Sono una scrittrice esordiente. Sin da giovanissima mi sono cimentata a scrivere racconti. Qui ho trovato uno spazio dove esprimermi, dove postare i miei racconti in attesa del vostro giudizio, ma anche un luogo dove parlare di libri o semplicemente per raccontarvi della mia esperienza come scrittrice; a volte mi permetterò anche di divagare, per fermare un’idea o un momento. Ad ogni modo sarà un luogo dove imparare a scrivere e dove esercitarmi: un taglia e cuci di parole, proprio come un atelier!

domenica 25 ottobre 2015

Al ladro!

Angela Guardò il nome sul display del cellulare prima di rispondere, senza smettere di lavorare. Aveva una consegna urgente ed era in ritardo.
«Ciao.»
«Ciao...» Rispose Diana con voce esitante.
«Cos’è successo?»
«Qualcuno dev’essere entrato in casa mia...»
«Cosa?! Hai avuto i ladri?» Angela aveva smesso di digitare al computer per concentrarsi sull’amica.
«Non proprio...»
«Cosa vuoi dire... hai trovato qualcuno dentro casa?»
«No. Ma qualcuno mi ha rubato il coltello, quello che tengo nello zoccolo, il più grande!»
Angela riprese a lavorare alla sua relazione.
«Lo avrai messo in qualche cassettino.» Disse con voce annoiata.
«No, no. L’ho cercato dappertutto e non l’ho trovato. Sono sicurissima che l’avevo messo dentro allo zoccolo l’ultima volta che l’ho usato.» Diana aveva una voce preoccupata.
«Vedrai che salta fuori quando non lo cerchi...»
«Sarà... ma sono convinta che qualcuno me l’abbia rubato!»
«Chi? La donna delle pulizie che nemmeno hai?»
«Spiritosa...»
«Ah, io spiritosa?! Mi vuoi dire che qualcuno è entrato dentro casa tua, solo per rubarti un coltello? Nemmeno fosse d’oro!»
«Eppure...»
«Tu sei fuori!» Tagliò corto Angela, meravigliandosi delle idee strampalate che a volte aveva la sua amica.

Erano trascorsi solo pochi giorni da quella telefonata tra amiche, quando Diana ricevette una visita.
«Polizia! Apra signora!»
Con il cuore in gola Diana aprì la porta d’ingresso e si trovò davanti due uomini nell’inconfondibile divisa blu.
«Agenti, è successo qualcosa?»
«Può seguirci in commissariato?»
«Di cosa sono accusata?»
Gli agenti non risposero e Diana seguì i due uomini in divisa.
Il Commissario l’attendeva seduto alla sua scrivania di metallo grigio. Chiese conferma alla donna delle sue generalità e poi le chiese: «Dove si trovava due giorni fa a quest’ora?»
«Ero a casa... ma si può sapere cosa succede?»
«Ha qualche testimone che può confermarlo?»
«No... ero sola...»
Allora il Commissario aprì il cassetto alla sua destra e ne estrasse una busta trasparente contenente un coltello con evidenti tracce di sangue.
«Sembra il coltello che mi hanno rubato!» Esclamò sorpresa Diana.
«Che le hanno rubato? Immagino abbia sporto denuncia!» Gli rispose l’uomo con voce divertita.
«Comunque mi conferma che è suo?»
La donna fece un cenno affermativo con il capo.
«Ne è davvero certa?»
«Sì. Vede qui sul manico quella macchia di colore verde? È una macchia di smalto... credevo fosse asciutto e invece ho rovinato il manico del coltello e ho dovuto togliere lo smalto dall’unghia e rimetterlo daccapo...»
Il Commissario, quasi incredulo, sorrise sotto i baffi, felice di aver risolto un caso in così poco tempo.
«Bene. Allora ammette che è suo... potevamo risparmiarci il controllo delle impronte... Lei è in arresto!»
«Come?! Ma con quale accusa? Io non capisco...» Diana si alzò dalla sedia agitata.
«Ma per l’omicidio della signora Giuditta! Ovviamente!»
«Ma io non ho ucciso nessuno! Mi deve credere! Non so nemmeno chi è questa signora!»
Il Commissario si limitò a fare un cenno del capo ad uno degli agenti presenti, che fino ad allora era rimasto immobile in silenzio dietro Diana, per farla accompagnare in cella.

Una settima prima, Stelvio si era introdotto a casa della sua ex moglie, della quale aveva ancora una copia di chiavi. Non aveva toccato nulla, si era limitato ad entrare in cucina e sottrarle il suo coltello preferito: grande e ben affilato.
Indossava i guanti per non lasciare le proprie impronte sull’oggetto e lo aveva riposto dentro un sacchetto di plastica trasparente, di quelli che si usano per conservare i cibi nel congelatore.
Il suo era un piano ben escogitato. Con il coltello aveva sgozzato la sua amante, della quale si era ormai stancato, ma che non voleva sentire ragioni di lasciarlo in pace. Era certo che le accuse sarebbero ricadute direttamente su Diana. Alla polizia non ci sarebbe voluto molto per capire chi fosse la proprietaria dell’arma e trovare il movente: anche dopo tre anni di separazione dal marito, la donna gelosa aveva fatto fuori l’amante del marito.
Poco importava se era stata proprio Diana a scacciare il marito e a chiedere il divorzio.
E non si sbagliava: nessun poliziotto, per quanto bravo, avrebbe cercato un altro colpevole, quando aveva già trovato l’assassino che cercava.

2 commenti:

  1. Sembra l'incipit di una storia lunga. Potresti sfruttarlo per raccontare di più! ;)

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    1. Hai ragione! Potrebbe essere l'invito alla narrazione di come sia stata scagionata Diana.
      Chissà, magari potrebbe essere un progetto su cui lavorerò quando avrò finito il romanzo in corso... ;)

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