giovedì 12 febbraio 2026

Avvistamenti del terzo tipo a Raveo

Raveo (UD), vigilia di ferragosto del 1947.

Luigi Rapuzzi, pittore con lo pseudonimo Johannis, zaino in spalla e piccozza in mano, si addentra, tutto solo, nei suggestivi boschi di faggi e abeti lungo le pendici sud-orientali del monte Col Gentile, in comune di Raveo. Mentre si gode la frescura mattutina, d'un tratto nota, tra gli alberi del bosco, incastrato verticalmente all’interno di una fenditura trasversale di una parete rocciosa, uno strano oggetto a forma di lenticchia, lungo una decina di metri, al cui centro c'è una bassa cupola, sormontata da un’antenna telescopica. Anche il colore ricorda una lenticchia: l'oggetto infatti sembra essere fatto di un metallo rossiccio.

Incuriosito, si avvicina pian piano per osservare meglio e farsi un'idea di quell'insolito manufatto. Si guarda intorno in cerca di qualche altro testimone e scorge due persone di bassa statura; forse due giovanotti. Ma ben presto si rende conto che i due hanno qualcosa di insolito. Si ferma a osservarli.

Non sono semplicemente piccoli: hanno teste grandi, con occhi tondi e sporgenti di una fissità non umana, contornati da una sorta di palpebra circolare; la pelle del viso verdastra; la bocca una linea lunga e sottile simile a quella dei pesci; si muovono lenti e in modo meccanico; indossano una strana tuta attillata di colore nero e azzurro, che sembra fatta con materiale plastico, e in testa hanno una cuffia marrone.

Superato il primo momento di meraviglia, Johannes alza il braccio in segno di saluto, ma in mano stringe ancora la piccozza, che spaventa le due creature. Una di esse si porta rapida la mano alla cintura, da cui si sprigiona una nube che lo avvolge. Il pittore cade a terra semi-paralizzato e lascia la presa della piccozza, subito raccolta dal piccolo essere, con la propria mano verdastra dotata di ben otto dita. Entrambi gli esseri si dirigono verso l'oggetto e in breve scompaiono alla sua vista penetrando al suo interno.

L'oggetto si stacca quindi dalla fenditura, levitando per un attimo in

posizione verticale, poi si inclina leggermente e parte velocemente verso l’alto, scomparendo. Johannes viene sbalzato per la seconda volta a terra a causa del risucchio d'aria provocato dalla fulminea partenza dell'oggetto. Stordito si rialza lentamente e riprende il cammino verso casa. Solo una volta rientrato si rende conto che, oltre alla piccozza, sono scomparse dal suo zaino, come volattilizzate, tutte le cose in alluminio.

Ritornerà sul posto il giorno dopo, in cerca di prove, ma, esclusi pochi segni nel pietrame, non troverà nulla a dimostrazione di quanto gli è accaduto.


ℹ️ In molti hanno espresso dubbi sulla veridicità di questa storia, tanto più che Luigi Rapuzzi, oltre a essere pittore fu anche scrittore di romanzi di fantascienza. Va però detto che nel 1947 non aveva ancora iniziato a scrivere. Inoltre, all'epoca non era ancora esplosa la passione degli UFO e degli innumerevoli avvistamenti.

lunedì 2 febbraio 2026

Il Fischiosauro


Si narra che tanti anni fa, nelle notti primaverili di Timau, un piccolo paesino carnico vicino al confine austriaco, si udisse un fischio acuto e straziante provenire dall'erba alta dalla palude Leint nel borgo Casali Sega, che risuonava nell'aria fino a raggiungere le case. Il fischio durava dal tramonto all'alba, ogni notte di maggio e giugno.

Il fischio non apparteneva ad alcun animale noto. Alcuni testimoni giurarono di aver intravisto un animale simile a un rettile, dagli occhi ardenti come braci, con zampe palmate e munito addirittura di ali dotate di artigli, e dall'odore nauseante di zolfo, strisciare veloce nel fango e nascondersi nell'erba alta o sotto il pelo delle acque della palude.

Fu così che la creatura prese, nell'immaginario collettivo, le sembianze di un drago e venne chiamata FISCHIOSAURO.

La notizia cominciò a circolare, tanto da trovare spazio in un articolo del Corriere della sera del 25 luglio 1954.

Giunsero da ogni parte d'Italia frotte di curiosi, desiderosi di ascoltare in prima persona il fischio e, perchè no, avvistare la creatura.

Gli abitanti però ne avevano molta paura e provarono a eliminarla in tutti i modi. Litri di candeggina e soda furono versati nella palude con l'intento di avvelenare il Fischiosauro, finché non si udì più alcun fischio. Non furono però mai trovati i resti dell'animale. Né mai nessuno riuscì a fotografarlo, consegnandolo così per sempre al mitologia.

Le malelingue affermano che si trattasse semplicemente di una trovata pubblicitaria per attirare turisti.

Realtà o mito, storia vera o inventata, oggi è possibile ammirare una riproduzione in legno del Fischiosauro.