lunedì 26 ottobre 2026

𝐒𝐭𝐫𝐞𝐠𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐧𝐢𝐚: tra leggende, sospetti e inquisizione


La Grispa

La strega Grispa di Cleulis era nota come uno spirito benefico: in chiesa, infatti, passava sempre la pila dell’acqua santa mentre le altre streghe non lo facevano mai.

Le streghe di Cleulis e le streghe della vicina Austria si riunivano ogni giovedì notte sul monte Cleulin e poiché le streghe di Cleulis parlavano fluentemente la lingua tedesca, scoprirono che le colleghe d’oltre confine stavano progettando una diabolica tregenda (convegno notturno di streghe, che si riuniscono per compiere riti e malefici) per impossessarsi della zona evocando spiriti maligni. 

Grispa, informata delle malevoli intenzioni, disse alle sue compaesane di non avere timore e le invitò a riunirsi, la notte del successivo giovedì, sul pianoro di Aip del monte Cleulin, dove avrebbero ricevuto ulteriori istruzioni. Puntuali, arrivarono le austriache per dare avvio alla tregenda, che svegliò gli abitanti di Cleulis con il suo frastuono dello "Jodeln" cantato attorno al fuoco e accompagnato da fisarmoniche e strumenti a percussione.

Grispa consegnò alle sue compaesane un minuscolo involucro, che conteneva incenso, pezzi di cero pasquale ed olivo benedetto, il “triangul” e le invitò a seguirla, rassicurandole che quella notte si sarebbe conclusa con il loro trionfo.

«Quando il gruppo nemico ci attaccherà, alzate la mano in cui avete l’involtino e pronunciate la formula: 'Nel nome del Padre, del Figliolo e dello Spirito Santo'» le istruì Grispa.

Verso le ventitre e trenta le streghe si librarono in aria e il gruppo austriaco le attaccò. Grispa alzò la mano dove aveva l’involtino e pronunciò la formula, imitata da tutte le altre. Il gruppo nemico, inorridito, indietreggiò verso la Creta di Timau. Ad improvviso, in cima alla montagna apparve una croce luminosa e trovarono un barilotto con una scritta in tedesco: “Gerste, Salhei, Fass”; all’interno c’era del liquido di orzo fermentato aromatizzato con salvia.

Fu così che, da quel giorno, il Monte Cleulin prese il nome di Monte Fâs.


Anna di Cercivento

Anna Morasso venne al mondo il primo gennaio 1700 a Cercivento di Sopra, in una notte piena di quella inquietudine che date così significative sanno portare con sé. Il paese, come tutta la Carnia, era sepolto dalla neve e la sua gente alle prese con l’eterna guerra per la sopravvivenza.

Anna crebbe inquieta, sentendosi stretta nelle regole di quella società chiusa e superstiziosa, dove le donne erano emarginate e cresciute sotto l'imperativo dell'ubbidienza; imparò a leggere e a scrivere e volle diventare "medisinaria" come già sua mamma e sua zia. Studiò e imparò l'arte delle erbe e del loro uso per la cura di malattie e ferite, e ne annotò i rimedi su un diario. Il confine tra il sapere popolare e il sospetto di stregoneria è molto labile tra la gente chiusa e superstiziosa del piccolo borgo montano.

Finchè un giorno venne scoperta a leggere un libro proibito, il “Cantico dei cantici”, e su di lei si scatenò la tempesta: fu scacciata da casa. Ma non si arrese e continuò a studiare per migliorare la sua arte da "medisinaria".


Giovanna da Carnia

Giovanna da Carnia fu perseguitata per stregoneria dal Sant'Uffizio veneziano tra 1587 e 1589.

A denunciarla una sua paesana, Giacoma, che testimoniò davanti al Commissario del Sant'Uffizio di Venezia, Fra Giulio da Quinzano, le parole raccontatele da un'altra donna, tale Orsetta.

Giacoma riferì che Orsetta le avrvs detto di aver visto in casa di Giovanna pentole che bollivano sul fuoco mentre recitava "superstizioni" e scongiuri, e cge gliele voleva insegnare, ma essa rifiutò. Orsetta, inoltre, le aveva riferito, che Giovanna era solita appoggiare una mano al muro, evocando cinque diavoli, quante le dita della mano, per scagliare maledizioni contro vittime ignare, che sarebbero state perseguitate per tutta la vita.

Orsetta ripetè le accuse formulate contro Giovanna anche davanti all'inquisitore Stefano Guaraldi e al nunzio apostolico a Venezia, Girolamo Matteucci.

Giovanna si difese dalle accuse, negandi con fermezza le imputazioni a suo carico.


La Filoi: la strega di Cleulis

La Filoi era una nota strega di Cleulis e si diceva cspace di orridi sortiegi nei confronti di chi si dimostrava ostile nei suoi confronti, ma anche di buone azioni verso chi era invece benevolo verso di lei. Era inoltre capace di trasformarsi in animale nell’ora magica tra la mezzanotte e l'una.

Una notte, un uomo del paese, assistette alla trasfigurazione della donna in animale. Tertorizzato si fece il segno della croce, roportando così la donna alle sue sembianze umane.

La strega si rese conto di essere stata scoperta e, con tono minacciodo, disse all'uomo: «Se menzionerai il mio nome, morirai entro l'anno. Se racconterai il fatto soltanto, senza fare il mio nome, ti spezzerai ambedue le gambe. Se racconterai il fatto senza fare il nome, ma dirai che si tratta di una donna di Cleulis, allora rimarrai vedovo.»

L'uomo emigrò in Ungheria, in cefca di lavoro, e là raccontò l'episodio della strega Filoi, senza dirne il nome, ma raccontando che era una sua paesana. Tald rivelazione gli costò cara: alcuni giorni dopo un grosso tronco gli rotolò addosso spezzandogli entrambe le gambe; impossibilitato a lavorare tientrò a casa, dove, poco tempo dopo, morì sua moglie. L'uomo fu così sconvolto da questi avvenimenti che rivelò il nome della strega solo dopo la morte della Filoi.

Un altro episodio narra che la Filoi, saputo che la sua vicina aveva appena riempito la cassapanca di farina da polenta, si recò a casa sua per chiederne una scodella. La donna si rifiutò adducendo di non averne a sufficienza, scatenando l'ira della strega, che si vendicò scagliando un maleficio sulla polenta, che si riempì di vermi.

In punto di morte la Filoi chiese che fosse chiamato il prete, il quale, pur conoscendo la rrputazione della donna, acconsentì e mai riferì ad anima viva quanto si erano detti, limitandosi ad affermare che la donna non era malvagia e che anzi, in varie occasioni, si era rifiutata di compiere delle cattive azioni ordinate dalla Lega Internazionale delle Streghe.

Durante la veglia funebre, dopo mezzanotte, arrivò un gruppo di misteriose figure vestite di nero con il viso coperto da un tulle; la gente del posto era certa si trattasse di streghe venute a omaggiarla. Ognuna di esse si avvicinò alla Filoi e la baciò in fronte salutandola nella propria lingua. Ad esse si unirono anche due ragazze vestite di bianco, con una fascia a tracolla nera e il volto coperto di tulle nero. Posero dei fiori ai piedi della Filoi e scomparvero assieme alle altre figure, si dice a commemorare la defunta sul Monte Tenchia.

Ai funerali partecipò un gran numero di persone, addolorate dalla perdita della Filoi, dimostrando quanto ella, pur essendo una strega, avesse fatto del bene nel corso della sua vita.