Sono una scrittrice esordiente. Sin da giovanissima mi sono cimentata a scrivere racconti. Qui ho trovato uno spazio dove esprimermi, dove postare i miei racconti in attesa del vostro giudizio, ma anche un luogo dove parlare di libri o semplicemente per raccontarvi della mia esperienza come scrittrice; a volte mi permetterò anche di divagare, per fermare un’idea o un momento. Ad ogni modo sarà un luogo dove imparare a scrivere e dove esercitarmi: un taglia e cuci di parole, proprio come un atelier!

mercoledì 25 maggio 2016

Consigli di lettura

Ripercorrevo l’elenco dei libri che ho letto l’anno scorso e mi sono resa conto che i due libri che, oltre a essermi piaciuti, mi hanno colpito di più e a cui, a distanza di mesi, penso ancora, sono stati scritti da due esordienti.
La prima è Alice Basso con il suo L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, edita da Garzanti Libri. La seconda è Angela Di Bartolo con la sua raccolta di racconti Per altri sentieri, pubblicata da Runa Editrice, che vi consiglio di leggere se siete alla ricerca di una lettura diversa dal solito.
La prima è diventata, meritatamente, un caso letterario sia perché la storia è coinvolgente, ben scritta e per certi aspetti originale, sia perché la sua casa editrice ha potuto investire soldi per il piano marketing (pubblicità, trailler, interviste, ecc.).
Diversa sorte, invece, è toccata alla Di Bartolo, che pubblicando con la Runa Editrice ha dovuto accollarsi la promozione del libro. Ho conosciuto questo volume proprio in un gruppo di (auto)promozione per voci nuove: #ioleggodifferente.
Il caso ha voluto che la Basso lavorasse già all’interno di una casa editrice, per cui già introdotta nell’ambiente, mentre la Di Bartolo dovrà faticare ancora per avvicinarsi ad una casa editrice più grossa.

Ad ogni modo, sono due letture che mi senti di consigliarvi.

giovedì 19 maggio 2016

Freni

Una volta ho letto, non so dove, che se davanti a una cartolina non sai cosa scrivere, allora non sarai mai uno scrittore. Questa affermazione mi circola in testa ogni volta che penso ad un articolo per questo blog e scarto le decine di idee che mi vengono in mente. In realtà non è che non sappia cosa scrivere. Idee, come detto, ne avrei anche molte e non sarebbe nemmeno tanto difficile trasformarle in un articoletto. Quello che me le fa scartare, invece, è la paura di essere noiosa, ripetitiva e poco originale. Prima di scrivere qualsiasi cosa mi pongo un sacco di domande e, come se ciò non bastasse a trattenermi, faccio ricerche su internet per vedere se tale argomento sia già stato trattato. Neanche a dirlo, c’è sempre qualcuno che mi ha preceduto e, in quel momento, mi sembra che non potrei aggiungere nulla di nuovo.
A volte mi sento come una macchina che procede con il freno a mano tirato. Mi rendo conto che il mio è un freno autoimposto e che basterebbe rilasciarlo per tirare fuori tutta la potenza del mio motore, ma è anche vero che la velocità spaventa perché può essere pericolosa.
A scrivere siamo davvero in tanti e per emergere bisogna essere originali.
A me personalmente piacciono molto quegli autori che quando li leggi ti rendi conto che sono riusciti a trasferire su carta quello che hai già dentro di te, ma di cui non avevi coscienza finché non le leggi. Vorrei tanto diventare, un giorno, per alcuni dei miei lettori, proprio questo tipo di scrittrice.
Come dite? Sì, è una contraddizione avere paura di scrivere di cose già note per paura di non essere sufficientemente originali e allo stesso tempo voler diventare la voce dei pensieri inespressi dei propri lettori. Ma come vi ho detto è il freno che ho tirato e che so che, prima o poi, dovrò mollare se vorrò correre veloce sulle strade letterarie.

giovedì 12 maggio 2016

Biografia: considerazioni

Avevo già affrontato l’argomento della propria biografia nel post Come scrivere la propria autobiografia, ma ora posso portare la mia esperienza diretta, non solo di lettrice, ma anche di scrittrice.
Per chi non lo sapesse la biografia che trovate sui libri la scrive direttamente lo scrittore, almeno nei casi di piccole case editrici (ma visto come funzionano le cose, mi sentirei di espandere questa affermazione anche a quelle più grandi) e che essa poi sarà utilizzata ogni qual volta qualcuno parlerà di voi, che sia un’intervista, una presentazione, un articolo. La biografia che scriverete sarà quindi il vostro biglietto da visita, per cui bisogna prestare la massima attenzione nella sua stesura.
Le biografie dovrebbe accennare a quella che è la carriera letteraria dell’autore, ma anche un breve cenno su chi esso sia come persona, quando cioè non scrive. Ad esempio se ha un altro lavoro, se ha una famiglia, dove vive, se ha degli hobbies, ecc. Sono dati che permettono di considerare l’autore una persona normale e non un guru da ammirare da lontano, ma spesso queste informazioni sono davvero utili per capire le scelte letterarie che troveremo all’interno del libro, oppure, se si tratta di saggi, per capire quanto l’autore sia preparato in materia.
Fino a qualche tempo fa cercavo nelle biografie l’età dello scrittore e la data di esordio, forse perché cercavo la conferma di avere ancora tempo per diventare una scrittrice pubblicata. Ancora oggi cerco queste informazioni, ma con minore accanimento (ed in effetti sono una scrittrice pubblicata), ora mi piace capire quanto tempo l’autore può dedicare alla scrittura (es. se ha un altro lavoro o se fa solo lo scrittore), oppure quanto è poliedrico o se è un creativo a tutto tondo.
Una cosa, invece, che non sopporto sono le biografie scritte in prima persona. Assodato che la biografia l’autore se la scrive da solo, non mi piace molto io ho fatto questo, io sono questo. La terza persona si addice di più alla biografia perché le conferisce un’impressione più oggettiva. Poi se capita che nello stesso volume ci siano più biografie, perché trattasi di raccolta di racconti di autori diversi o romanzo scritto a più mani, per me è fastidiosissimo leggerne alcune scritte in prima persona e altre in terza. Un po’ perché crea disomogeneità nella scelta editoriale, un po’ perché denota poca cura nella confezione del volume.
E voi, cosa cercate nelle biografie? Cosa scrivete nelle vostre? Cosa vi da invece fastidio?

mercoledì 4 maggio 2016

Nuovo o usato?

Il primo pensiero per rispondere a questo domanda: non fa alcuna differenza, l’importante è che siano libri.
Riflettendoci bene e osservando la mia libreria, però, mi rendo conto che prediligo di gran lunga i libri nuovi. Ne ho davvero pochissimi di seconda mano.
Non lo so se a spingermi verso il libro nuovo sia, a livello di subconscio, una questione igienica o solo perché mi difficilmente capita di accedere a bancarelle dell’usato. Non sono una di quelle lettrici che vanno a caccia di bancarelle dell’usato per trovare a basso costo titoli a lungo cercati e chicche letterarie. Non poterei nemmeno addurre la scusante che nel mio territorio ce ne siano poche di queste bancarelle, perché mi è capitato di vedere su Amazon un titolo interessante e acquistare quello nuovo, pur potendo risparmiare diversi euro con quello usato.
Nemmeno la scusa igienica mi sembra molto convincente. Primo perché mi è capitato spesso di prendere in prestito libri dalla biblioteca e vi garantisco che non mi sono mai disinfettata; al massimo mi è preso il desiderio di possedere quel libro, acquistandolo per poi riporlo illibato nella mia libreria personale. Secondo, perché l’igiene non è garantita nemmeno davanti a un libro nuovo: dove sono stati tenuti i libri prima di arrivare in libreria? In qualche magazzino lercio, con lo scatolone aperto? Chi ha maneggiato e sfogliato il tomo che poi ho acquistato? Insomma, il libro nuovo non è garanzia di assenza di germi; per esserlo dovrebbero essere incellofanati.
L’unica scusante che potrebbe convincermi è il desiderio totale di possesso. Indizi sono:
il desiderio di possedere un libro anche dopo averlo letto da un prestito (biblioteca o amico che sia);
ritrosia a prestare libri.
Voglio che il libro sia solo mio e sono gelosa (sempre colpa del subconscio) dei precedenti possessori.
Ora giro la domanda a voi: nuovo o usato?