Sono una scrittrice esordiente. Sin da giovanissima mi sono cimentata a scrivere racconti. Qui ho trovato uno spazio dove esprimermi, dove postare i miei racconti in attesa del vostro giudizio, ma anche un luogo dove parlare di libri o semplicemente per raccontarvi della mia esperienza come scrittrice; a volte mi permetterò anche di divagare, per fermare un’idea o un momento. Ad ogni modo sarà un luogo dove imparare a scrivere e dove esercitarmi: un taglia e cuci di parole, proprio come un atelier!

venerdì 25 gennaio 2013

Scrittore: definiamolo!


Prendo spunto dai commenti al post di OBBroBBrio e cerco di dare una definizione di scrittore.
Scrittore è chiunque crei un lavoro scritto, senza distinzione tra scrittore professionista e scrittore dilettante. Personalmente credo che per essere definirsi tale, una persona debba comunque aver prodotto un certo numero di “opere”(racconti, romanzi, poesie, articoli, ecc.), anche se non pubblicate e debba dedicarsi a questa attività con una certa costanza.
Quello che distingue il professionista dal dilettante è che la scrittura per il primo rappresenta l’attività principale e gli permette di guadagnarsi da vivere con quello che produce; per il secondo, invece, la scrittura rappresenta un hobby e per mantenersi deve per forza fare un altro lavoro (a meno che non sia così ricco da non aver proprio bisogno di lavorare).
Il fatto di essere uno scrittore professionista non è sinonimo di essere un bravo scrittore; in giro è pieno di scrittori che pubblicano e vendono parecchio, i cui testi però sono piuttosto mediocri. Capita, al contrario, che esistano dilettanti che scrivono davvero bene, ma che per sfortuna o per altro, non abbiano ancora avuto la possibilità di essere notati o, peggio, pubblicati.

9 commenti:

  1. Un po' troppe leggende metropolitane in questo post. In Italia anche i professionisti in cima alle classifiche difficilmente si guadagnano da vivere solo con i romanzi; in genere insegnano, sono giornalisti o comunque hanno altri tipi di lavori (spesso comuni). Il finale poi non regge. Chi è bravo davvero è impossibile che rimanga inedito; se è bravo ha pure le idee chiare sul mondo dell'editoria (evitare sia EAP che self publishing) e prima o poi qualcuno lo nota sicuramente.

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    1. Non ho mica detto che chi è bravo non pubblica. Ho solo dato una definizione di scrittore, distinguendo il professionista dal dilettante.Sono perfettamente convinta che se uno ha talento prima o poi qualcuno glielo riconoscerà.

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    2. Non sono del tutto d'accordo con ciò che ha scritto Irene Vanni.
      C'è gente che ha ricevuto una quantità incredibile di porte sbattute in faccia da editori "seri", poi ha pubblicato in e-book e ha sfondato. Altri scrittori dal dubbio valore pubblicano i loro libri con celebri editori (potrei citarti qualche titolo ma son certo che ti sia imbattuta anche tu in obbrobri di questo tipo).
      Infine, se facciamo un paragone con la musica, ciò che è spinto dalle case discografiche in quanto commerciale è spesso pura merda, mentre gruppi che fanno musica di un certo spessore restano nell'underground e sono spesso costretti a costituire etichette indipendenti.

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    3. *volevo dire "poi si è autopubblicata in e-book"

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    4. Condivido appieno il pensiero di Alessandro C.

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  2. Ogni tanto in rete viene fuori la polemica su chi deve definirsi scrittore e mi viene da domandarmi se sia proprio così necessario dare definizioni.
    Secondo me, a prescindere dalle "etichette" e dal fatto se si guadagna o meno con la scrittura, conta di più come ci si sente dentro. Anche perché se consideriamo scrittore solo chi può permettersi di vivere con i propri romanzi pubblicati, allora il numero è proprio misero.

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    1. Mi sa che il mio post non era molto chiaro: non ho mai voluto dire che è scrittore chi pubblica e guadagna, ma solo chi scrive con una certa regolarità.

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  3. Ragionamento più che condivisibile!

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  4. Condivido quanto ha scritto @animadicarta e con la prima parte del commento di @IreneVanni. Tuttavia non sono d'accordo quando Irene dice che avere le idee chiare sul mondo dell'editoria voglia dire eliminare, a priori, il self publishing. Il self publishing è uno strumento ottimo se viene studiato a fondo. Chi vuole avvalersi del self publishing dovrebbe essere circondato da bravi editor, grafici e da un pubblico (anche se esiguo) che già segue la persona in questione. Se invece ci si avvicina al self publishing con ingenuità nella maggior parte dei casi si resterà un numero fra i numeri e nessuno se ne accorgerà se a questo si aggiunge il fatto che il lavoro di editing e grafica è stato eseguito da una sola persona, quindi dall'autore stesso, senza pareri e consigli altrui, beh allora il risultato non sarà dei migliori.

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