Sono una scrittrice esordiente. Sin da giovanissima mi sono cimentata a scrivere racconti. Qui ho trovato uno spazio dove esprimermi, dove postare i miei racconti in attesa del vostro giudizio, ma anche un luogo dove parlare di libri o semplicemente per raccontarvi della mia esperienza come scrittrice; a volte mi permetterò anche di divagare, per fermare un’idea o un momento. Ad ogni modo sarà un luogo dove imparare a scrivere e dove esercitarmi: un taglia e cuci di parole, proprio come un atelier!

mercoledì 10 febbraio 2016

Troppo piccolo!

Sabato scorso ho acquistato L'Indice Dei Libri Del Mese e sfogliandolo il mio occhio è stato catturato da un articolo dedicato al volume di Luciano Gallino Il Denaro, Il Debito E La Doppia Crisi di venti pagine per un prezzo diciotto euro. È stata l'ennesima occasione per riflettere sulle dimensioni dei libri. In primis, perché il mio primo pensiero è stato: è quasi più lungo l'articolo del libro. Poi il mio pensiero è corso al mio romanzo 1976 - L'Urlo Dell'Orcolàt perché, lo ammetto, quando mi sono arrivate le prime copie a casa, ero rimasta in po' delusa dalle dimensioni che il mio testo aveva assunto in quel volume. Per scelta editoriale il carattere è piuttosto piccolo e il prodotto finale ha una dimensione di dieci centimetri per quindici. Ad aggiungere un po' di sconforto è stato leggere, di lì a pochi giorni, su uno dei blog che seguo (ma ahimè non ricordo quale) che la sua autrice (sono certa che si trattasse di una donna) dichiarava di escludere a priori dalla lettura i libri dalle dimensioni piccole. Questa affermazione mi aveva rivelato che le dimensioni ridotte del mio libro mi avrebbero precluso di arrivare a quella fetta di lettori che la pensano allo stesso modo. Io personalmente non ho mai dato peso alla grandezza di un volume, al massimo ho avuto qualche remore valutando la quantità di pagine rapportata al prezzo (insomma, richiamando l'esempio in premessa: diciotto euro per un libro di venti pagine mi sembra davvero eccessivo).
Ripensando alla mia biblioteca, posso farvi al volo due esempi di libricini piccoli (e con un carattere di stampa più grosso di quello usato dal mio editore): L'Uomo Che Piantava Alberi di Jean Giono e Una Lacrima Color Turchese di Mauro Corona, rispettivamente di cinquantuno e novantadue pagine. Volumetti che comunque hanno avuto un discreto successo di pubblico.
A me rimane il dubbio: ma le dimensioni, contano davvero così tanto?
Butto a voi la palla.

4 commenti:

  1. Ho molti libri piccoli in libreria e per me valgono quanto gli altri. Anche se ammetto di averli presi quasi tutti di occasionissima, perché in genere il rapporto dimensioni/prezzo nei libri piccoli è poco conveniente.

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    1. Come detto, rapporto quantità/prezzo è l'unica cosa che mi frena. A volte i piccoli libri possono riservare belle sorprese!

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  2. Sono io la donna di cui parli, quella che non compra libri smilzi. E' proprio così. Se mi chiedi: "Pensi che un libro breve valga meno di uno corposo?", io ti risponderò di no, e sarò sincera; lo stesso non sceglierò libri di poche pagine se non in bliblioteca, perché amo sentire il libro come un amico con cui fare un tratto di strada, e una storia che termino in due ore per me non vale il prezzo. E' solo una questione di gusti personali, non un giudizio di valore, e non ho mai sentito di altri che la pensino come me. Forse puoi stare tranquilla! :) (Ho pubblicato un racconto lungo legato a un concorso. E' smilzo, ma lo adoro!)

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  3. I gusti non si discutono mai! Era solo una riflessione personale, visto che in effetti più di qualcuno mi ha fatto notare che non ama i libri piccolini. Un modo, insomma, di mettermi in discussione come scrittrice!

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