Per me i dizionari sono ancora strumenti indispensabili nel processo di scrittura. Non perché sia ancorata al passato o perché rifiuti gli strumenti tecnologici. Anzi, quando cerco qualcosa passo sempre prima per internet: più immediato e veloce. Però tante volte succede che quello che trovo non mi soddisfa, perché non sufficientemente approfondito. E così allungo la mano verso la libreria, quella bassa, posizionata strategicamente sotto la finestra accanto alla scrivania, ad afferrare un dizionario.
In particolare, negli ultimi anni, ho riscoperto il "vocabolari riguladot", un dizionario di traduzione di termini carnici, nella variante del comune di Rigolato, con il suo inconfondibile uso della "o" finale e molto più vicino al mio parlato, rispetto al friulano di noti dizionari. Ci sono termini in friulano/carnico dalle sfumature uniche e, ahimè, intraducibili in italiano, che userei molto volentieri nei miei racconti. Come ad esempio "cretea", che letteralmente significa "albeggiare" ma che in sé richiama l'alba in montagna, quando il sole spunta dal "cret", la punta rocciosa del monte. Un'unica parola che evoca un'intera scena, come una diapositiva proiettata sulla parete.
Perché le parole sono magiche!
domenica 15 marzo 2020
domenica 26 gennaio 2020
2019: un anno di libri
Questo post arriva molto tardi e forse non doveva essere scritto. Non qui almeno. Ho pensato diverse volte, per mantenere quella ce ormai era diventata una tradizione, di proporlo su Facebook o su Instagram, dove sono un po' più attiva.
Lo avrete capito, il blog era destinato a chiudere, ma non ho mai avuto il coraggio di farlo ufficialmente...
E infatti eccomi qui, perché il blog è una parte di me, il primo posto dove mi sono esposta come scrittrice. Non me la sento di chiuderlo e, anche se continuerò a pubblicare qualcosa solo sporadicamente, voglio mantenerlo attivo, per gli articoli più lunghi e più tecnici.
Quindi perché non ripartire con le tradizioni?
Bando alle ciance e mettiamoci a parlare di libri.
Nella scelta dei libri da leggere nessun criterio, solo l'umore personale e il gusto personale, senza limiti di genere o confini geografici. E quindi nell'elenco qui sotto ci sono libri che ho amato moltissime, che mi hanno coinvolto ed emozionato, ma ci sono anche libri che mi hanno delusa, che ho fatto fatica a finire, che, secondo il mio personalissimo giudizio, non meritavano di stare in cima alla classifica; ci sono poi libri letti per pura curiosità e altri per motivi di studio (no, non sono tornata a scuola, sono libri di narrativa, che leggo per studiarne il genere e le tecniche :-P)
1) Grammatica della fantasia, Gianni Rodari
2) Un lupo alla mia porta, Nick Jans
3) Quando l'amore nasce in libreria, Veronica Henry
5) L'occhio del lupo, Daniel Pennac
6) L'uomo illustrato, Ray Bradbry
7) Siamo quello che leggiamo, Aiden Chambers
8) Come una favola, Danielle Stell
9) L'Arminuta, Donatela Di Pietrantonio
10) Le forme del male, Paolo Morganti
11) In corpore vili - Anatomia di una lettrice, Lorella Barlaam
12) Un caso speciale per la ghostwriter, Alice Basso
13) Ogni riferimento è puramente casuale, Antonio Manzini
14) Tipi non comuni, Tom Hanks
15) Cucito addosso, Rebecca Quasi
16) La vita inizia quando trovi il libro giusto, Alig Berg e Michelle Kalus
17) Sem medo de ser feliz - Senza para di essere felice, Lara Calliaris
18) Aganis e Sbilfs, Emanuela Paulin
19) Fiori sopra l'inferno, Ilaia Tuti
20) Il mercante di libri maledetti, Marcello Simoni
21) Assassinio sull'Orient-Express, Agatha Christie
22) Cuore primitivo, Andrea De Carlo
23) Il punto alto della felicità, Maura Daltin
24) La scrittura o la vita, Annalena Benini
25) Lo zen dell'arte di scrivere, Ray Bradbury
26) La gatta che cacciava i fantasmi, Stefania Conte
27) La lunga strada verso te, Virginia Romanin
28) L'Ors di Pani -Storie e racconti della Carnia, Pier Arrigo Carnier
29) Rebecca Town a Londra, Manuela Siciliani
30) C'è un leopardo in terza c!, Angela Molfetta
Ora tocca a voi: commentate il mio elenco, ditemi cosa abbiamo letto in comune e chiedetemi perché di certe scelte o se mi sono piaciuti.
E per approfondire, ecco i precedenti "anni di libri":
2018: un anno di libri
2017: un anno di libri
2016: un anno di libri
2015: un anno di libri
15) Cucito addosso, Rebecca Quasi
16) La vita inizia quando trovi il libro giusto, Alig Berg e Michelle Kalus
17) Sem medo de ser feliz - Senza para di essere felice, Lara Calliaris
18) Aganis e Sbilfs, Emanuela Paulin
19) Fiori sopra l'inferno, Ilaia Tuti
20) Il mercante di libri maledetti, Marcello Simoni
21) Assassinio sull'Orient-Express, Agatha Christie
22) Cuore primitivo, Andrea De Carlo
23) Il punto alto della felicità, Maura Daltin
24) La scrittura o la vita, Annalena Benini
25) Lo zen dell'arte di scrivere, Ray Bradbury
26) La gatta che cacciava i fantasmi, Stefania Conte
27) La lunga strada verso te, Virginia Romanin
28) L'Ors di Pani -Storie e racconti della Carnia, Pier Arrigo Carnier
29) Rebecca Town a Londra, Manuela Siciliani
30) C'è un leopardo in terza c!, Angela Molfetta
Ora tocca a voi: commentate il mio elenco, ditemi cosa abbiamo letto in comune e chiedetemi perché di certe scelte o se mi sono piaciuti.
E per approfondire, ecco i precedenti "anni di libri":
2018: un anno di libri
2017: un anno di libri
2016: un anno di libri
2015: un anno di libri
martedì 12 marzo 2019
Giocando con le parole: Carnia
Da quando ho aperto il mio profilo Instagram, ho riscoperto il piacere di giocare con le parole. Ho rispolverato quei giochini che tanto odiavo quando andavo a scuola, che ora, invece, si rivelano interessanti: acrostici e tautogrammi, che ben si prestano a essere trasformati graficamente e postati, appunto, su un social di fotografie e immagini come Instagram.
Sono anche dei bei esercizi di allenamento creativo, soprattutto in quei periodi in cui ho meno tempo da dedicare alla scrittura.
Vi propongo qui l'acrostico di Carnia, territorio del nord-ovest del Friuli Venezia Giulia, terra dove abito e che amo molto.
Cime svettano nell'
Azzurro cielo, ispirano
Riposo bucando le
Nuvole con le punte
Innevate e invitano a respirare l'
Aria buona di montagna.
E voi, giocate mai con le parole?
lunedì 18 febbraio 2019
Agatha Christie: scrittrice per scommessa?
Sembrerebbe di si. Agatha Christie, la regina indiscussa del giallo, ha scritto il suo primo romanzo “Poirot a Style Court” a seguito di una scommessa con la sorella maggiore.
Ad onore di cronaca, la scrittrice non era proprio una neofita: si dilettava già a scrivere novelle e la sorella colse l’occasione per sfidarla, certa che non sarebbe riuscita a scrivere un intero romanzo. Era il 1914, durante la Prima Guerra Mondiale, e Agatha Christie prestava il proprio servizio come infermiera.
Non ho capito bene se tale scommessa era stata una sfida-dispetto tra sorelle o se la sorella, intuendone il talento, l’avesse sfidata per tirale fuori un potenziale, che altrimenti sarebbe rimasto latente. Pur conoscendo, per esperienza personale, i rapporti semi-conflittuali che sono a base dei rapporti tra sorelle, propendo per la seconda ipotesi: anche se sognava di diventare una cantante lirica, la Christie già scriveva racconti; la scrittura era già parte di lei e sono certa che, magari un po’ più tardi, avrebbe comunque scritto romanzi e il risultato sarebbe stato più o meno lo stesso.
E voi, cosa ne pensate? Senza l’intervento fortuito della sorella, avremmo avuto comunque la Signora del giallo?
mercoledì 9 gennaio 2019
Segnalazione "Tra l'ombra e l'anima" di Maria Teresa Steri
Segnalo a tutti gli amanti della buona lettura il nuovo romanzo di Maria Teresa Steri Tra l'ombra e l'anima in uscita oggi.
Si tratta della seconda edizione completamente riveduta del thriller I custodi del destino, già edito 2009 da Deinotera Editric.
Titolo: Tra l’ombra e l’anima
Autore: Maria Teresa Steri
Data di pubblicazione: 9 gennaio 2019
Genere: thriller psicologico-paranormale
Pagine: 370
Trama
Da due anni la mia vita non è più la
stessa. Visioni e memorie di eventi mai vissuti mi costringono a rintanarmi in
casa. L’ossessione per un uomo sconosciuto – da me battezzato “il Visitatore” –
minaccia il mio matrimonio. Né mio marito né il terapista al quale mi sono
rivolta sono disposti a credermi. Solo Alba, una donna incontrata su Internet,
sembra in grado di darmi delle risposte. Mi ha convinta che i miei strani
ricordi appartengono a una vita precedente e che il Visitatore è un uomo in
carne e ossa.
Ora però Alba è morta, forse assassinata
da una misteriosa associazione, e io sono rimasta da sola a cercare l’uomo
delle mie visioni. Ma la rete di segreti che circondava Alba si sta stringendo
pericolosamente intorno a me. E affrontare il passato che ho dimenticato è come
gettare uno sguardo in un pozzo oscuro e senza fondo.
Le anime con un
legame antico si rincontrano sempre.
Ebook o
cartaceo in vendita su Amazon:
Prezzo
ebook: € 2,99
Prezzo
cartaceo: € 11,00
GRATIS con
Kindle Unlimited
Primi
capitoli scaricabili in pdf: http://bit.ly/2QmdZTS
Incipit
In
apparenza è un giorno come tutti gli altri. Simone si prepara per andare al
lavoro, io indugio davanti alla finestra del salotto, intenta a osservare la
strada. In realtà non è un giorno qualunque, perché oggi per la prima volta
dopo due anni metterò piede fuori casa da sola.
Sto
andando a caccia di risposte. Alla ricerca di un uomo che mi ha rovinato la vita
e che pure smanio di incontrare, conoscere, guardare in faccia. Un uomo che non
so neppure se esista davvero o se sia solo il frutto di un morboso vaneggiare,
un’opportunistica invenzione della psiche, come asserisce il mio terapista.
Stringo
con entrambe le mani la solita tazza di caffellatte con un misto di
eccitazione, paura e senso di colpa. Abbandonare la sicurezza delle mura
domestiche mi atterrisce. Tutto il mio mondo è stato tra queste pareti per così
tanto tempo che stento a credere ci sia altro là fuori.
Da due
anni ho smesso di lavorare, vedere gli amici, andare a fare la spesa, uscire la
sera. Vivo in una reclusione auto imposta nel tentativo di arginare le mie
ossessioni.
Estratto
Ormai è cessata ogni ribellione. Non ho più paura dell’immobilità che mi imprigiona, ho accettato di non poter muovere un solo muscolo, di essere in balia di quest’entità sconosciuta e intangibile che viene a farmi visita. Le permetto di travolgermi e intontirmi fino all’offuscamento totale della coscienza.
Spesso è un contatto intimo, intenso, quasi carnale. Altre volte solo un tocco delicato ed evanescente. L’accompagna però sempre una penosa nostalgia, un desiderio lacerante per qualcosa di perduto.
Quando se ne va, mi ritrovo dolorosamente vuota, in uno stato mentale sospeso, finché pian piano i sensi ritrovano la calma.
Mi giro su un fianco e il mio corpo viene pervaso dal sopore.
Ho combattuto a lungo contro il Visitatore, gli ho opposto resistenza, tentando di sottrarmi alla sua seduzione e rifiutando di ammettere l’effetto inebriante che aveva su di me. Ne ho avuto persino terrore in un primo tempo. Ma per quanti sforzi abbia fatto, non sono mai riuscita a rinunciarvi.
Biografia
autrice
Maria
Teresa Steri è nata nel 1969 e cresciuta a Gaeta. Dopo la laurea in Lettere e
Filosofia si è trasferita a Roma, dove vive attualmente con il marito. Ha
collaborato come giornalista pubblicista nella redazione di quotidiani e
riviste.
Cura
il blog Anima di carta (https://animadicarta.blogspot.com/) dedicato a chi ama scrivere e leggere. Si interessa
di scrittura creativa e antroposofia. È un’appassionata di Alfred Hitchcock. I
suoi autori di narrativa preferiti sono Ruth Rendell e Boileau-Narcejac.
Ha
pubblicato nel 2009 il suo primo romanzo “I Custodi del Destino” (Deinotera
Editrice, fuori catalogo), un thriller basato sull'idea della reincarnazione.
Nel 2015 è nato “Bagliori nel buio”, un noir sovrannaturale, e nel 2017 il
thriller esoterico “Come un dio immortale”. Nel 2019 è uscita la seconda
edizione de “I Custodi del Destino” (interamente riveduto) con il titolo “Tra
l'ombra e l'anima”.
Blog
autrice: Anima
di carta
giovedì 3 gennaio 2019
2018: un anno di libri
Come tradizione di questo blog vuole, ecco l'elenco delle letture dell'anno appena trascorso.
Ormai non è una novità che leggo un po' di tutto, senza alcun criterio se non l'umore del momento.
Nel 2018 ho letto, a fianco di nomi noti, diversi libri pubblicati in self, complici, immagino, le frequentazioni web; ho scelto anche alcune pubblicazioni locali e devo dire che mi hanno soddisfatta; gli e-book, come al solito, sono stati pochissimi, non riesco ancora ad abituarmi alla parola su schermo.
* Storia di una ladra di libri, Mackus Zusak;
* Il manifesto del libero lettore, Alessandro Piperno;
* Come sono diventata scrittrice, Eudora Wetty;
* Diario di un cinico gatto, Daniele Palmieri;
* Se tu non fossi qui, Barbara Anderson e Alberto Guerrini;
* Pomeriggio di uno scrittore, Peter Handke;
* La scrittura è difficile, Marco Freccero;
* Annunci facebook per scrittori, Silvia Pillin;
* Book-blogger - Scrivere di libri in rete: come, dove, perché, Giulia Ciarapica;
* Nascita di una ghostwriter, Alice Basso;
* 4 3 2 1, Paul Auster;
* La scrittrice del mistero, Alice Basso;
* La tredicesima storia, Diane Setterfield;
* Victorian Horror Story, Mala Spina;
* Il mio mondo nei tuoi occhi, Giulia Borgato;
* Uno studio in rosso, Arthur Conan Doyle;
* La mia famiglia e altri animali, Gerard Durell;
* La ricetta del vero amore, Nicolas Barreau;
* Te lo giuro sul cielo, Luigi Maieron;
* La compagnia dei benandanti, AA.VV.;
* Tra le pagine di un libro, Sonia Gimor;
* Storie di fantasmi, Manuel Vàzques Montalbàn;
* Una vita da libraio, Shaun Bythell;
* Il procuratore, Andrea Vitali;
* L'uomo di Calcutta, Abir Mukherjee;
* Ruba come un artista, Austin Kleen;
* Eleanor Oliphant sta benissimo, Gail Honeyman;
* Desperate writers - Vademecum per scrittori irriducibili, Bruna Graziani;
* Viaggio in Carnia, Giovanni Comisso;
* Titoli di coda, Petros Markaris;
* La misura di tutto, Camilla Ranzullo;
* Una passione sinistra, Chiara Gamberale;
* Racconti di Natale, Angela Catalini.
Cosa ne pensate del mio elenco?
Qualcuno di voi ha letto gli stessi libri?
Per dare un'occhiata agli elenchi degli anni scorsi:
domenica 23 dicembre 2018
Dottor ghiaccio
Entrando in casa, M. accese solo la piccola abatjour posata sulla madia d’ingresso, accanto al portaoggetti di cristallo, che usava per riporre le chiavi. Si tolse le scarpe e la giacca che ripose con cura nell’apposito armadio. Poi, con passo leggero, andò a stendersi sul divano bianco che faceva bella mostra di sé al centro dell’openspace.
Il bello del suo appartamento era il completo silenzio che vi regnava.
Era esausto.
E triste.
Quel giorno era morto un suo paziente. Non era il primo e non sarebbe stato l’ultimo.
In ospedale lo chiamavano il Dottor ghiaccio per la sua capacità di rimanere impassibile davanti alla sofferenza dei suoi pazienti e a quella dei loro familiari, sia quando annunciava la fatale diagnosi, sia durante le lunghe e penose terapie, sia quando infine il paziente non ce la faceva e gli toccava comunicarlo ai parenti.
La sua era solo una maschera che aveva indossato sin dal primo giorno. Un medico non poteva certo piangere assieme ai suoi pazienti. Doveva essere invece un punto saldo, una figura solida a cui far riferimento.
Questo era quello che mostrava, ma dentro di sé gli sembrava di avere un leone arrabbiato che voleva uscire e gli lacerava il petto.
Era dicembre. Il mese più difficile in assoluto. Per chiunque. Era il mese della famiglia e degli affetti, ma anche il mese della malinconia. Il mese dove l’assenza delle persone care perse, anche da tempo, riprendeva piede negli animi, squagliando i cuori.
Annunciare ai famigliari che la battaglia intrapresa dall’amato congiunto non era servita a niente era sempre una prova difficile, ma proprio a ridosso del Natale lo era ancora di più, quasi che il dolore dei parenti si raddoppiasse.
Lo sapeva bene lui, che aveva visto impotente morire sua madre proprio il giorno di Natale.
Era ancora piccolo, ma quel giorno cambiò drasticamente la sua vita. Non aveva potuto aiutare la persona alla quale aveva voluto più bene al mondo e aveva deciso che la sua vita l’avrebbe spesa per evitare ad altri di soffrire come aveva sofferto lui.
Si era buttato a capofitto nello studio e si era iscritto a medicina, per poi specializzandosi in oncologia.
Dopo che anche suo padre se ne fu andato, non aveva coltivato altri affetti se non la passione per il suo lavoro. Aveva fatto importanti scoperte e aiutato tanti pazienti, che solo fino a qualche anno prima non avrebbero avuto alcuna speranza, ma purtroppo non riusciva a salvarli tutti.
Erano sempre troppi quelli che non ce la facevano.
Quando però i suoi pazienti guarivano e lo guardavano con occhi rinati e speranzosi, si dimenticava di tutto e sapeva che il paziente di lì a poco avrebbe festeggiato con amici e famigliari quella seconda possibilità.
Si era quasi assopito, quando suonarono al campanello.
Chi poteva essere? Non riceveva ospiti da una vita.
Si ricompose e asciugandosi le guance dalle silenziose lacrime, quasi del tutto seccate, aprì la porta del suo appartamento, senza nemmeno chiedere prima chi fosse.
Davanti si presentò un omino timido, che con reverenziale rispetto si tolse il cappello di feltro, mostrando una testa quasi del tutto calva.
Era un volto noto, ma che M. non riusciva a mettere a fuoco.
«Buona sera dottore.» Disse l’uomo, visibilmente imbarazzato, con un filo di voce. «Ecco, niente, spero solo di non averla disturbata. Solo, che, ecco, non l’avevamo ringraziata per aver salvato la vita a nostra figlia e…».
Ecco chi era il signore davanti all’ingresso di casa sua: il signor R. Lo aveva visto tante volte negli ultimi mesi accompagnare la figlia per una leucemia, che sembrava del tutto regredita.
«Ma guardi, che mi ha ringraziato.» Rispose, quasi più imbarazzato del suo interlocutore, ma ritrovando la sua voce ferma e impostata da Dottor ghiaccio. «E poi mi basta sapere di aver aiutato a guarire il mio paziente.»
Il signor R. gli fece un ampio sorriso.
«Be’ ecco, non so come dirglielo, ma siccome abbiamo saputo dall’infermiera che lei è tutto solo, ecco, saremmo felicissimi di averla a cena stasera con noi per il Veglione, perché non lo avremmo festeggiato se non fosse stato per lei!»
M. rimase senza parole. Doveva indagare subito chi era l’infermiera che si permetteva di parlare della sua vita privata con i pazienti e le avrebbe fatto una bella lavata di capo, di quelle che non si scordano.
«La prego, non si faccia implorare. Davvero, un uomo come lei non dovrebbe passare la Vigilia da solo. Noi non abbiamo altro modo di ringraziarla. Siamo gente semplice. Ma vedrà, passerà una bella serata in compagnia di amici e, chissà, magari le toglieremo un po’ di malinconia.»
M. guardò l’uomo chiedendosi come facesse a sapere del cratere vuoto che gli ammorbava il cuore, ma quando questi con un sorrisetto ammaliante gli fece l’occhiolino, si ricordò che il suo vuoto era molto simile ad ogni altro cuore che si sentiva solo. Non c’era nessuna magia nelle parole del signor R., solo una logica deduzione.
Eppure una magia c’era stata, perché M. accettò l’invito e passò una Vigilia in famiglia, ridendo e sentendosi riempire dentro.
E… forse l’infermiera pettegola si meritava un cestino al posto di una lavata di capo.
lunedì 19 novembre 2018
IL PRIMO PAIO DI SCARPE DA GINNASTICA
Quando
mi è stata proposta la gestione del rifugio non ho esitato minimamente e ho
risposto subito di sì. Il modo migliore di conciliare lavoro e passione per la
montagna. È stato quasi un sogno. Poter vivere tanti mesi in quota, avere la
possibilità di arrampicarmi quasi ogni giorno e godere di un panorama
mozzafiato che spazia dalla vetta fino giù a valle, respirare aria fresca e
pulita e immergermi nei suoni della natura, che negli anni ho imparato a
riconoscere: dal fischio della marmotta al bramito del cervo, fino a
distinguere la specie degli uccelli dal loro cinguettio. Sono nata in un
piccolo paesino montano e sono cresciuta imparando a conoscere e apprezzare le
bellezze di boschi, monti e corsi d’acqua, ma anche a capire quali sono i
pericoli insiti in questo ambiente ancora inviolato. Perché la montagna è
affascinante, ma se non la conosci è anche molto pericolosa.
Il
rifugio è raggiungibile sia a piedi sia con un fuoristrada. A piedi ci sono due
sentieri, uno adatto per i camminatori meno esperti, più lento e meno ripido,
mentre l’altro è più ripido, ma ti permette una più veloce salita. E poi dal
rifugio ci sono diverse escursioni per ogni livello di preparazione.
In
questa avventura mi hanno seguito mia mamma e mia sorella: un rifugio tutto al
femminile!
Come
me, entrambe amanti della montagna, mia mamma si è subito occupata della cucina
e con i suoi piatti tipici e le sue torte per viziare gli avventori.
Devo
dire che il lavoro è molto gratificante e mi sta dando delle vere
soddisfazioni. Ci sono giornate in cui si corre dalla mattina alla sera perché
il rifugio è pieno, sia durante la giornata con gli escursionisti di passaggio,
sia la sera quando le camere sono tutte occupate. Ci sono, invece, giornate in
cui non vedi nessuno e mi posso dedicare a me stessa e alle mie passioni, dalle
arrampicate in quota fino alla semplice osservazione della fauna e della flora.
Forse le giornate peggiori sono quelle quando piove: non puoi uscire e nessuno anima
viva; a volte siamo fortunati quando alcuni clienti, ignari o temerari delle
previsioni atmosferiche, si fanno sorprendere dal brutto tempo e rimangono in
rifugio, e così ci facciamo compagnia a vicenda.
Una
cosa, in particolare, mi ha sorpreso in questo lavoro: l’abbigliamento degli
escursionisti. Scioccamente, davo per scontato che i frequentatori della montagna
adottassero un abbigliamento consono, non dico attrezzato come un arrampicatore
professionista, ma almeno un vestiario comodo e, soprattutto, delle scarpe
adatte, magari anche solo un paio di scarpe da ginnastica gli escursionisti,
molto valide per i meno esperti che camminano nei sentieri turistici. E invece
in rifugio, complice la possibilità di salire anche in fuoristrada, sono
arrivati tacchetti, sandali, minigonne e fintanto infradito.
Per
me, che ho imparato a conoscere i pericoli della montagna fin da piccola, è
fondamentale la sicurezza e sono stata ben felice di partecipare ai corsi di
primo soccorso e di guida alpina necessari per avviare l’attività, per cui non
posso fare a meno di rimarcare la clientela quando proprio sta esagerando: è
solo una questione di buon senso, che sembra mancare.
«Non
avrà mica intenzione di andare per sentieri con quelle zeppe?» Ho chiesto una
volta ad una signora seduta al tavolone di legno fuori dal rifugio. La donna, dopo
avermi fulminata con lo sguardo, mi ha risposto: «Indosso SOLO scarpe con
tacco. E poi queste sono più comode di un paio di pantofole!» E poi si è
voltata verso il marito in uno scatto di stizza. Probabilmente erano solo snob
di città che raggiungevano la quota con il loro SUV ultimo modello, solo per
vantarsi poi con gli amici, ignorando completamente che questo non è vivere la
montagna. Fatto sta che passata poco più di un’ora, ritornò in rifugio il
marito pallido come un lenzuolo candeggiato e agitato come una pallina da
flipper. Mi ci vollero alcuni minuti per capire cosa mi stava dicendo: il
cellulare non prendeva e non poteva chiamare i soccorritori, la moglie che
voleva solo raccogliere un bellissimo fiore blu, era caduta, era svenuta, forse
morta, non rispondeva.
Mia
sorella ed io ci precipitammo veloci lungo il sentiero turistico. Mi ero
portata dietro il telefono satellitare, ma prima di chiamare i soccorsi volevo raggiungere
la donna e verificare di persona la situazione. Perché se conoscevo la zona, e
la conoscevo bene, la donna non poteva aver fatto una caduta così rovinosa. Con
il nostro passo allenato, in un quarto d’ora avevamo raggiunto il punto della
caduta, con un marito annaspante alle nostra spalle. Come immaginavo la donna
era scivolata un paio di metri lungo il pendio, dopo aver tentato di
raccogliere una Genziana. Ovviamente un fiore la cui raccolta è proibita,
un’azione che poteva denotare ignoranza delle regole montane o, peggio, sprezzo
per le stesse. Per fortuna un piccolo terrazzamento naturale l’aveva fermata.
Il grosso del danno glielo avevano procurato le zeppe, perché oltre a un paio
di escoriazioni si era slogata in malo modo la caviglia sinistra. Non era
rotta, ma si era già gonfiata molto e le faceva sicuramente molto male.
La
donna era palesemente sotto choc, ma sembrò subito più sollevata quando ci vide.
Mia sorella le offrì una borraccia di acqua fresca e dopo aver sorseggiato,
riprese un po’ di colorito e rispose alle nostre domande, anche se a
monosillabi.
Non
fu difficile recuperarla: non ci fu bisogno di corde, ma bastarono le nostre
gambe allenate ed esperte e due paia di braccia per sollevare e sorreggere
l’infortunata. Avrebbe potuto scendere il marito, senza creare inutili
allarmismi, ma non ne aveva avuto il coraggio. Era proprio per situazioni come questa,
che al corso ci avevano insegnato prima di tutto a raggiungere il posto e
verificare la situazione di persona, per evitare di far partire uomini ed
elicotteri senza una reale emergenza.
Solo
dopo aver trascinato la donna fino al sentiero, il marito si avvicinò e si
offrì di aiutarci a guidare la moglie fino al rifugio.
Al
nostro rientro c’erano ad attenderci clienti curiosi e in pensiero e nostra
madre, che in situazioni come questa si preoccupa, oltre che della salute degli
escursioni, anche per quello che può succedere alla sue figlie. Mia sorella,
scuotendo la testa, riprese la sua postazione in rifugio. Io accompagnai i due
al loro SUV e mi raccomandai all’uomo di raggiungere l’ospedale per fare una
radiografia alla caviglia della donna. Non mi sembrava rotta, ma in fondo mica
sono un medico.
Ecco,
quando vedo in montagna scarpette con la soletta liscia, tacchettini o cose
simili, racconto sempre l’episodio della signora con le zeppe. La quale, tra
l’altro, ritornò in rifugio un paio di settimane dopo per ringraziarci. Con un
sorriso un po’ imbarazzato mi disse: «Ha visto cara? Mi sono comprata il mio
primo paio di scarpe da ginnastica!» e sollevò la gamba per mostrarmi un bel
paio di scarpe nuove di zecca. Decisamente più adatte.
lunedì 12 novembre 2018
Nuova collaborazione con la EtroMirroR Edizioni
Da un po' di
tempo sulla copertina del mio libro L'uomo che misurava il tempo campeggia
il logo della casa editrice EtroMirroR e a
qualcuno potrebbe sorgere spontanea la domanda: «Ma non era un libro
auto pubblicato?»
La risposta è sì, lo era e lo è tuttora.
La verità è che si tratta di un progetto completamente nuovo,
che non è mai stato sperimentato prima.
La EtroMirroR Edizioni, infatti, ritiene che nel mondo
del self ci siano autori e romanzi validi che meritano di essere supportati e
di avere una maggiore visibilità presso i lettori. Con questo spirito il mio
romanzo è stato (lo dico con un certo orgoglio!) scelto da questa innovativa
casa editrice e io ho accettato di buon grado.
Rimango, con questo libro, un'autrice self, ma supportata da
una casa editrice e dal suo staff: un ibrido tra editoria tradizionale e l'auto
pubblicazione.
Sono entusiasta di provare questa nuova esperienza.
Lo sapete, a me piacciono le novità e cosa c'è di meglio di
un progetto mai visto e provato prima?
Non sono ancora certa di come procederà il tutto, ma ho
capito che il bello di questo progetto è che non necessariamente debba essere
spiegato, ma l'importante è viverlo!
Chissà, magari un domani potò rendermi conto di essere stata
parte attiva di una rivoluzione nel campo editoriale!
Per maggiori informazioni vi invito a leggere il sito web della EtroMirroR edizioni.
venerdì 9 novembre 2018
Blog tour “Come un dio immortale” - Intervista acrostica
Ben
trovati a tutti!
Oggi
ho l’immensa fortuna di avere come un ospite
la scrittrice Maria Teresa Steri
e il blog tour di presentazione del
suo terzo romanzo Come un dio immortale.
Non
conosco Maria Teresa di persona, ma ormai sono diversi anni che ci frequentiamo
nell’etere ed è l’opposto di me: costante
e instancabile, cura regolarmente
il suo seguitissimo blog Anima di carta e scrive romanzi lunghi. Ma
tranquilli: non dovete in alcun modo intimorirvi davanti al volume del libro,
perché Maria Teresa scrive molto bene e i suoi romanzi scorrono che è un
piacere e li divorerete in pochi giorni.
Ciò
premesso, devo farvi una confessione: oggi sono un po’ emozionata. Mentre io
sono già stata ospite nel suo blog e in altri, è la prima volta che ospito
qualcuno nel mio. In questi anni ho
ricevuto molto, sia in termini di visibilità,
sia in consigli e suggerimenti da parte di colleghi
scrittori, a cominciare proprio da Maria Teresa, sempre molto gentile e disponile. Sono felice di poter ricambiare e mi
piacerebbe che questo post di oggi fosse solo il primo di una lunga serie.
Inoltre,
siccome il blog tour del romanzo Come un dio immortale giunge qui
dopo numerose altre tappe, dove il libro è stato presentato in molti
suoi aspettati e dove molte domande sono state rivolte alla sua autrice, non
volendo essere ripetitiva, banale o ridondante ho proposto a Maria Teresa una
specie di giochino.
Ho
preso il suo cognome è ne ho fatto un acrostico,
da cui mi sono ispirata per porle poi alcune domande:
Scrittura
Testo
Esoterismo
Ricerca
Ispirazione
Ma
ora bando alle ciance, ho preso sin troppo spazio alla mia ospite.
Scrittura –
quando è nata la passione per la scrittura? Qual è il tuo rapporto con la
scrittura?
In questo senso sono il solito cliché, visto che amo la scrittura
fin da quando ero piccola. Ricordo di aver cominciato scribacchiando una specie
di giornalino di casa, poi buttando giù storielle molto brevi. Man mano che
crescevo e mi appassionavo alla lettura, è nata sempre più la voglia di creare
delle storie più complesse.
Tuttavia, il mio rapporto con la scrittura è sempre stato
altalenante, perché ai periodi di scrittura furiosa si alternavano anche fasi
di stanchezza creativa e demoralizzazione. Sono ancora oggi alla ricerca di un
equilibrio, provando a concentrarmi il più possibile sulla bellezza e la gioia
di scrivere e cercando di essere più costante.
Testo – Come un Dio immortale ha 550 pagine, che
però si leggono molto velocemente. Quanto tempo ci hai messo per scriverlo? E
quando hai sentito che era pronto per la pubblicazione?
Questo romanzo ha avuto una lunghissima gestazione, circa quindici
anni, durante i quali ho scritto altre storie. Ogni tanto lo riprendevo in mano
e facevo importanti modifiche. Durante l’ultimo anno prima della pubblicazione,
sono finalmente riuscita a inquadrare la trama. Da lì il processo della
scrittura è stato più lineare. Quando ho scritto gli ultimi capitoli avevo già
revisionato molte volte tutto il resto, quindi ero sicura di essere ormai al
traguardo. Poco prima della pubblicazione, quando il romanzo era nelle mani dei
beta reader, ho avuto la sensazione che fosse arrivato il momento del distacco,
di lasciare andare la storia. In questi casi non credo ci siano segnali
eclatanti, è un’impressione molto sottile, ma precisa.
Esoterismo – è elemento sostanziale nei tuoi romanzi.
Qual è il tuo rapporto con il paranormale? Ci credi, ne sei influenzata o hai
il giusto distacco?
La convinzione che esista altro oltre al mondo fisico condiziona
inevitabilmente. Però dopo tanti anni in questo campo ho trovato un mio punto
di equilibrio, quindi ne sono influenzata ma senza esserne ossessionata. Per
scrivere storie condite con il paranormale secondo me serve
necessariamente un po’ di distacco, altrimenti si diventa morbosi
e la storia ne risente.
Ricerca – per scrivere Come un Dio immortale quanta
ricerca hai fatto e dove (internet, biblioteca, testi accumulati negli anni
nella tua biblioteca personale)?
Devo confessare di fidarmi poco di internet per le mie ricerche. O
meglio lo uso per piccoli dubbi, questioni spicciole. Ma se si tratta di
documentazione vera e propria, di argomenti che costituiscono la base di un
romanzo, mi affido ai libri della mia biblioteca personale. Ma anche qui cerco
di scegliere con attenzione i testi, perché in campo esoterico si trova
tantissima fuffa, tante chiacchiere di persone che non sanno neppure di cosa
parlano.
Le ricerche, comunque, sono il pane quotidiano della mia
scrittura, anche se poi mi piace elaborare parecchio, abbinandovi elementi di
fantasia.
Ispirazione – dove hai preso l’ispirazione per Come un
Dio immortale, come è nata la storia?
Lo spunto è nato da un sogno, tanti anni fa, come ho raccontato
nel post sulla costruzione della trama ospitato da Serena Bianca De Matteis. Da
allora non mi è più capitato di lasciarmi ispirare dai sogni, perlomeno non per
un’intera storia, però spesso mi succede di svegliarmi con qualche idea o
modifica da fare a ciò che sto scrivendo. Sono convinta che nei sogni la
creatività si liberi in un modo meraviglioso.
La trama del romanzo
Aggredito in un parco cittadino, Flavio si risveglia nella
baracca di una giovane senzatetto, Lyra. Dopo essersi presa cura di lui per
tre giorni, la donna lo manda via in modo brusco.
Tornato a casa, per Flavio nulla è più come prima. Il rapporto
con la fidanzata va a rotoli, mentre crescono la passione e l'ossessione per
la misteriosa Lyra. Indagando, Flavio apprende che a sei anni è scomparsa da
casa senza lasciare tracce. Il suo caso però non è l’unico in città. Negli
ultimi vent’anni, altre sei persone sono sparite nel nulla, e tutte erano
collegate a un noto scrittore
dell’occulto.
Convinto che Lyra sia scappata da una setta, Flavio è deciso a
liberarla dal suo oscuro passato. Ma quando scopre che dietro la sua storia
si cela una verità del tutto diversa, comincia a capire di essere anche lui
una pedina di un gioco più grande, iniziato cinquant’anni prima. Un gioco che
si fa sempre più pericoloso e che lo costringerà a mettere in dubbio tutto
ciò che sa della sua vita e della realtà che lo circonda.
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