Sono una scrittrice esordiente. Sin da giovanissima mi sono cimentata a scrivere racconti. Qui ho trovato uno spazio dove esprimermi, dove postare i miei racconti in attesa del vostro giudizio, ma anche un luogo dove parlare di libri o semplicemente per raccontarvi della mia esperienza come scrittrice; a volte mi permetterò anche di divagare, per fermare un’idea o un momento. Ad ogni modo sarà un luogo dove imparare a scrivere e dove esercitarmi: un taglia e cuci di parole, proprio come un atelier!

martedì 31 gennaio 2017

METTERE LA PAROLA FINE AL PROPRIO LAVORO

Mettere la parola fine a un lavoro che ci ha portato via mesi non è facile. Quel lavoro è diventato parte di te, della tua quotidianità. È quasi un figlio. È quello che mi sta capitando con il mio ultimo romanzo. Per molto tempo ho cercato il giusto finale, perché quello che avevo immaginato quando ho iniziato la stesura non era più adeguato. Oserei dire persino banale e probabilmente lo era già in fase di progettazione. Ho così trovato quello giusto e l’ho perfino scritto. Ora mi mancano un paio di capitoli precedenti, per non lasciare un buco. Mi è già capitato di scrivere, senza rispettare l’ordine finale della storia (non quella cronologica, ma quella necessaria per la trama, che si sa ama i feedback e quelle costruzioni lì per creare suspense). Per cui non è questo il problema. Quando ho scritto il capitolo finale sapevo che avevo ancora qualcosa da scrivere. Il fatto è che però mi sono resa conto che mi mancava un minimo sforzo per completare il romanzo e questa consapevolezza mi ha bloccato. Non ho più scritto una parola del romanzo, dedicandomi ad altri progetti, nei quali ho messo meno passione.
Non è blocco dello scrittore, perché so cosa scrivere, il come viene davanti alla tastiera.

Il punto invece è questo: quando una cosa ti appassiona, la senti tua, gli hai dato tutte le tue attenzioni, hai paura di lasciarla andare. Il mio romanzo è lì, semi completo, gli basta poco per prendere la sua strada (lettori beta, revisioni e ricerca di editore) e non me la sento di concluderlo. 

4 commenti:

  1. È difficile staccarsi da una personale creatura, poi arriva il momento di lasciarlo andare e... non è più tuo.
    sinforosa

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    1. Sarà la sindrome da mamma chioccia estesa anche alle mie opere?

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  2. Hai ragione, perché quando il romanzo è in mano ad altri inevitabilmente non è più del tutto nostro, non completamente. Sarà soggetto a critiche, ci sarà chi trova tra le pagine cose che a noi non pareva di aver messo, e sarà finito il tempo lieto della stesura. Sembra una contraddizione, forse anche tu avrai detto qualche volta: "ma quando lo finirò? Non vedo l'ora!" invece...

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    1. In effetti quando leggo i riassunti annessi alle recensioni mi sembra molto spesso che parlino del libro di qualcun altro!

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