Sono una scrittrice esordiente. Sin da giovanissima mi sono cimentata a scrivere racconti. Qui ho trovato uno spazio dove esprimermi, dove postare i miei racconti in attesa del vostro giudizio, ma anche un luogo dove parlare di libri o semplicemente per raccontarvi della mia esperienza come scrittrice; a volte mi permetterò anche di divagare, per fermare un’idea o un momento. Ad ogni modo sarà un luogo dove imparare a scrivere e dove esercitarmi: un taglia e cuci di parole, proprio come un atelier!

venerdì 6 gennaio 2017

La storia della Befana

In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti.. Però aveva un pessimo caratteraccio. Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato – dopo averla conosciuta meglio – si ritirava immediatamente.
Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”. Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno. Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta. Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del 6 gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”. Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa. Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio. Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione. Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica. Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare. Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota... una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona. Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi. Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista... altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”. E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù. Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini... ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni. È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.

lunedì 2 gennaio 2017

2016: un anno di libri

Un anno fa ho inaugurato questo elenco di libri letti durante l'anno, per lo più per rendermi conto di quanto leggo davvero, ma anche per fermare un po' su carta tutte queste letture, perché si sa, non proprio tutto viene trattenuto dalla memoria.

Anche il 2016 si è caratterizzato da un lungo elenco di letture, anche se, paragonato al 2015, è più breve. Ho avuto un calo significativo nell'ultimo periodo (e non solo nelle letture, ma non vi tedierò...).

Riporto, quindi qui di seguito l'elenco, privo di commenti e giudizi: alcuni mi sono piaciuti molto, altri invece per nulla. Escludo, anche questa volta, tutti i testi che, per qualche motivo, non ho letto per intero, quelli che non ho portato a termine, quelli consultati per ricerche e per lavoro e tutti i libri e libricini letti alle mie bambine.

1) Pasolini un uomo scomodo, Oriana Fallaci;
2) Lajoie, il narratore, Giovanna Nieddu;
3) La ragazza del treno, Paula Hawkins;
4) In writting, Stephen King;
5) Un anno con Salinger, Joanna Rakoff;
6) Il tram del tempo, Davide Schito;
7) Come scrivere un best seller in 57 giorni, Luca Ricci;
8) Caro lettore in erba..., Gianluca Mercante;
9) Aprire un a libreria (nonostante l'-e-book), Gianni Peresson e Alberto Galla;
10) Per dieci minuti, Chiara Gamberale;
11) L'uomo che voleva fermare il tempo, Mitch Albom;
12) Le avventure di Sherlock Holmes, A. Connan Doyle;
13) Bagliori nel buoio, Maria Teresa Steri;
14) Passeggeri notturni, Gianrico Carofiglio;
15) Io viaggio da sola, Maria Perosino;
16) Scrivere un best seller, Gianni Lorenzi;
17) Io sono il nordest, AA.VV.;
18) La roccia nel cuore, Antonella Mecenero;
19) Il giovane Holden, J.D. Salinger;
20) Scrivere? Non è un mestiere per donne, Laura Costantini;
21) L'anno della grande nevicata, Gianni Lorenzi;
22) La situazione è grammatica, Andrea De Benedetti;
23) Il paese delle stelle nascoste, Sara Yalda;
24) Ricardo Y Carolina, Laura Costantini e Loredana Falcone;
25) Il sentiero dei profumi, Cristina Caboni;
26) Voglio scrivere un romanzo: vademecum per scrittori esordienti, Michel Franzonso;
27) Malgré-nous, Caroline Fabre - Rousseau;
28) La passione ribelle, Paola Mastracola;
29) La moglie magica, Sveva Casati Modigliani;
30) Il silenzio del mare, Vercors;
31) Senza tacchi non mi concentro!! (O così dice mia madre), Colette Kebell;
32) Scrivere è un mestiere pericoloso, Alice Basso;
33) Stanotte il cielo ci appartiene, Adriana Popescu;
34) Baci scagliati altrove e altri racconti, Sandro Veronesi;
35) Il bibliotecario, Marco Guarda;
36) Come la penso. Alcune cose che ho dentro la testa, Andrea Camilleri.

Le letture si diversificano molto tra di loro, per genere, formato, tema. Sono andata alla ricerca di autori nuovi, emergenti, poco noti, ma ho rispolverato anche qualche vecchio classico che ancora non avevo letto. 
Gli e-book sono davvero pochi: non li sento ancora come libri veri e propri.

Ora tocca a voi. Cosa vi sembra il mio elenco? Avete condiviso qualche lettura con me? Quali sono state invece le vostre?


martedì 29 novembre 2016

ScrivereGiocando - Natale 2016

È il terzo anno che Morena Fanti ospita gentilmente un mio racconto sulla sua pagina natalizia "ScrivereGiocando" e per me rappresenta l'avvio ufficiale alle atmosfere natalizie.
Se anche a voi piace il Natale e la sua magica atmosfera, vi invito a leggere la pagina di quest'anno, dove troverete racconti, poesie, e tutorial, oltre all'immancabile atmosfera natalizia, che ci farà sentire un po' bambini.
Buona lettura!


lunedì 7 novembre 2016

Tiriamo un po' le somme

A poco più di un anno e mezzo dall'uscita del mio secondo romanzo breve (novella?) le cifre sono le seguenti:


Sembra poco, invece è tantissimo. Molti autori non possono vantare tanto, ma soprattutto per il lavoro che c'è stato sotto. Ottenere questi piccoli risultati mi ha portata via un sacco di tempo e dispendio di energie. 
Prima di tutto è stata una violenza al mio carattere schivo e riservato. Non è proprio nel mio essere espormi direttamente al pubblico per cercare qualche forma di attenzione, tanto meno cercare contatti per promuovere il mio libro. È anche per questo motivo che escludo a priori la possibilità di auto-pubblicarmi, nella speranza che a questa mia carenza rimedi l'editore. Purtroppo non è stato così, per cui ho dovuto rimboccarmi le maniche.
Questo secondo libro è stato davvero un'esperienza appassionante, oltre che formativa. Ho conosciuto persone nuove e condiviso con esse momenti speciali, che mai avrei immaginato.
Poi, se proprio vogliamo pensare alle vendite, be' quelle non sono state proprio eclatanti, ma anche se non salirò mai in vetta alle classifiche di vendita, le mie (piccole) soddisfazioni le ho avute.



lunedì 10 ottobre 2016

FRANTUMI

Il cuore batte all’impazzata poi si ferma un secondo per riprendere più veloce di prima. Sono tre notti che Rino si sveglia così, dopo aver faticato a prendere sonno.
Si solleva, agitato, stanco e sudato e scoppia a piangere.
La moglie si desta e lo abbraccia in silenzio.
«Non l’ho salvato!» Singhiozza tra le lacrime, che gli rigano la faccia stravolta. «Sono arrivato troppo tardi! Aveva solo sei anni...»
Sono tre notti che ripete sempre le stesse frasi. Davanti agli occhi macerie e morte e quel piccolo corpo esanime.
«Non è colpa tua.» Cerca di consolarlo la moglie, accarezzandolo. «Ne hai salvati altri...»
Ma le sue parole non sortiscono nessun effetto. Lo sa bene che le parole non possono nulla davanti a tanto dolore.
«Era lì, a un metro da me... ho provato a tenerlo desto... gli parlavo... cercavo di tranquillizzarlo... Aveva così tanta paura... e io gli avevo promesso che lo avrei presto liberato, che lo salvavo e lo portavo presto dalla mamma...» La voce così rotta da non poter continuare con quel racconto disperato. Lo sguardo perso oltre il ciglio del letto a guardare qualcosa che la moglie non può vedere.
«Capisci? Gli avevo promesso che lo salvavo, che non gli sarebbe successo nulla!» Urla.
Si nasconde il viso tra le mani.
«Il suo pianto si faceva sempre più debole, finché non l’ho più sentito… Un minuto! Bastava che arrivassi un minuto prima e lo avrei salvato!»
Rino è giunto con i primi soccorritori. È stato uno dei primi ad assistere alla distruzione: case sventrate, cumuli di macerie e detriti, persone spaventate, piangenti, smarrite. E poi morte. Tanti morti.
Ed infine la corsa alla ricerca dei dispersi. Persone intrappolate sotto le macerie, sole, ferite ed impaurite. Anche bambini. Tanti bambini. Troppi bambini.
E a ogni piccolo lamento Rino e i suoi colleghi si precipitano: c’è ancora speranza. Una vita da salvare contro il tempo. Ma dopo aver liberato due donne, una ferita e una miracolosamente illesa, non sono riusciti a salvare quel piccolo bambino terrorizzato, intrappolato tra le macerie della sua casa. Lo aveva estratto esanime e aveva tenuto quel corpo tra le braccia con dolcezza, come se quello fosse il suo bambino.
Non aveva avuto il coraggio di guardare in faccia la madre distrutta dal dolore. Glielo aveva appoggiato con delicatezza in grembo ed si era allontanato in silenzio a sfogare la sua disperazione lontano da ogni sguardo.
Rino si porta quell’angoscia addosso da quel giorno. Una colpa che non è riuscito ad espiare nemmeno aiutando nel recupero di un’altra persona.

Sua moglie assiste inerme alla sofferenza del marito. Un uomo dal cuore troppo generoso per sopportare tutto questo. La donna sa bene che tante persone hanno perso tutto in quel tragico terremoto che ha raso al suolo interi paesi, lo sa che molti, oltre alle proprie case che si sono sbriciolate in pochi minuti, hanno perso famigliari e amici. Ma sa anche che quel terremoto ha portato via un pezzo di suo marito e che non sarà mai più l’uomo che era.

sabato 24 settembre 2016

Un mese dopo

A un mese dal terremoto che ha colpito il centro Italia penso di poter interrompere il silenzio che mi ero imposta. Sarebbe stato facile per me che ho scritto un libro sul terremoto del Friuli del 1976 cavalcare l’onda esprimendo i miei pensieri e buttando lì un accenno al libro. Ma non mi sembrava corretto. Non sono uno sciacallo che approfitta della sofferenza altrui per il proprio tornaconto e per farsi pubblicità come tanti hanno fatto, in diversi modi, i primi giorni dopo il terremoto. Ho scelto il silenzio per rispetto e così non ho scritto nulla in merito, né i miei sentimenti né parole di cordoglio che non sarebbero comunque arrivate agli interessati. Ho postato un solo misero asettico post su facebook ricordando che da lontano potevamo donare soldi o beni di prima necessità. Un modo per ricordare che in questi momenti le parole non valgono nulla e mi sembra ignobile approfittarsene. In momenti come questo ci si tappa la bocca e ci si rimbocca le maniche: chi ha l’esperienza e la formazione per farlo si reca sul posto e aiuta fisicamente, gli altri aiutano da lontano con piccoli gesti non eclatanti ma che possono fare la differenza.

In questi giorni ho rivisto immagini che mi hanno accompagnato per tutta la mia vita. Sì, immagini perché io non l’ho vissuto direttamente sulla pelle il terremoto del Friuli, perché sono nata proprio quell’anno a cose già successe, ma ho convissuto tra i miei compaesani il cui unico pensiero era riprendersi da quella tragedia e la loro paura. Paura che mi è stata trasmessa. Sono cresciuta vedendo persone vivere nei prefabbricati in attesa di ricostruirsi la casa. Ho visto dalla mia nascita mucchi di detriti e tanti cantieri.
Ecco. Per me queste cose si affrontano in silenzio, con dignità e rimboccandosi le maniche. È quello che mi è stato insegnato. E in questo modo affronto la solidarietà.

mercoledì 14 settembre 2016

JOHN RYDE

John Ryde era il fotografo ufficiale della polizia. Il suo compito era scattare fotografie sulle scene dei delitti e la cosa non sembrava disturbarlo molto. Anzi, era il miglior fotografo in circolazione, tanta era la dedizione che metteva nel suo lavoro. Non tralasciava alcun dettaglio, nemmeno il più macabro. Era saltato agli onori della cronaca quando aveva iniziato a vendere le sue fotografie alla rivista Horror Newsweek. Fu uno scandalo. Subito si aprì un’inchiesta e John Ryde fu sospeso. Ma presto fu richiamato, perché il nuovo fotografo non reggeva davanti alle scene da film horror e le sue fotografie era mosse, sgranate e non documentavano nel dettaglio le scene di omicidio.
Bisogna dire che alcuni assassini sono degni di certi film da venerdì 13!
Fu quindi tollerata la doppia professione di John Ryde e presto anche alcuni giornali “non di settore” iniziarono a richiedere i suoi servigi. Riscoppiò lo scandalo. Per mesi non si parlò d’altro. Era o non era giusto, in nome della documentazione giornalistica, pubblicare quelle foto così crude? Presto si aprirono dibattiti nei talk show: chi era a favore di una reale completa documentazione in nome dell’informazione, chi contrario declamando la necessità di tutelare gli animi più sensibili da immagini che toglievano il sonno e alimentavano gli incubi. In attesa che la politica facesse il suo corso e prendesse una decisione, la scelta fu lasciata alle teste giornalistiche: chi pubblicava le foto, chi preferiva di no.
Da oggi la polemica si placherà, perché John Ryde è stato trovato morto a casa sua. Il suo corpo è stato aperto dal collo fino all’inguine da una lama affilata. La scena a cui la polizia prima, e noi dopo, abbiamo assistito è quello di un macello. Organi in vista e sangue da ogni parte. Da una prima ricostruzione del coroner, Ryde era vivo al momento dell’aggressione ed è morto dissanguato.
Noi, fedeli alla nostra linea editoriale, non pubblicheremo la sua foto, come non abbiamo pubblicato le foto scattate prima dalla vittima. Anche perché, questa volta, non c’era nessun fotografo degno di questo compito.


venerdì 9 settembre 2016

Scrittore 2.0


«Scialare sui social network aiuta sì a sponsorizzare le proprie attività e a non essere dimenticati per un altro giorno, ma sottrae al contempo idee. Come ogni autore sa, una frase arguta già espressa è ormai consumata; un bel paesaggio fotografato e condiviso dall'iPhone non diverrà una descrizione gloriosa, e una battuta di dialogo udita di straforo e usata per far ridere il gruppo Whatsapp non verrà ripetuta da un personaggio. Ciò che si spende sulla Rete è difficilmente riciclabile in un libro, se non al prezzo di un'onta perpetua per l'autore.»

Dall'articolo La rete non mi fa scrivere di Paolo Giordano
pubblicato su La lettura #249 di domenica 04 settembre 2016


E lasciandovi a questa riflessione, vi ricordo che mi potete leggere anche su facebook.

lunedì 22 agosto 2016

Scrivere un finale efficace

Ho sempre ritenuto che il finale di un romanzo sia più importante di un buon incipit, perché tira le somme di una (bella) storia, chiudendo tutte le cose in sospeso. Può essere positivo, negativo, a sorpresa o aperto. Però deve essere efficace: è la prima cosa che il lettore si ricorderà del tuo libro. Se non gli piace, quando penserà al tuo libro ricorderà solo che è quello con il finale deludente, senza nemmeno sforzarsi di ricordare cosa lo aveva tenuto incollato nella lettura fino all'ultima pagina.
A volte il finale è la normale conclusione della vicenda e quasi si scrive da solo. Ma, ahimè, ciò non vale sempre. A volte il finale bisogna proprio costruirselo.
Quando scrivo racconti amo pensare prima al finale e poi ci sviluppo la storia attorno (come ad esempio: Il furto della collana victoria e L'infallibile piano di Aldo Ubaldo e Con il vestito di taffetà rosso), perché mi piacciono a sorpresa e spiazzanti. Il romanzo però è diverso, si sviluppano trame diverse, si intrecciano storie differenti, i tempi sono più lunghi e il finale scioccante non si addice a qualsiasi vicenda.
Non ho una grandissima esperienza in fatto di romanzi, perché fin'ora ne ho scritti solo due brevi (Il valore di un libro e 1976 - L'urlo dell'Orcolàt), ma il finale è venuto da solo. Invece ora non so proprio come concludere il romanzo che sto scrivendo. Quando ho iniziato la sua stesura ne avevo uno in mente, ma procedendo l'ho trovato sempre più banale perché sa di "minestra riscaldata". E così mi sono un po' arenata.
A voi come piacciono i finali?
Come li scrivete?

mercoledì 3 agosto 2016

L'importanza dell'incipit, ma anche no

L'incipit è l'insieme delle battute iniziali di un libro, quelle che ti catturano e ti conducono dentro la storia narrata. Pertanto, l'incipit deve essere coinvolgente ed accattivante. Perché si sa il lettore entra in libreria e legge la prima pagina per sapere se acquistare un certo libro.
O almeno così dicono quelli che ne sanno più di me, quelli che insegnano l'arte dello scrivere, quelli che scrivono bene.
Sarà che io sono sempre stata un po' contro corrente, ma sinceramente a me è capitato tante volte di iniziare un libro e procedere per inerzia per diverse pagine prima di appassionarmi ed immergermi nella storia. Alcuni dei quali si sono poi rivelati (secondo il mio personalissimo gusto) narrazioni meravigliose.
D'accordo, un buon incipit non può che essere un punto in più, ma non credo che sia l'unico elemento valutabile al momento dell'acquisto di un libro. Come non può farlo solo la copertina. Insomma, davanti a tanta scelta in libreria la scelta ricade sulla buona mescolanza di diversi elementi: la copertina, che è il primo elemento che attira, la quarta di copertina, il riassunto sul risvolto interno del volume, l'incipit e la famosa pagina 69.
Personalmente mi faccio attrarre molto dalla quarta di copertina: se non mi piace questa, non guardo più nulla e ripongo il volume sullo scaffale. Invece, devo confessarlo, mi lascio facilmente (troppo facilmente) attirare dalla copertina. Alcuni libri non li vedo nemmeno quando sono esposti nella libreria, salvo poi sapere della loro esistenza in altro modo e rendermi conto che sì, avrei potuto acquistarlo già da qualche giorno.
E voi, come scegliete un libro in libreria? L'incipit è fondamentale in questa scelta?