venerdì 27 aprile 2018

Dietro le quinte: la copertina

Ho sempre amato sperimentare e provare cose nove e così quando ho deciso di pubblicare L’uomo che misurava il tempo in self, ho provato a realizzare la copertina del mio libro da sola, per vedere come andava, non scartando a priori la possibilità di rivolgermi a un professionista.
In realtà sono stata fortunata, perché ho trovato l’immagine che da sola faceva la cover ed è stato tutto in discesa!
Per questo lavoro non ho trascurato nulla: oltre ad aver studiato le copertine di altri libri, salvandole in una specie di carnet d’ispirazione, ho letto e mi sono documentata in materia e infine, quando ho trovato l’immagine giusta, per evitare di usarne una già utilizzata, l’ho inserita nel motore di ricerca Tineye.com. Non è una garanzia che l’immagine non sia stata mai usata, ma almeno si ha la certezza che non sia abusata. Capita spesso, infatti (anche in libri pubblicati da editori, sigh!) che due o più libri abbiano la stessa immagine e come lettrice è una cosa che mi da un po’ fastidio.
Devo dire, che il risultato finale non è peggio di copertine realizzate da così detti professionisti. Mi è capitato di vedere davvero cover brutte realizzate da persone che si spacciavano per tali… ma come per ogni mestiere, ci sono quelli bravi e ci sono quelli che farebbero meglio a cambiare lavoro.
Ad ogni modo mi sono così divertita a realizzare la mia copertina, che sto provando a giocare un po’ con le card, sempre de L’uomo che misurava il tempo.





Preciso che nel pc tengo un file contenente un po’ di nomi di grafici il cui lavoro mi piace.
Ve l’ho detto: non scarto la possibilità di rivolgermi a qualcuno che davvero sa quello che fa, perché non è detto che con il prossimo libro riesca a realizzarmi la cover da sola.

mercoledì 11 aprile 2018

Scrittori: collaboratori o eterni nemici?

Leggendo le discussioni tra i vari gruppi letterari, in particolare su facebook (social a cui, da un po’ di tempo, partecipo piuttosto attivamente), sembra che noi scrittori siamo esseri arroganti, presuntuosi ed egocentrici, sempre pronti a farci le scarpe l’un l’altro. Insomma dei lupi famelici.
La mia esperienza personale, invece, è davvero l’opposto. Sarà che non sono nessuno e che vendo pochissime copie, per cui non faccio paura a nessuno, ma posso dirvi che in questi ultimi anni ho trovato molti colleghi disposti a collaborare e a darmi preziosi consigli e suggerimenti, sia per quanto riguarda la scrittura sia per la tanto faticosa promozione. Alcuni di loro si sono proposti di ospitarmi sul loro blog o sulla propria pagina autore.
Qualcuno potrebbe obiettare che così facendo attirano potenziali lettori, quelli che seguono me e non loro, ma credo sia proprio questo lo spirito di collaborazione che dovrebbe muovere noi scrittori. I lettori non sono solo miei o solo tuoi: un lettore è per tutti. Quindi io ospito a casa mia uno scrittore nuovo per i miei lettori e i seguaci di quello stesso scrittore conosceranno me, una scrittrice a loro ignota. Alla fine ci guadagnano tutti: il lettore in primis, che è sempre alla ricerca di penne e storie nuove, e tutti gli scrittori coinvolti.
Diversamente, credo che autori che parlano male di altri scrittori e che sono sempre pronti ad additare imperfezioni dei propri colleghi, oltre a dimostrare scarsa intelligenza, non fanno che allontanare non solo potenziali lettori, ma anche i propri. Nessuno ha voglia di addentrarsi in battaglie altrui e avvelenarsi il sangue per le invidie di altri, tanto meno il lettore che nei libri cerca belle storie, suggestive atmosfere e, soprattutto, evasione.

E voi come la pensate?
Come lettori, avete mai risentito di liti tra scrittori?
Come scrittori avete notato, subìto, fomentato questo clima battagliero e di invidia, o piuttosto, come me, siete stati fortunati e avviato collaborazioni proficue con altri colleghi?

sabato 7 aprile 2018

Card promozionali

Tempo fa in un post di Maria Teresa Steri avevo espresso le mie perplessità sulle card promozionali. Un pensiero del tutto personale, puramente calato sulla mia reazione davanti a queste immagini-cartolina. Salvo rare eccezioni, mi hanno sempre dato l’impressione di abusatissimi aforismi, tipo pensierini da cioccolatino, risaltati da un’immagine. Ma nel contempo sono una persona fondamentalmente curiosa, che ama sperimentare e provare cose nuove e così ieri, un po’ per disperazione e in cerca di idee nuove per sponsorizzare il mio nuovo romanzo, un po’ per noia in una giornata non così oberata di impegni e incombenze come di consueto (ma da quanto non mi succedeva di avere un’ora libera?), ho provato a realizzare una card. Ho selezionato una frase dal primo capitolo e poi ho cercato un’immagine coerente (gratuita, sfruttando l’opzione di Google: Strumenti > Diritto di utilizzo >  Contrassegnate per essere utilizzate); poi ho un po’ giocato con gli elementi di grafica. Nulla di impegnativo, solo aggiunto il testo, scegliendo il carattere che mi sembrava migliore, e incollato in un angolo la copertina del libro, tanto per togliermi ogni dubbio sull’effetto “pensierino da cioccolatino”.
Il risultato finale ce l’avete sotto gli occhi.
Devo dire che la reazione degli utenti facebook, dove ho postato la card, è stata positiva: le persone che non mi conoscono direttamente si sono dimostrate molto più interessate dalla card che non da tutti gli altri post di promozione che riportavano solo la copertina del libro.
A voi come sembra?
Qual è la vostra esperienza in merito? Anche voi usate card e simili?


domenica 25 marzo 2018

Vale davvero la pena di partecipare a concorsi letterari?

Tempo fa ho partecipato ad un concorso letterario, gratuito, che prevedeva, per i racconti vincitori, la pubblicazione in un’antologia, con evento di presentazione del volume in un luogo della mia regione. La casa editrice mi sembrava seria: tra i loro scrittori c’è una persona che stimo molto e che lotta contro l’editoria a pagamento. 
Alla scadenza del termine per l’invio dei racconti, l’editore informa che avrebbe prorogato il termine per dare maggiore possibilità ad altri autori interessati. Tra le righe ho letto: poca partecipazione, speriamo che partecipi ancora qualcuno.
Dopo pochi giorni dalla seconda scadenza, ricevo una mail fredda e anonima, che mi informava che il mio racconto è stato selezionato per far parte dell’antologia e, oltre ad avvisarmi che non avevano ancora deciso dove e quando si sarebbe tenuta la presentazione del volume, mi chiedevano quante copie volessi ordinare, dandomi solo due giorni per accettare e firmare la liberatoria.
Per carità, nessun obbligo di acquisto, però a questo punto mi si sono attivate le antenne.
Non ho risposto alla mail indecisa se chiedere ulteriori chiarimenti o... alla fine i due giorni sono passati in fretta.
Ricevo quindi un’altra mail, sempre fredda e anonima, che mi sollecitava la liberatoria, nonché il numero di copie che desideravo.
A questo punto ho accantonato definitivamente l’idea di rispondere.
In fondo avevo partecipato al concorso, non tanto per “fare curriculum”, ma per avere un po’ di visibilità al di fuori della mia area d’azione. Ma, vista la brama di vendermi copie, è ovvio che il libro non avrebbe avuto alcuna diffusione, se non tra gli autori partecipanti al concorso (e a questo punto mi chiedo anche se ci sia stata una selezione dei racconti). E allora perché regalare un mio racconto a un editore la cui unica finalità è lucrarci sopra senza nemmeno provare a fare il suo mestiere e senza darmi nulla in cambio?
Ovviamente poi ho fatto i compiti e ho scoperto che, uno, i libri nati da questo ciclo di concorsi sono in vendita solo sul sito dell’editore, ma non in altri store on line (dove ci sono però in bella mostra altri suoi volumi) e due, che si tratta di un editore a doppio binario (se avevo ancora dubbi).
Se devo regalare un racconto, lo regalo ai miei lettori!
Anzi, credo proprio che lo farò.
Vi terrò aggiornati.

lunedì 19 febbraio 2018

Questione di ego

Ego ego delle mie brame, chi è lo scrittore più egocentrico del reame?
Ho sempre amato scrivere e penso che continuerò a farlo, con o senza lettori al seguito. La notorietà, mi sono sempre detta, arriva da sola, senza cercarla. Basta scrivere una storia bella e appassionante e lasciare fare ai lettori e al passa parola. Io stessa sono una lettrice e so come funziona. Qualcuno parla bene di un libro, magari più di qualcuno, ne senti parlare un po’ ovunque, ti incuriosisci, lo cerchi e lo leggi. Non sempre sei d’accordo con il consiglio ricevuto, ma molte volte sì. Altri libri, invece li leggi perché ti chiamano in libreria. Sì, avete capito bene. Sono fermamente convinta che siano i libri a scegliere il lettore e non il contrario. Come mai, infatti, quando sei in una libreria prendi in mano solo alcuni volumi e non altri? Come mai quel libro attrae la tua curiosità e non altri? Non credo sia solo questione di copertina e titolo, perché tante volte sono tutti omologati e simili tra loro. Forse la quarta di copertina? Anche, ma non solo, perché mica leggiamo tutte le trame di tutti i libri prima di scegliere quale portare in cassa, giusto? Perché leggiamo la quarta di quel libro e non di quello che gli è subito a fianco?
Ma sto divagando… stavo parlando da scrittrice e non da lettrice…
A volte, devo ammettere, mi prende un moto di ribellione a questa lunga attesa. Sì, il mio ego bussa alla porta e mi dice: quelli che hanno letto qualcosa di tuo, poi continuano a leggerti, aspettano nuove uscite e ti fanno anche i complimenti a voce, per mail, via messaggio…, e allora perché non riesci ad avere più lettori di così? Ci sono nomi che hanno avuto successo che non scrivono certo meglio di te, a volte anzi hanno scritto storie banali, eppure hanno un seguito ben nutrito, perché tu no? Muoviti, datti da fare, fai circolare il tuo nome e i tuoi libri!
E in questi momenti mi prende una certa agitazione. Mi chiedo se davvero sto facendo il possibile per emergere, per farmi notare. Certo che no, è la risposta immediata. E allora mi metto in moto alla ricerca di un modo per farmi notare, per trovare nuovi lettori. Mi manca un piano marketing, di sicuro, ma come farlo? Studiare anche quello, togliere ancora tempo ed energia alla mia vera passione? Navigo su internet alla ricerca della formula magica, che ovviamente non esiste.
Osservo cosa fanno colleghi attorno a me e mi chiedo: davvero tallonare i propri lettori per ottenere recensioni o spammare il proprio libro a destra e a manca si ottiene più visibilità? A qualcuno questo comportamento forse ha portato a qualche risultato, ma ho come la sensazione che questa non sia la strada giusta, non per me almeno: forse ti fai notare, ma in modo negativo… ci vuole il giusto limite e quello che mi sentivo di fare l’ho fatto, anche se non ha portato a grandi risultati.

Preferisco rimanere nell’ombra e scrivere solo per qualcuno, piuttosto che sentirmi una disperata in cerca di conferme. Nonostante l’ego. Che poi si sa non ne ha mai abbastanza.

domenica 28 gennaio 2018

Perché ho scelto il self

A breve uscirà il mio terzo romanzo dal titolo L’uomo che misurava il tempo. Per lui ho scelto la strada del selfpublishing, e vi garantisco che non è stata una scelta facile, né come decisione da prendere, né come via di pubblicazione.
Per molti infatti il self è una scorciatoia per quegli autori che non hanno trovato un editore. Ovviamente non posso parlare per gli altri né per la massa in generale. Nel mio caso non è stato questo a spingermi a pubblicare in self. Ho già pubblicato con un editore e… sì, è stato proprio questo a spingermi al self. Non ho molto da lamentarmi del mio precedente editore, i termini contrattuali sono stati rispettati e ho avuto come interlocutore una brava persona, aperta al dialogo e disponibile. Ma era un piccolo editore e con tutta la buona volontà i suoi innumerevoli sforzi in termini di promozione, nel mio caso, non hanno portato molto lontano. L’editore mi ha reso partecipe dei suoi sforzi: ha partecipato a fiere, più o meno importanti, con i suoi costi (sia monetari, sia in termini di energie); ha inviato newsletter alle librerie, senza aver mai ricevuto un cenno di lettura; ha inviato copie omaggio alle Amministrazioni comunali dove è ambientata la vicenda, senza ottenere nemmeno in cambio un “grazie, lo metteremo nella biblioteca a disposizione degli utenti”, figuriamoci ottenere la possibilità di presentare il libro; ha scritto ai quotidiani locali chiedendo l’abbinamento del volume in occasione del 40° anniversario del terremoto in Friuli, senza ricevere alcun cenno di risposta. Inoltre un piccolo editore ha grosse difficoltà di distribuzione e il mio libro non era fisicamente presente nelle librerie. Molte persone mi chiedevano dove potevano trovare il libro e storcevano il naso quando dicevo di prenderlo on line (sito dell’editore o store), preferendo acquistarlo subito rivolgendosi a me.
Il novantanove per cento delle vendite e tutte le (poche) presentazioni fatte le ho ottenute con sforzo personale, promuovendomi da sola sui social e conoscendo e contattando direttamente le persone. I libri sono arrivati in qualche libreria perché sono andata con le mie copie e le ho lasciate lì in conto vendita.
Tanto sforzo per prendere davvero due spiccioli di diritto d’autore. La domanda è sorta praticamente spontanea: perché devo sforzarmi tanto, perdere tempo ed energie per far guadagnare qualcun altro? Perché non ottenere il massimo da questo mio sforzo?
Ecco la decisione.
E vi garantisco non è una scelta facile. Ti assalgono mille dubbi, hai paura di comprometterti, di sbagliare. Non sai bene come muoverti: formati, copertine, revisioni, ecc.
Sono mesi che studio e mi informo. Per fortuna ho conosciuto persone disponibili che mi hanno dato ottimi consigli.
Per prima cosa ho provato sperimentando il self rieditando un testo già pubblicato e fuori catalogo (Il valore di un libro,ndr.), un testo già corretto e per il quale avevo già avuto dei feedbach positivi. Ho guadagnato più vendendo dieci copie di questa riedizione self (i miei lettori affezionati lo avevano già acquistato) che non con duecento con un editore.
Ma un romanzo nuovo nuovo è tutta un'altra cosa. Non hai certezze, né una base da cui prendere spunto.
Per il nuovo romanzo ho pagato un editor professionista per avere un prodotto di qualità.
Per la copertina, invece, ho fatto da sola. Ho visto e studiato le cover di professionisti che si fanno pagare profumatamente, realizzate con foto acquisite gratuitamente on line e ritoccate si e no con un paio di filtri, corredate dal giusto font per titolo e nome dell’autore. Ho quindi scelto, in questo caso, la via del risparmio, perché in fondo smanettando un po’ mi sembra di aver raggiunto un risultato soddisfacente. Uso il condizionale, perché a me piace e anche agli amici a cui l’ho mostrato, ma ovviamente saranno i lettori finali a decidere (sperando di non farli scappare, ma di attirarli verso il libro).
Ho fatto bene a scegliere il self? Lo saprò solo tra qualche mese, quando potrò vedere l’andamento delle vendite e avrò sentito le reazioni dei miei lettori.
Intanto incrocio le dita, perché davvero con questo progetto mi sto mettendo in gioco. E parecchio.

mercoledì 3 gennaio 2018

2017: un anno di libri

Se non fosse per il tradizionale post riassuntivo delle mie letture annuali, cancellerei dalla memoria il 2017. Non voglio tediarvi con i miei problemi; non l'ho mai fatto e non inizierò ora, ma sono davvero felice sia finito. È stato davvero un anno difficile e ne hanno risentito anche le letture.

Ciò premesso ecco di seguito l'elenco delle mie (poche) letture 2017:
1) Le donne erediteranno la terra, Aldo Cazzullo;
2) I nonni dicevano, Enrico Bossignana;
3) Esercizi di stile, Raymond Queneau;
4) L'imbròi e la capelo, Omar Bitussi;
5) Il club Dumas, Arturo Péres-Reverte;
6) La notte che il Friuli andò giù, AA.VV.;
7) Antologia "Per le antiche vie", AA.VV;
8) Ci rivediamo lassù, Pierre Lemaitre;
9) Racconti umoristici, Edgar Allan Poe;
10) Il condominio degli amori segreti, Livia Ottomani;
11) Strano mestiere, Suria Poletti;
12) La vita per principianti, Slawomir Mrozek;
13) Scrivere zen - Manuale di scrittura creativa, Natalie Goldberg;
14) Hunger Games, Suzanne Collins;
15) L'amore è una sorpresa, Maria Cristina Sferra;
16) Il gioco delle Gioconde, Francesco Giuseppe Colombo;
17) Cos'è una ragazza, Alain De Botton;
18) Uno scomodo cappotto di legno, Simone Dellera;
19) Non ditelo allo scrittore, Alice Basso;
20) Caro scrittore in erba..., Gianluca Mercadante;
21) Immagina di essere in guerra, Janne Teller;
22) Il puzzle di Dio, Laura Costantini e Loredana Falcone;
23) La trilogia di Fàuz - La leggenda delle "mosche bianche" e alla ricerca di Fàuz, Eleonora Antonini;
24) L'ultimo giro di valzer, Morena Fanti e Marco Freccero;
25) Il segreto di Parigi, Karen Swan;
26) Avventure di piccole terre, Ambrogio Borsani;
27) La ghostwriter di Babbo Natale, Alice Basso;
28) Amori e pregiudizi nella libreria dei cuori solitari, Annie Darling;
29) Misfatto in biblioteca, Antonella Rogondino;
30) La collezionista di libri proibiti, Cinzia Giorgio.

Come potete vedere ho spaziato molto nei vari generi letterari, senza pormi limiti; ho cercato di prediligere scrittori italiani, lasciando spazio anche a esordienti, emergenti e self.
Ci sono state diverse delusioni, letture piacevoli, alcune conferme.

A voi cosa sembra il mio elenco? Avete condiviso alcune delle mie letture?
Sono curiosa di sapere cosa avete letto e quali generi avete scelto.




domenica 5 novembre 2017

Racconto brevessimo per Io Donna Winter

Ho provato a mettermi in gioco inviando un racconto brevissimo a IO Donna Winter. 
E devo dire che è stata una prova interessante, indipendentemente da come andrà a finire.
Mi sono sempre ritenuta una scrittrice di cose brevi. È una critica che mi è stata rivolto in più di un'occasione. Ecco, ho pensato che questo tipo di concorso fosse l'ideale per me. Ho pensato e scritto un racconto brevissimo, ma ahimè era troppo lungo! Mille caratteri, spazi inclusi, mentre il mio era praticamente il doppio. Ho faticato parecchio a tagliare e accorciare. Alla fine il risultato, lo potete vedere qui, non è male, anche se credo abbia perso un po' della sfumatura iniziale.

Ciò premesso, se vi piace, se vi va, se… be’ potete votarmi! Basta cliccare, dopo averlo letto, sul cuoricino apposito.
Grazie a chi vorrà dedicarmi un po’ del suo tempo.

sabato 28 ottobre 2017

Una sola notte

Un’antica leggenda narra che la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre i morti possano tornare dai vivi, parlare con loro e passare insieme un po’ di tempo. Questa speranza era stata per Alba l’unico spiraglio di vita, dopo la morte di Francesco. Aveva atteso quella notte per mesi e ora finalmente avrebbe potuto rivedere il suo amore; chissà, magari avrebbe anche potuto riabbracciarlo.
Durante il giorno aveva pulito tutta casa, con particolare attenzione al salotto, dove si accingeva ad attendere la sua venuta. Accese le candele profumate sul tavolino basso e si accomodò sul divano rosso con le gambe accucciate verso il corpo. Si era avvolta attorno il plaid bianco, quasi fosse un abbraccio sostitutivo di Francesco. Accese lo stereo e lasciò che si diffuse una dolce melodia nella stanza. Con il cuore che ad ogni minuto sobbalzava in trepida attesa, sfogliava una rivista di moda, cercando di concentrarsi sui nuovi trend di stagione. Ma la mente vagava nel ricordo di Francesco e del tempo che avevano passato assieme. Il primo incontro, con quell’uomo bellissimo ma insolente, in fila per giocare al lotto. Si erano poi incontrati diverse volte in ricevitoria e l’amicizia a poco a poco era nata per poi trasformarsi in passione. Ripensò alle lunghe chiacchierate seduti davanti al caminetto di casa sua a parlare svogliatamente di temi scottanti come la politica, le tragedie nel mondo e, in modo più coinvolto, di giocate al lotto e di eventuali funerali che, di tanto in tanto, irrompevano nella loro esistenza. Ogni volta che moriva qualcuno che conoscevano, Francesco diceva, a seconda dei casi: “un genitore non dovrebbe mai sopravvivere ai propri figli” o “se muoio io per primo, ti porto in sogno i numeri del lotto”. Fin’ora non lo aveva mai fatto. Francesco era terrorizzato dalle malattie e, tragicamente, quella lo aveva colpito e portato via. Ripensò a quegli ultimi giorni di sofferenza: in pochi giorni lo aveva consumato e portato via. Ricacciò indietro le lacrime: quello non era un giorno triste, ma di speranza. Guardò l’orologio sopra il televisore spento: già mezzanotte, pensò. Ripose la rivista sopra il tavolino, spense lo stereo e accese la televisione. Girò i canali uno per uno alla ricerca di qualche trasmissione interessante, che le permettesse di passare il resto dell’attesa vigile, ma spensierata. Si soffermò un po’ di tempo a guardare un programma di anticipazioni cinematografiche e poi ricominciò a vagare tra i vari canali. Il tempo ora le sembra interminabile. Non sentiva più nessun rumore, nemmeno dalla strada. Si distese dolcemente appoggiando la testa sul cuscino. L’orologio indicava l’una meno un quarto di notte. Decise di guardare una sit-com vecchissima, che passavano periodicamente da anni in televisione. L’una e mezza. Ora sentiva freddo e decise di aggiungere al plaid un’altra coperta, per scaldarsi un po’. Una volta creato un nido caldo non provò nemmeno a cambiare canale in televisione per non dover allungare il braccio verso il telecomando. L’ultima volta che guardò l’orologio erano le due e sette minuti e Francesco non si era ancora fatto vedere. Nemmeno se ne rese conto, ma si addormentò.
Si svegliò solo quattro ore dopo, quando la luce entrava accecante dalla finestra: la sera prima si era dimenticata di chiudere le tapparelle. Smarrita si mise seduta. Quanto era stata stupida a credere ad una simile sciocchezza: è ovvio che i morti non ritornano! In cuor suo lo aveva sempre saputo che era solo una diceria per babbei, ma ci aveva voluto credere. Si era resa improvvisamente conto di essere stata un povera illusa, nemmeno avesse avuto dodici anni. Piano si alzò dal divano; le facevano male tutte le ossa. Se non fosse stata così sciocca e cieca, avrebbe almeno dormito nel suo letto. Si diresse lentamente verso la porta del corridoio, con il plaid ancora sulle spalle, ma tornò sui suoi passi. Sul tavolino c’era qualcosa che la sera prima non c’era: una ricevuta di giocata del lotto. Afferrò il foglietto arancione, lo osservò bene e scoppiò a piangere.

giovedì 19 ottobre 2017

Progetti incompiuti

Stavo riordinando un po' di file nel computer e mi sono resa conto di avere tanti progetti letterari incompiuti. Alcuni dei quali mi hanno portato via anche un bel po' di tempo ed energia; uno in particolare ha coinvolto anche questo blog per un certo periodo: "Un motivo per leggere", che doveva diventare poi un libricino divertente per invogliare a leggere.
Tanti progetti che poi si sono fermati, persi nel nulla, e si sono allontanati dalla mia mente.
Eppure prima di cominciare a scrivere ci rifletto molto. Alcune idee mi girano in testa per giorni e giorni, prima di rendermi conto che proprio non valgono la pena di consumare carta e penna o memoria nel mio hard disk. Quindi quello che comincia a prendere forma in parole scritte ha già superato una prima selezione. Ma allora, perché in così tanti non proseguono e non arrivano alla fine?
Non è mancanza di tempo (che poi, ne ho davvero così poco?) o eccesso di idee, per cui una spodesta l'altra tra le mie priorità, né sono cose così ambiziose che non riesco a realizzare perché si aggrovigliano su sé stesse.
Sono proprio progetti che non avranno un futuro perché banali e sempliciotti, privi di alcun potenziale.
Non credo, comunque, li cancellerò mai dal mio computer. Rimarranno lì a ricordarmi che qualche volta ci provo, che indipendentemente dal risultato ho osato, che comunque scrivere rimane sempre una passione, anche se poi non mi porta da nessuna parte.
Anche a voi succede? Avete anche voi progetti incompiuti? E vi siete mai chiesti perché non li avete portati a termine?