Sono una scrittrice esordiente. Sin da giovanissima mi sono cimentata a scrivere racconti. Qui ho trovato uno spazio dove esprimermi, dove postare i miei racconti in attesa del vostro giudizio, ma anche un luogo dove parlare di libri o semplicemente per raccontarvi della mia esperienza come scrittrice; a volte mi permetterò anche di divagare, per fermare un’idea o un momento. Ad ogni modo sarà un luogo dove imparare a scrivere e dove esercitarmi: un taglia e cuci di parole, proprio come un atelier!

mercoledì 20 aprile 2016

È solo questione di marketing

Ci sono libri che vendono centinai di migliaia di copie e quando ti capita di leggerli ti chiedi come mai. Non mi riferisco a quei libri che riscontrano il gusto di massa, che a loro modo, pur essendo piuttosto prevedibili e pieni di stereotipi, concedono al lettore una lettura rilassante e per alcuni versi piacevole. Mi riferisco invece a quei libri che davvero non concedono nulla al lettore, brutti, insignificanti e senza trama.
Un esempio è “Prometto di sbagliare” di Chagas Freitas Pedro. Il libro ha una bella copertina, una quarta avvincente e il risvolto interno della copertina ancora di più, che ti promettono una bella storia coinvolgente di un amore sofferto e clandestino, che era iniziato senza essere mai diventato e che avrebbe potuto riscattarsi a discapito del presente. In realtà, dopo poche pagine, ti accorgi che il libro non manterrà le sue promesse. Capitoli e capitoli di storie d’amore diverse, non legate le une alle altre, con personaggi solo appena accennati. Il libro sembra una raccolta di appunti di storie che potrebbero essere raccontate. Assomiglia un po’ al mio file di appunti per storie future. Una vera delusione. E non solo mia. Mi bastava solo dare retta alle innumerevoli recensioni negative di lettori delusi. Ma forse è stato proprio il fatto che il libro non riscontrasse proprio il favore del pubblico a convincermi all’acquisto. È il libro che fa per me, mi sono detta, perché se la storia non piace vuol dire che è lontana dalle solite storie ed è proprio quello che cerco: una lettura diversa.
È indubbio che non leggerò mai più nulla di questo autore, e probabilmente reagirà allo stesso modo buona parte dei lettori delusi, ma rimane il fatto che ha venduto milioni di copie, perché c’è stato davvero un bel lavoro di marketing a monte. Un bel trailler, una quarta di copertina accattivante, una pubblicità martellante piena di promesse, articoli su riviste e giornali. Se non ci fosse stato tutto questo, sicuramente il libro non avrebbe venduto tanto e non sarebbe nemmeno stato tradotto all’estero, fino ad arrivare nelle librerie italiane (l’autore è portoghese).
Credo che qualunque libro con un piano marketing del genere riuscirebbe a vendere migliaia di copie (anche il mio!?).
Mi sorge spontanea una domanda: ma in base a quale criterio una casa editrice (parlo di quelle grosse) decide di puntare tutta la sua forza promozionale su un titolo, piuttosto che su un altro?

7 commenti:

  1. Bella copertina, in effetti. Però su Amazon ha la media di 2,3 stelle su 5... io non l'avrei preso con quella media. Non l'avrei preso comunque perché non fa parte dei miei gusti quel genere :)
    Comunque il marketing fa molto. Magari l'autore è quotato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ultimamente sto rivedendo molto i generi a cui mi approccio e ho deciso di sperimentare ancora di più le mie letture, in modo da farmi un'idea a tutto tondo. Ma mi tengo lontana da quei libri molto pubblicizzati e che hanno 4/5 stelle di media: di solito mi deludono. Questo era una via di mezzo: molto pubblicizzato ma non amato dalla massa. Farò tesoro di questa esperienza per affinare ulteriormente il mio sesto senso!
      Ho fatto una veloce ricerca sull'autore: ha già pubblicato una ventina di titoli, ma mi sembra che questo sia il primo tradotto in Italia... Forse avranno puntato sul peggiore?

      Elimina
  2. Buongiorno Angélique, ho visitato il blog oggi per la prima volta e ora mi piacerebbe intervenire su questa discussione con una semplice affermazione.
    Io credo che suscitare lo sdegno del lettore, o meglio, della massa di lettori, sia una grande e fruttuosa azione di marketing. Il disprezzo che il pubblico riversa sull'opera attira sempre più gente, anziché allontanarla. Non saprei dire perché.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Benvenuto nel blog. In effetti hai ragione. Si dice infatti: "non importa che se ne parli bene o male, l'importante è che se ne parli"... Probabilmente il fatto di parlarne male suscita comunque un certo interesse nelle persone.

      Elimina
  3. Ho deciso di rispondere anche a questo post, nonostante sia la prima volta sul tuo sito lo trovo interessante come argomento. Premetto che le varianti sono molte, in un mondo in cui la gente che legge è sempre meno e meno abituata a un determinato linguaggio, in cui lo scrittore è carne da macello per le case editrici e il self pubblishing almeno in Italia. Purtroppo i libri spazzatura imperversano, in particolar modo se sei una persona di spicco, già solo grazie al nome vendi indipendentemente dal modo in cui scrivi. Dal mio punto di vista un benemerito "nessuno" dovrebbe in primis crearsi uno stile per differenziarsi dalla massa, fregandosene del resto, perché il vero scrittore si fa amare per ciò che è e non per "vendere" a un determinato target o per scrivere per esso. Secondo creare una campagna a doc pluri direzionale, inoltre investendo tempo e denaro per promuoverlo, come ripeto si potrebbe parlarne per ore. Ho cercato di riassumere in due punti, ma se vuoi sono a disposizione per il lettori delucidazioni.

    RispondiElimina
  4. Perfetto! Sembra proprio che io ti abbia letto nel pensiero. Sono d'accordo con ogni tua parola e il mio post lo dimostra. A me quel libro lo hanno regalato, ma non essere arrivata alla fine mi ha deluso molto: come un'occasione sprecata! Per Freitas di avere conquistato il plauso di una lettrice.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi sbaglierò, ma secondo me Freitas si è giocato un bel po' di lettori...

      Elimina