Sono una scrittrice esordiente. Sin da giovanissima mi sono cimentata a scrivere racconti. Qui ho trovato uno spazio dove esprimermi, dove postare i miei racconti in attesa del vostro giudizio, ma anche un luogo dove parlare di libri o semplicemente per raccontarvi della mia esperienza come scrittrice; a volte mi permetterò anche di divagare, per fermare un’idea o un momento. Ad ogni modo sarà un luogo dove imparare a scrivere e dove esercitarmi: un taglia e cuci di parole, proprio come un atelier!

lunedì 10 ottobre 2016

FRANTUMI

Il cuore batte all’impazzata poi si ferma un secondo per riprendere più veloce di prima. Sono tre notti che Rino si sveglia così, dopo aver faticato a prendere sonno.
Si solleva, agitato, stanco e sudato e scoppia a piangere.
La moglie si desta e lo abbraccia in silenzio.
«Non l’ho salvato!» Singhiozza tra le lacrime, che gli rigano la faccia stravolta. «Sono arrivato troppo tardi! Aveva solo sei anni...»
Sono tre notti che ripete sempre le stesse frasi. Davanti agli occhi macerie e morte e quel piccolo corpo esanime.
«Non è colpa tua.» Cerca di consolarlo la moglie, accarezzandolo. «Ne hai salvati altri...»
Ma le sue parole non sortiscono nessun effetto. Lo sa bene che le parole non possono nulla davanti a tanto dolore.
«Era lì, a un metro da me... ho provato a tenerlo desto... gli parlavo... cercavo di tranquillizzarlo... Aveva così tanta paura... e io gli avevo promesso che lo avrei presto liberato, che lo salvavo e lo portavo presto dalla mamma...» La voce così rotta da non poter continuare con quel racconto disperato. Lo sguardo perso oltre il ciglio del letto a guardare qualcosa che la moglie non può vedere.
«Capisci? Gli avevo promesso che lo salvavo, che non gli sarebbe successo nulla!» Urla.
Si nasconde il viso tra le mani.
«Il suo pianto si faceva sempre più debole, finché non l’ho più sentito… Un minuto! Bastava che arrivassi un minuto prima e lo avrei salvato!»
Rino è giunto con i primi soccorritori. È stato uno dei primi ad assistere alla distruzione: case sventrate, cumuli di macerie e detriti, persone spaventate, piangenti, smarrite. E poi morte. Tanti morti.
Ed infine la corsa alla ricerca dei dispersi. Persone intrappolate sotto le macerie, sole, ferite ed impaurite. Anche bambini. Tanti bambini. Troppi bambini.
E a ogni piccolo lamento Rino e i suoi colleghi si precipitano: c’è ancora speranza. Una vita da salvare contro il tempo. Ma dopo aver liberato due donne, una ferita e una miracolosamente illesa, non sono riusciti a salvare quel piccolo bambino terrorizzato, intrappolato tra le macerie della sua casa. Lo aveva estratto esanime e aveva tenuto quel corpo tra le braccia con dolcezza, come se quello fosse il suo bambino.
Non aveva avuto il coraggio di guardare in faccia la madre distrutta dal dolore. Glielo aveva appoggiato con delicatezza in grembo ed si era allontanato in silenzio a sfogare la sua disperazione lontano da ogni sguardo.
Rino si porta quell’angoscia addosso da quel giorno. Una colpa che non è riuscito ad espiare nemmeno aiutando nel recupero di un’altra persona.

Sua moglie assiste inerme alla sofferenza del marito. Un uomo dal cuore troppo generoso per sopportare tutto questo. La donna sa bene che tante persone hanno perso tutto in quel tragico terremoto che ha raso al suolo interi paesi, lo sa che molti, oltre alle proprie case che si sono sbriciolate in pochi minuti, hanno perso famigliari e amici. Ma sa anche che quel terremoto ha portato via un pezzo di suo marito e che non sarà mai più l’uomo che era.