mercoledì 10 settembre 2014

Perché ho smesso di recensire libri

Ho smesso di postare le mie recensioni sempliciotte perché non rappresentavano nessun valore aggiunto, né per me che le scrivevo, né per voi lettori, che le subivate. Visto che ho la memoria piuttosto corta, mi ero imposta di scrivere qualcosa su ciascun libro che leggevo, con la convinzione che ciò mi avrebbe aiutato a ricordare meglio storia, autore e sensazioni. E con questi post avrei ottenuto anche un altro risultato: quello di implementare gli articoli del mio blog. Ma di fatto, parlare di ogni libro che leggo si è dimostrata una missione difficile: certi libri non meritano neanche la pena di essere citati, altri rivelerebbero troppo sul romanzo che sto scrivendo, altri ancora, seppure piacevoli (magari per passare un paio di ore spensierate), non sono così speciali da creare un articolo degno di questo nome. Infine, quelli che che hanno comunque trovato un loro piccolo spazio in questo mio diario virtuale non si sono rivelati di certo una bella prova di scrittura. Così ho deciso di smettere. Anche se... ho appena terminato un libro che meriterebbe proprio due righe...
Chissà?! Forse!

mercoledì 3 settembre 2014

FIABA - Alpina fata della montagna

Una fresca mattina di primavera, da una goccia di rugiada posata sul più bel fiore di alta montagna, la Stella Alpina, nacque una bellissima fatina dalla pelle bianca come la neve e dai lunghi capelli color argento. Le fu dato il nome di Alpina e fu subito affidata alle cure della fata Tatù. Fata Tatù aveva il compito di insegnarle a volare e a usare la sua magia, ma ebbe un gran daffare con la piccolina. Alpina non riusciva a stare ferma ad ascoltare cosa le spiegava fata Tatù e spesso scappava di nascosto per andare a giocare con i suoi amici insetti e volare tra i verdi prati montani assieme a api e farfalle.
Un pomeriggio si allontanò senza avvertire e andò a cercar qualche piccola amica con cui giocare, ma non trovò nessuno.
Provò a chiamare: «C’è qualcuno?»
Ma non ottenne risposta.
«Strano. Chissà come mai non c’è nessuno in giro.» Pensò.
Intenta com’era nella ricerca di compagnia, non si accorse dei grossi nuvoloni neri che si stavano avvicinando e in pochissimo tempo fu circondata da una fitta foschia, che non le permetteva di vedere più niente. Iniziò a piovere forte e il cielo cominciò a rombare di tuoni e a schiarirsi del giallo degli infuocati fulmini.
La piccola Alpina, fradicia di pioggia, trovò riparo accanto a un sasso cavo.
Quanta paura aveva!
Stava per mettersi a piangere disperata, quando sentì poco più lontano un pianto ancora più disperato.
«Dove sei?» Urlò per sovrastare il rumore del temporale.
«Sono qui!» Le rispose una giovane voce tremante.
La fatina seguì, senza vedere dove stesse andando, il pianto del piccolo disperso, fino a quando si trovò davanti a un vitellino tutto tremante per la paura.
«Mi sono perso. Non so dov’è la mia mamma. Ho tanta paura.»
«Non ti preoccupare, sono io qui con te.» E così dicendo, Alpina, che vicino al vitellino era davvero minuscola, posò la sua manina sul muso dell’animale e lo tranquillizzò. La sua calda magia lo avvolse.
Per fortuna il temporale non durò molto e, come erano venuti, i grossi nuvoloni si dispersero in fretta, lasciando il verde prato e le imponenti montagne con dei colori più vivaci del solito.
I due dispersi si sentirono chiamare in lontananza. Erano la fata Tatù, che cercava Alpina, e una mucca, in cerca del suo vitellino.
«Grazie fata Alpina per aver aiutato il mio piccolo Argo.» Disse la mucca. «Ti sono davvero grata.»
«E io sono davvero orgogliosa di te.» Aggiunse fata Tatù. «Tu sarai la fata della montagna!» Sentenziò infine.
Alpina ringraziò fata Tatù per la nuova designazione e subito volò via in cerca delle sue amiche.
«Povera me! Chissà se ho preso la decisione giusta…» Sussurrò tra sé e sé fata Tatù, mentre guardava sorridendo la briosa fatina svolazzare tra i fiori in compagnia di farfalle e api.

venerdì 29 agosto 2014

Chiuso per lavoro

In periodo estivo è deleterio stare lontano dal blog perché sovraccarichi di lavoro e non lavorare nel settore del turismo!

domenica 29 giugno 2014

Un manoscritto da revisionare

Sono giunta alla vetta! Ho finalmente terminato il mio romanzo.
Il problema è che forse la fatica non è valsa il panorama. Ho riletto tutto d'un fiato quello che ho scritto, che poi non è così tanto se penso al tempo che ci ho messo (il file con gli scarti è più lungo!). Il risultato finale non è proprio come me lo aspettavo.
Il fatto è che per avere una maggiore chiarezza devo attendere qualche mese per rileggere il manoscritto ed iniziare la revisione. Ma se il lavoro mi delude già ora, cosa ne sarà tra qualche mese? Carta straccia?
Spero che la mia reazione sia solo dovuta alla tensione accumulata che sta scemando, come quando ti sottoponi ad un esame importante. Ti prepari per mesi e poi, subito alla fine del colloquio finale crolli e ti disperi perché sei andata malissimo. Poi ti riposi e ti rendi conto che non è andata per niente male e il giudizio degli esaminatori te lo conferma.
Ad ogni modo i prossimi passi saranno: uno, dimenticarsi di quanto scritto fin'ora, sgomberare la mente e iniziare a scrivere qualcosa di nuovo; due, consegnare due manoscritti a persone di fiducia, i quali hanno il compito di controllare fatti ed eventi (il romanzo parla di eventi realmente accaduti); tre, revisione finale e solo allora deciderò se potrò cercare un editore.

venerdì 20 giugno 2014

Notte insonne

Non c'è niente di più produttivo per uno scrittore di una notte insonne. Poco importa se la mattina dopo ci si alza assonnati e pieni di mal di testa.


lunedì 2 giugno 2014

L'ultimo capitolo

Sono in dirittura d'arrivo. È da un paio di mesi che vedo il traguardo con su scritto "fine romanzo". Non è mancanza di ispirazione o di idee. Il finale ce l'ho, sin da quando ho iniziato a scrivere il romanzo. Forse è più la paura di finire qualcosa che mi ha accompagnato per tanto, tantissimo tempo, di lasciare andare la mia creatura. Un po' come avviene con i figli: si passano anni ad educarli e ad insegnare loro come cavarsela da soli, ma poi, quando arriva il momento in cui devono spiccare il volo, si fa di tutto per trattenerli.
Ecco. A me manca proprio il coraggio di mettermi seduta davanti alla pagina bianca e scrivere quell'ultimo capitolo, forse due.
Sì, perché terminare il romanzo vuol dire procedere con la fase successiva. Non tanto quella della revisione, che in fondo l'ho già iniziata, almeno per i primi capitoli, ma la ricerca di un editore. Significa mettere in piazza il mio lavoro e magari scoprire che ho lavorato molto per un prodotto mediocre che nessuno vuole. E, ammettiamolo, questa è una possibilità non tanto remota, ma tanto tanto dolorosa. Eppure un passo fondamentale per ogni scrittore.

martedì 29 aprile 2014

Il furto della collana Victoria

«Allora, cos'è successo?» Chiese il commissario arrivando sulla scena, rivolgendosi in generale a tutti gli agenti presenti. Gli si avvicinò l’agente P. «Buonasera Commissario. Hanno rubato la Collana Victoria…»
«E niente altro?» Chiese quasi meravigliato il Commissario, rendendosi conto solo allora di trovarsi alla mostra “Gioielli reali: tra lusso e storia”, per cui tutta la città era tappezzata di locandine e di attenzione mediatica.
«No signore. Ma ho parlato con il Direttore del museo,» disse indicando un omino afflitto che parlava con l’agente della sicurezza del museo, «e la collana vale parecchi milioni di euro, senza parlare del suo valore storico… Insomma, sia che venga venduto sul mercato nero delle opere d’arte, sia che venga smontato e venduto per singole gemme, il ladro si sistema per tutta la vita.»
«Cos'ha detto? Il ladro? Come fa ad essere sicuro che si tratti di una sola persona?» Il commissario conosceva bene l’agente P., non parlava mai a caso e se aveva detto “il ladro” in modo così convinto, voleva dire che a riguardo aveva qualche indizio certo. Proprio per questo sulla sua scrivania aveva pronta una lettera di raccomandazioni per la sua promozione.
«Il furto è avvenuto con una destrezza unica. Senza interrompere gli allarmi elettronici ed eludendo le videocamere. Di sicuro un contorsionista o qualcosa del genere. Assieme all'agente Z. abbiamo visionato la videocassetta di sorveglianza e abbiamo colto un’ombra che si arrampicava su questo spigolo.» E indicò uno spigolo di pochi centimetri in alto sulla parete alta di fronte la bacheca che conteneva la Collana Victoria. «Il ladro si è calato dal tetto,» proseguì, dirigendosi verso la finestra e indicando un grande cerchio tagliato nel vetro, da cui penzolava una corda da alpinista, «e poi vi è risalito arrampicandosi sulla corda. Una sola persona, perché non aveva bisogno di complici che disattivassero allarmi o lo aiutassero in alcun modo.» Sentenziò infine.
Il Commissario si affacciò alla finestra con la testa nel buco e si ritrasse di colpo: una lieve vertigine dovuta all'altezza. In cuor suo non poté non avere un guizzo di ammirazione per il ladro.
«Testimoni?»
«La guardia notturna non ha visto niente. Abbiamo fermato una ragazza, che passeggiava fuori dal museo. La sta interrogando Z., ma sembra che non abbia visto nulla. Per di qua.»
L’agente P., seguito dal Commissario, scese le scale con passo atletico fino al piano terra, dove l’agente Z. era seduto su una panca con una giovane ragazza grassoccia. La ragazza sembrava molto tranquilla e continuava a scuotere la testa. L’agente Z., non appena si accorse della presenza del Commissario, gli si avvicinò. «Buona sera Commissario.»
«’sera. La testimone?»
«Afferma di non aver visto niente… Dice di essere uscita a fare due passi nella notte, perché soffre d’insonnia…»
«Be’, se il ladro è entrato e uscito dal tetto è plausibile.» Sussurrò il Commissario. «Prenda le sue generalità e la mandi a casa. Di certo non è lei!» Aggiunse con una risatina, alludendo alla forma fisica poco atletica della giovane; i due agenti complici risposero anch’essi con una risatina.
La ragazza venne congedata e salutò con un cenno del capo in direzione del Commissario quando con passo lento e pesante uscì dal museo. I poliziotti ripresero il loro lavoro incuranti.
Una volta fuori dal museo, la giovane prese una lunga e profonda boccata d’aria. Le piaceva l’aria fresca della notte. Si fermò a guardare in alto il palazzone del museo e osservò per un istante la finestra sfregiata dal ladro.

Poi riprese con il suo passo pesante la sua passeggiata, cercando di avvilupparsi intorno al corpo il giaccone nero, che a stento si chiudeva attorno alle sue rotondità. Poi, con un sorriso si mise le mani in tasca e ne toccò il contenuto. Dopotutto il suo aspetto, che tanto la complessava, aveva i suoi vantaggi: nessuno immaginava la sua grande agilità da atleta e men che meno il Commissario poteva sospettare che le prodezze del ladro contorsionista le poteva fare un corpo come il suo. In fondo la ricompensa per tanti anni di umiliazioni e per la superficialità di tutti coloro che la giudicavano solo dall'aspetto non era solo quello economico, che le avrebbe portato la Collana Victoria, ma era lo stupore ebete che di lì a poco la scoperta dell’identità de ladro avrebbe suscitato. Ma quando ciò accadde, lei era già lontana.

mercoledì 23 aprile 2014

Esercizi di scrittura - Io non scappo

Oggi voglio mostrarvi due versioni di uno stesso racconto.
L'occasione è nata dal concorso letterario indetto da Autogrill, che unisce due mi grandi passioni: la scrittura ed il caffè. Si tratta di completare una delle cinque tracce scritte da Luciano De Crescenzo.
Così, per curiosità, ho provato: ho scelto una traccia e poi mi sono lasciata prendere dall'ispirazione. È nato, senza aver nemmeno letto le regole del concorso, il primo racconto che posto qui sotto. Poi ho scoperto, mio malgrado, che lo spazio massimo era di 600 caratteri, spazi inclusi. Mi sono intestardita e ne è venuto fuori il secondo che riporto.

Mi ero da poco trasferito nella nuova casa, e una mattina scesi per andare al bar e prendere un bel caffè. C'era un po' di gente, così aspettai qualche secondo. Appena mi sembrò che il barista fosse libero mi feci avanti…
«Un caffè liscio, per favore.»
Il barista con fare professionale mi preparò un caffè nero e fumante.
«Lei è il signore che ha comprato la vecchia casa in via D’Annunzio?»
Feci un cenno con la testa, mentre sorseggiavo il caffè.
«E…» Esitò.
«Si?»
«Be’… dicono che sia infestato dai fantasmi…»
Mi misi a ridere: «Sì, in effetti le ho sentite queste voci…»
«E non ha paura?»
Risi ancora più forte.
«I fantasmi non esistono.» Puntualizzai.
«Sarà, ma in quella casa sono sempre successe cose strane. L’ultimo proprietario se ne è andato dopo solo un mese. Di notte. È letteralmente scappato.»
Le avevo sentite tutte quelle storie. Mi ero informato bene prima di firmare il contratto, visto che il prezzo così basso mi aveva alquanto insospettito. La casa era davvero favolosa: una villetta su tre piani, due garage, due cantine, una taverna, un bel giardino non troppo piccolo ma nemmeno troppo grande e tanto tanto sole. Al suo interno, molti anni prima, si era consumata una tragedia: il marito aveva trovato la moglie a letto con l’amante e furioso di gelosia li aveva ammazzati e poi si era tolto la vita. Le voci dicevano che da allora gli spiriti dei tre fossero rimasti nella casa e che rivivessero ogni notte la loro tragedia.
«Io non scappo, tranquillo. Quant’è il caffè?»
Pagai e uscii. Non sarei mai scappato da quella casa: mi sarei presto abituato ai rumori e alle urla che sentivo di notte; iniziavano sempre alla stessa ora, alle 23.43, e terminavano a mezzanotte in punto e poi potevo dormire tranquillamente. Ora più che mai non avrei lasciato quel posto, vicino a casa c’era un bar dove facevano un caffè eccellente.

Mi ero da poco trasferito nella nuova casa, e una mattina scesi per andare al bar e prendere un bel caffè. C'era un po' di gente, così aspettai qualche secondo. Appena mi sembrò che il barista fosse libero mi feci avanti…
e ordinai un caffè nero.
«Lei è il signore che ha comprato la vecchia casa?»
Feci un cenno di sì, mentre sorseggiavo il caffè.
«Non ha paura dei fantasmi? L’ultimo proprietario è scappato la prima notte terrorizzato.»
Molti anni prima il marito aveva trovato, in quella casa, la moglie con l’amante e furioso di gelosia li aveva ammazzati e poi si era tolto la vita. Le voci dicevano che da allora gli spiriti dei tre fossero rimasti nella casa e che rivivessero ogni notte la loro tragedia.
«Io non scappo.»
Ora che avevo assaggiato quel favoloso caffè, mi sarei anche abituato ai fantasmi!

Che ne dite?
Già che ci siete, se vi è piaciuto il racconto più corto, perché non mi votate a questo link?

domenica 13 aprile 2014

8 curiosità sulla mia scrittura

Ancora una volta Daniele Imperi ispira (anche se questa volta è stato ispirato a sua volta). E così ho riflettuto sul mio mondo di scrittrice ed ecco qui otto curiosità:

1) Quando inizio a scrivere ho già l'intera storia in testa: l'inizio, il corpo e la fine.
Non mi metto a scrivere finché non ho la trama ben in mente. Ci penso per giorni, fino a quando non ho tutto chiaro e poi scrivo. A volte arrivano comunque dei punti critici, ma non insormontabili e rimangono un'eccezione; niente che mi faccia buttare pagine e pagine già scritte.

2) Spesso il racconto nasce dal finale.
Immagino un finale, per lo più a sorpresa, e poi cerco di costruirvi sopra la storia.

3) Scrivo quasi tutto con carta e penna per poi trascrivere sul computer.
E non è una questione di tempo a disposizione e spazio dove scrivere, proprio mi viene più spontaneo. Lo so che così serve più tempo, ma si vede che la mia scrittura ha bisogno di tutto questo tempo.

4) Mi capita di scrivere di notte, a letto, quando mi prede l'insonnia.
Non perché l'ispirazione mi colga d'improvviso mentre dormo, ma perché quando mi metto a scrivere qualcosa, che sia un racconto o un romanzo, ci penso e ripenso tutto il giorno e, si sa, di notte si rielabora meglio.

5) Non scrivo affatto bene: gli altri scrivono molto meglio di me!
Non ho affatto una scrittura fluida, ma anzi è spesso ripetitiva e ridondante. Molti altri scrittori, invece, non hanno di questi limiti e riescono a rievocare immagini e sensazioni con parole semplici e scorrevoli o riescono a costruire similitudini e metafore bellissime, che a me, ahimé, non sono mai passate per la mente.

6) Adoro scrivere. Altrimenti avrei abbandonato da un pezzo!
E qui mi ricollego al punto precedente, perché se non avessi una vera ed insana passione per lo scrivere, sarei proprio una pazza a soffrire così davanti al foglio!

7) Vivo nel mio mondo, fatto di azioni e problemi quotidiani che mi assorbono completamente, ma quando mi capita di notare qualcosa in quello reale, diventa subito spunto per una storia.

8) La storia devo sentirla proprio mia.
Non potrei mai inventarmi una storia così su due piedi, solo per soddisfare un tema che propone qualcun altro. È per questo che non partecipo quasi mai ai concorsi letterari: il tema può essere d'ispirazione per qualcosa che ho già dentro, altrimenti non riesco a scrivere niente di decente.


venerdì 11 aprile 2014

Le avventure di V. - Mamma mi compri tanti libri?

In libreria
Tra gli scaffali di una libreria, con una voglia irrefrenabile di impossessarsi di tutti i libri che capitavano sotto gli occhi, scorrazzavano due piccole sbilfs (folletti carnici) di anni cinque e mezzo e due e mezzo.

V: - Voglio questo... e questo... mamma, mi prendi anche questo?
R: - ...
Mamma: - Bimbe, sceglietene uno solo, quello che vi piace di più.
V: - Mamma, ti prendi quello?
Mamma: - Sì.
V: - Allora, andiamo a pagare!
Mamma: - Aspetta, che guardo ancora un po'...
V: - Ma mamma, ti compri due libri? Non è giusto: avevi detto uno solo!
Mamma: - Uno è per papà...

A casa sul divano
V: - Mamma, glielo hai dato il libro a papà?
Mamma: - No... ti ho detto una piccola bugia... Sai, ho preso due libri per me perché papà non ne ha preso nessuno...
V: - Glielo devi dare!
Mamma: - Devo proprio?
V: - Sì, devi!
Mamma: Va bene... ma sono molto triste...
V: - D'accordo mamma, tienilo, ma non diciamolo a papà!

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