per ristoranti, caffè e librerie (!).
Viaggi non sempre reali, ma se non ce lo avesse onestamente confessato lo scrittore in persona, probabilmente molti non se ne sarebbero accorti.
Un libro che da la carica e ti fa venire voglia di preparare subito la valigia!

mercoledì 14 agosto 2013

LA VOCE DEL CUORE di Patrizia Pavoni

Questo volumetto lo ha scritto una collega di lavoro, che ho conosciuto da pochi mesi. Può sembrare un'incredibile coincidenza: facciamo lo stesso lavoro, per il quale abbiamo le stesse idee e lo stesso modo di pensare, e ci accomuna la passione per la scrittura.
Il libricino ha una bellissima grafica, sia per la copertina sia per l'impaginazione, ma ahimè non ha riscontrato il mio gusto. Si tratta di una mini-guida introspettiva, che spinge ad ascoltare la voce del proprio cuore e ad agire di conseguenza, lasciandoci guidare dalle emozioni.
Le argomentazioni però sono un po' flebili.

mercoledì 7 agosto 2013

FIABA - Storia di un piccolo pezzo di filo

C’era una volta un povero pezzo di filo, solo ed abbandonato, destinato ad essere buttato nel cestino dei rifiuti, perché troppo piccolo per essere utilizzato. Era il pezzo avanzato da una matassina di filo rosso, usato per realizzare un bel abito da sera.
Solo e sconsolato, decise di abbandonare la scatola del cucito dove viveva, per andare incontro al suo inevitabile destino. Attese che la scatola venisse aperta e approfittò di una folata di vento che passò di lì e, saltandole sul dorso, volò via. Quando anche il soffio di vento si stancò, il piccolo filo rosso si adagiò dolcemente sul pavimento. Lì incontrò in ago sottile, che gli chiese come mai era così triste.
«Sono così piccolo che nessuno mi vuole. Non servo a niente e mi sento tanto solo!» Rispose in lacrime.
«Suvvia!» Lo spronò l’ago. «Ti faccio io compagnia!» E così dicendo lo invitò ad infilarsi nella sua cruna.
Il piccolo filo rosso ricominciò a sorridere, aveva finalmente trovato un amico che gli facesse compagnia. Insieme rotolarono in giro, senza meta, alla ricerca di nuove avventure. L’ago gi raccontava delle belle stoffe sontuose che aveva incontrato durante la sua vita, ma anche di abiti malconci che aveva aiutato ad aggiustare. Il piccolo pezzo di filo sognava di poter trovare anche lui il suo posto in un vestito.
Un giorno incontrarono un bottone smarrito.
«Ciao piccolino.» Disse rivolgendosi al filo. «Hai visto che abbiamo lo stesso colore?»
Il piccolo filo sorrise. Avevano proprio lo stesso colore.
«Venite con me.» Continuò il bottone. «Stavo proprio cercando un pezzo di filo come te, per tornare nel mio posto e abbiamo bisogno del tuo amico ago per farlo...»
Fu così che il piccolo filo rosso trovò posto su una fresca camicetta di seta e, nel salutare il suo amico ago, che lo aveva aiutato ad arrivare fin lì, gli chiese se ora non si sarebbe sentito solo senza di lui.

«Non ti preoccupare per me. Mi aspettano ancora tante avventure e tanti piccoli pezzi di filo da aiutare a trovare il loro posto. Tu goditi la tua camicetta.»

lunedì 1 luglio 2013

Due notizie al volo più una

Ho già la valigia in mano e scrivo questo post al volo. Non so se dove andrò riuscirò a collegarmi all'etere. Approfitto pertanto di questo minuto per darvi due notizie veloci:
1) sul blog di Barbara Garlaschelli troverete il mio racconto in una riga "Conclusione";
2) sul blog di Daniele Imperi, invece, c'è un post nato dalle mie titubanze di blogger- scrittrice, relativamente ai blog nati come vetrina per i propri racconti.
Ah! Quasi dimenticavo: per il mio rientro dalle vacanze ho in mente un nuovo progetto per questo blog...

martedì 25 giugno 2013

Un blog mai decollato

Scrivo questo articoletto come commento al post di Daniele Imperi "Come tornare a scrivere nel blog".
Ho aperto il mio blog come palestra di scrittura, con lo scopo di trovare dei lettori, possibilmente critici. Il mio intendimento, poi, era quello di parlare delle mie esperienze di scrittrice.
Il mio blog non ha mai sfondato ed in effetti ho perso un po' di entusiasmo i miei post sono sempre più rari e anche i racconti scarseggiano... per fortuna a favore del romanzo che sto scrivendo.
Per attirare lettori e rendere più brioso questo spazio, ho provato anche ad inventarmi giochini tipo "Che libro stai leggendo?", "Inviami la foto della tua libreria" o "Prova anche tu a scrivere un racconto le cui parole iniziano tutte con la S", ma in termini di partecipazione è stata una vera e propria delusione.
Inoltre, l'esperienza come scrittrice è scarsa per cui i post non possono essere più di quelli che ho scritto fin'ora.
È vero che i blog come il mio sono un po' di nicchia, ma è anche vero che che alcuni sfondano, trovando un più che discreto seguito, come ad esempio Briciolanellatte.

lunedì 10 giugno 2013

Tutta colpa dei pregiudizio


Non sopporto più questa situazione. Mi passa perfino la voglia di uscire di casa; me ne starei tutto il giorno rintanato vicino al caminetto a sonnecchiare. Ma a volte è inevitabile e devo concedermi almeno una passeggiatina.
Fa davvero male essere considerato un iettatore.
Perfino la signora Rosy ha sobbalzato alla mia vista oggi. Con la sua vocetta stridula mi ha chiesto scusa: «Con quel passetto vellutato sbuchi all’improvviso e spaventi la gente!»
Poi, mentre mi recavo verso il parco con la speranza di incontrare casualmente Morgana, attraverso la strada sulle strisce pedonali, ma eccolo lì, il signor Coccolo, il nostro vicino di casa, che appena mi vede inchioda la sua piccola utilitaria e, ne sono certo, ha fatto gli scongiuri: l’ho visto portarsi una mano tra le gambe.
Ho fatto finta di niente, come faccio sempre, e ho proseguito il mio cammino fino al parco, dove mi sono fermato un po’ vicino a una panchina, cercando di dimenticare le reazioni che il mio passaggio suscita nelle persone. Lo avrete capito, in realtà speravo passasse la bella Morgana. Sono rimasto lì fermo per un tempo interminabile, ma di Morgana nemmeno l’ombra. Non era proprio la mia giornata e, con il morale a terra, ho ripresola strada di casa.
Come se non bastasse, fuori dal “Bar dello Sport” c’era il proprietario che sistemava l’insegna nuova, issato su una lunga scala di legno. Inevitabilmente ho dovuto passarci sotto, per non finire spiaccicato dalle macchine che sfrecciano sempre a gran velocità sulla carreggiata. Quasi il barista mi cadeva addosso; solo per un pelo si è afferrato al piolo della scala ed è riuscito a non precipitare giù. Ha cominciato a urlarmi addosso, maledicendo me e la mia natura. Come se fosse colpa mia se tutti credono che porti sfortuna! Non ho mai fatto nulla per alimentare queste credenze. E’ un’etichetta che la gene mi ha affibbiato da quando sono nato.
E così, a gambe levate sono corso a casa, per rintanarmi sulle gambe della mia padroncina: l’unica che crede, invece, che io porti fortuna, perché, dice, i gatti neri portano fortuna ai propri proprietari
Mi sorge solo un dubbio: non sarà mica una strega?