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domenica 22 novembre 2015

Vacanze romane senza letteratura

Quando parto per un viaggio mi piace informarmi sul luogo dove mi recherò, non solo dal punto di vista turistico, ,a anche da quello letterario. Mi piace immergermi nelle atmosfere dei luoghi che andrò a visitare. Così, per esempio, quest'estate quando sono andata in crociera nel mediterraneo orientale e ho raggiunto Istanbul, ho letto Istanbul di Orhan Pamuk e poi mi sono immersa nella lettura esotica de Il minotauro di Benjamin Tammus, gentilmente suggerito da Ivano Landi.
La settimana scorsa, dopo ben sette anni, sono tornata a Roma, meta che in passato, per molti anni, ha rappresentato una tappa annuale. Questa volta non ho ritenuta necessario immergermi precedentemente in libri d'arte o letture romane, certa di non averne bisogno, vista la conoscenza che ho della città. Mi chiedo se anche questo fatto abbia contribuito ad un soggiorno romano non molto piacevole.
Anche voi ci preparate ad affrontare un viaggio attraverso la lettura?

sabato 25 maggio 2013

LA VALIGIA DI MIO PADRE di Orham Pamuk

Ultimamente sto decisamente ricominciando a rivalutare le biblioteche, complice mia figlia di quattro anni e mezzo, che mi ci trascina ogni quindici giorni. Come ho già avuto modo di dire (qui), ritengo che le librerie siano diventate un po' troppo commerciali a discapito della qualità e così difficilmente ci trovo qualcosa di interessante. Il problema delle biblioteche è che il libro non è tuo ed io sono una bibliofila al cento per cento, per cui amo possedere anche il libro e conservarmelo.
Questo libretto l'h scovato proprio in biblioteca e vi sono raccolti tre discorsi tenuti da Pamuk in occasione del suo conferimento del Premio Nobel a Stoccolma (2006), all'Università di Oklahoma in occasione di una conferenza (2006) e in occasione del conferimento del Friendenspreis a Francoforte (2005). Lo scrittore parla del suo rapporto difficile con la scrittura, delle difficoltà che ha attraversato per diventare romanziere, di come sia diventato scrittore. Analizza la sua solitudine e la ricerca di un mondo perfetto, della propria auto-scoperta come individuo. Nel primo discorso, quello che da il titolo anche al volume, analizza la differenza tra due scrittori diversi: lui e suo padre;  lasciando sottintendere che lui è diventato famoso avendo solo la scrittura, mentre suo padre aveva una vita piena e felice, per cui la scrittura era solo un hobby.
Una lettura interessante ed illuminante e, ovviamente, questo libro lo acquisterò alla prima occasione per aggiungerlo alla mia personale collezione.